domenica, febbraio 08, 2026

L'appuntamento della carità

Vico Equense, 9 dic. 1948

Mio caro, compio il doloroso ufficio di parteciparti la dipartita del mio unico fratello, medico tisiologo, che 9 anni fa in A. O. era stato assalito da un’ulcera duodenale di natura emorragica da cui è stato schiantato. Aveva 39 anni. In una sua stagione di poesia, al primo universitario, aveva intuito che la sua vita scorreva velocemente e aveva chiesto al Signore di essere da Lui consolato. E il 5 novembre u. s. in una clinica napoletana spirava con un volto di fiamma, mentre il cuore dalla notte precedente gli veniva meno, dopo di aver desiderato ardentemente la divina Grazia e aver ricevuto Gesù con un’ansia non comune. Si addormentò senza rimpianti, dopo essersi segnato di Croce, lasciando che l’Angelo della morte svelasse a noi stessi suoi familiari i tesori di bontà che aveva elargito ai suoi malati, tanti, un popolo che raccontandone le beneficenze nel funerale di trigesimo, si avvicendò per 4 ore all’altare ricevendone la Comunione Eucaristica. Dopo avere esalato l’ultimo respiro, il suo viso s’era atteggiato a sorriso, e così illuminato, il giorno dopo fu deposto nella sepoltura. Poiché è di bontà il suo ricordo, d’una bontà silenziosa e sepolta, io desidero partecipartelo ora, ad oltre un mese dalla sua dipartita, con animo riposato, perché tu te ne possa servire per il tuo lavoro di bene tra gli uomini, che siano buoni, d’una bontà — come Adolfo aveva cantato in quella sua lontana stagione giovanile — «ch’è rassegnata a Dio».

Evidentemente vorrai aiutarmi con la carità del fraterno suffragio per quell’Anima.

aff.mo
Don PINUZZO

Amici, come avrete facilmente indovinato, Don Pinuzzo non è soltanto un soldato di Cristo, ma un poeta. Egli — Don Giuseppe De Simone — è il parroco di Bonea di Vico Equense (Napoli) dove con uno spirito di carità che respira nella grande scia di San Vincenzo de’ Paoli, di Don Bosco, del Cottolengo e di cento e cento altri apostoli, ha saputo creare in Bonea un «Santuario di Santa Maria visita poveri» e altre attività assistenziali che onorano la sua terra.

Cosa poteva chiedere un apostolo, un poeta della Carità? L’offerta più alta, tradotta in suffragi per l’Anima del fratello che lo ha preceduto nell’insegnamento supremo: la buona morte, la morte cristiana.

Nessuno può mancare dunque all’appello così squisitamente spirituale, ed io, indegnamente, vi assicuro che nel dogma consolatore della «Comunione dei Santi» ci ritroveremo tutti come su una lunga strada di luce, sospesa fra cielo e terra, tra fango e stellato, fra muro e volo.

Che se poi qualcuno di voi, a rendere la preghiera meglio accetta al Padre, vorrà accompagnarla col suo obolo per i poveri di Don Pinuzzo, beh...! l’indirizzo è quassù e vi assicuro che si tratta di buona sementa.

Benigno

16 gennaio 1949

domenica, febbraio 01, 2026

L'appuntamento della carità

Cari lettori, molti di voi mi scrivono raccontando le miserie di questa e di quella, enumerando i casi pietosi che si moltiplicano qua e là in un crescendo impressionante: ma i dati sono sempre incompleti ed io mi rattristo di dover restare inerte, quasi fossi insensibile a tante grida di dolore. Taluno prospetta il vecchio progetto della costituzione di un fondo presso il giornale per far fronte alle più urgenti necessità. Ma io ho redatto un avvertimento che è il risultato di un lungo studio e di un grande amore. Mi creda ogni benefattore se affermo che egli deve offrire direttamente al beneficiato: non c’è via di mezzo. Pensi inoltre che la carità deve costare, o non è carità: e non intendo che debba costare di tasca soltanto. È già merito, ma non è tutto, perché la fede senza le opere è morta: e operare vuol dire muoversi, propagare, incitare, svegliare, provocare l’opera altrui. È come un moto propulsore che, partendo dal Cuore di Cristo, si diffonda nelle vene del Corpo mistico a flusso del sangue che scaturì dal divino costato: «Tu mi ferisci ed io ti inondo d’Amore».

Togliamo dunque lavorare insieme, da buoni operai della Vigna? Voi mi segnalate e mi illustrate in poche battute i casi più pietosi che ognuno di noi apprende sol che abbia occhi per guardare intorno a sé e orecchi per intendere, documentandoli coi nomi, cognomi, domicilio e, possibilmente, corredandoli con testimonianze dei parroci: ed io elaboro un «appuntamento della carità» cui il buon cuore del direttore riuscirà a trovare ogni settimana un posticino. Va bene? Ad evitare smarrimenti, come purtroppo talvolta è avvenuto, e per non aggravare il lavoro enorme dell’amministrazione, indirizzate pure al mio domicilio: via S. Alessio, 16 – Roma.

Ed ora ascoltate un atleta di Cristo: Sant’Agostino. Torneremo spesso a lui, amici; è come un balsamo di rugiada che rinfresca l’anima e la memoria: «Di gran valore è la fede, ma assai più la carità.»

«Tolta la fede, svanisce il credere; tolta la carità, svanisce l’operare: poiché dalla fede dipende il credere, dalla carità l’operare. Se credi senza amare, non pensi a operare bene; e se pensi, lo fai da servo e non da figlio, per timore del castigo e non per amore della giustizia. Dunque, ripeto, la fede che santifica l’anima è quella che opera per la carità.

La carità non può rimanere inoperosa: trovami, se puoi, un amore ozioso e inerte. Scelleraggini, malvagità, omicidi, lascivie di ogni genere non sono opera dell’amore? Purifica il tuo amore; volgi a un giardino l’acqua che va a gettarsi dentro una cloaca: gli slanci che esso aveva verso il mondo, li abbia verso l’amore di Dio.

Mangi e digerisci male, se scegli la parola di Dio e non la metti in pratica; poiché non la converti in succo e sangue, ma per la indigestione patisci crudezza e nausea.»

Amici, vi auguro buona digestione.

Benigno

9 gennaio 1949

 

venerdì, gennaio 30, 2026

How to reverse Europe’s free-falling birth rates

In 2023, there were 1.26 million more deaths than births in Europe. This downward trend is set to accelerate, despite immigration. A new paper by the Wilfried Martens Centre for European Studies wonders what we can do to arrest, or even simply slow down this devastating trend.

This year, the population of the EU is projected to peak at 453.3 million. From then on, however, numbers are expected to decline steadily, falling back below 450 million by 2050. That might not seem like much of a decrease, but the population will be much, much older and there will be far fewer children about. (The Iona Institute has just produced a paper of its own drawing attention to similar trends here).

Unlike financial crashes or pandemics, demographic change unfolds slowly and does not produce dramatic moments that force immediate political action. Yet the trend is clear. The difficulty, the report notes, is not a lack of foresight, but a reluctance to act on what we already know.

A central driver of Europe’s low fertility rates, the authors argue, is unplanned childlessness. Many people do not consciously decide against having children. Instead, they keep delaying family formation, only to discover later that they have missed the biological window. The absence of a suitable partner at the right stage of life plays a major role.

Societies that normalise ever-later parenthood quietly increase the risk that many will end up childless not by choice, but by circumstance. In Ireland in the 1980s, the average couple were in their mid-to-late 20s getting married. Now they are in their mid-to-late 30s. That’s if they ever marry at all. Ireland’s marriage rate is now at its lowest ever level.

In this context, the report highlights the importance of stable partnerships, and especially marriage. Across Europe, higher marriage rates, earlier partnership formation and more stable unions are strongly correlated with higher fertility. There is a simple reason for this: if you marry when you’re younger, you will probably have more children. By contrast, societies marked by delayed or fragile relationships tend to have fewer children. The decline in births, therefore, is not simply a matter of money, childcare provision or housing policy, but also of how and when adults form lasting relationships.

Despite this, the report argues that public policy and public culture remain largely silent about marriage, despite its demographic relevance.

Governments readily discuss employment, housing and childcare, yet are reluctant to acknowledge the role of long-term relationships in sustaining birth rates. The authors suggest that marriage and stable family formation should be recognised as socially valuable, instead of being treated as purely private lifestyle choices with no wider consequences.

This diagnosis leads the authors to call for a cultural as well as a policy response. Parenthood and family life, they argue, should be presented in public dialogue in a more positive light, not merely as individual preferences, but as contributions to the common good. Public discourse, media and education should be more open about the consequences of persistently low fertility, from labour shortages and fragile pension systems to increased loneliness and weaker social networks. Families, the paper insists, provide a public good that deserves recognition.

The policy recommendations flow from this perspective. Beyond financial supports, the authors emphasise the importance of earlier family formation, more secure and predictable working conditions, and greater stability in housing, so that young adults can plan their lives with confidence rather than uncertainty. They also stress the need for employment, education and housing systems that do not penalise people for having children sooner rather than later. Finally, the report proposes including topics such as family life, parenthood and fertility alongside financial literacy in secondary school curricula.

The Wilfried Martens Centre for European Studies is the political foundation associated with the European People’s Party, the largest political bloc in Europe, consisting of Christian Democratic and once Christian Democratic parties (like Fine Gael). Its report is a reminder that Europe’s demographic future is neither inevitable nor irreversible, but the time available to shape it is steadily running out. 

domenica, gennaio 25, 2026

L'appuntamento della carità

 Amici «appuntamentisti»,

(dove sono andato a pescare quest’orribile vocabolo? Che importa? Fa per noi), vi avevo promesso che sarei tornato a parlarvi di Badia Prataglia, quel paesino — ricordate? — coi tetti rossi buttati di qua e di là della strada che sale al Passo dei Mandrioli, tra foreste di abeti, faggi e castagni dove ho conosciuto la scorsa estate il parroco Don Carlo Caporali, un giovinette dagli occhi spiritati che si morde l’anima perché non riesce a fare la carità che vorrebbe (a proposito, signori abbienti, avete fatto il vostro dovere per le opere assistenziali di Badia?): ed eccomi a mantenere la parola.

Ricorderete con me il boscaiuolo maestro della «Schola Cantorum», il simpatico troglodita che di giorno ricava dal legno oggetti d’arte e strumenti di lavoro e la notte lavora nei boschi al lume delle torcie. Beh, vi assicuro che a vederlo dirigere una Messa di Requiem o che so io — com’è capitato a me — è un vero godimento. Giuseppe Mulinacci non adopera bacchetta, forse perché pensa che serve soltanto a richiamare l’attenzione dei critici (e lui se ne infischia) o a darsi arie; ma il gesto di quelle mani nobilitate dai calli è ampio, alate come la sua anima; il lampo degli occhi abituati alle tenebre penetra attraverso le spesse lenti nel cuore dei bravi giovinotti — quasi tutti boscaiuoli come lui — del coro intonatissimo, e in tutta la magra persona vibra una commozione che si trasmette all’uditorio come se suscitasse i gemiti e gli alleluia dei grandi alberi secolari sotto cui egli trascorre, chino, le lunghe notti d’inverno per portare un po’ di pane alla famiglia.

Ebbi la ventura di assistere alle prove della «Schola» alla vigilia di una Messa solenne che raccolse nel tempio romanico di Badia una folla enorme di popolo credente (crede persino che può fare il comunista e come faccia a servir Dio e… Lenin non riesco a capire!). Con pochi amici invademmo una sera il presbiterio dalla parte della sagrestia, proditoriamente, e posso dirvi che se non ho pianto di consolazione allo spettacolo di quel gruppo d’operai innamorati di Dio, che cantavano le sue lodi, gli è perché piangeva lacrime di sangue per l’umanità tutta, un Crocifisso così grande da darmi la sensazione che abbracciasse le nostre miserie, compresa la miseria beata di questo poeta della musica e della foresta: Giuseppe Mulinacci, maestro boscaiuolo della «Schola Cantorum» di Badia Prataglia (Arezzo).

Scrivetegli, amici, illuminate con le vostre offerte la sua vita dura; ditegli che con la sua lenisca la dignitosa povertà dei bravi giovani della Scuola e dai monti di Badia scenderà un po’ d’ossigeno e di luce sulle vostre case.

Ve lo assicura
BENIGNO

2 gennaio 1949

mercoledì, gennaio 21, 2026

One in three pregnancies in England now end in abortion

New official figures show that abortions in England and Wales reached a record high in 2023, while the number of births continued to fall. As a result, about one in three pregnancies now ends in abortion.

According to the latest statistics, 278,740 abortions were carried out in England and Wales in 2023, an enormous number. This represents a 10.6pc increase on the previous year and marks the highest number ever recorded. Ten years earlier, in 2013, 190,800 took place.

At the same time, the number of births continued to decline. In 2023 there were 591,072 live births in England and Wales compared with 698,512 in 2013. The decline in births comes despite a growing population, something that is driven almost entirely by immigration.

Comparing the number of terminations with the number of births, we see that there were approximately 47 abortions for every 100 live births. This represents a substantial shift from the previous year, when the figures stood at 37 abortions per 100 live births.

Taken together, these figures mean that England and Wales now have the highest proportions of pregnancies ending in abortion in the Western world.

Scotland has seen a similar overall trend. In 2024 (Scotland’s data is reported a year ahead of England and Wales), there were 18,710 abortions, a 3pc increase on the 18,242 recorded in 2023. Ten years earlier, in 2014, they were 11,787.

While abortion numbers have been rising gradually for over a decade, the most recent data show a sharper increase. One likely explanation is the widespread use of abortion pills. Originally introduced as a temporary measure during the Covid pandemic, the option to take abortion pills at home was made permanent in England and Scotland in 2022. As a result, 72pc of abortions in England and Wales in 2023 took place at home, and 57.1pc in Scotland in 2024.

The England and Wales report also shows that a large proportion of abortions are repeat procedures. In 2023, 42pc of women having an abortion had previously had one or more abortions, up from 37pc ten years earlier.

The breakdown by marital status has remained broadly unchanged. In 2023, 82pc of abortions were carried out on women recorded as ‘single’. Of these, 52pc were unmarried but in a relationship. These proportions have been relatively stable over the past decade. A married woman is vastly less likely to have an abortion than a unmarried woman.

The data also include women travelling from abroad. In 2023, 235 women resident in Ireland had abortions in England, up from 201 the previous year. Among them, 55pc were single, 13pc had previously had an abortion, and 72pc identified their ethnicity as Irish. For 62pc of these women, the abortion was authorised under Ground C (mental or physical health).

In at least 50 cases, the baby was diagnosed with Down Syndrome, up from 37 the year before. However, the true number may be higher, as such diagnoses were underreported in earlier years.

With abortion rates at record highs and births continuing to fall, what will be the UK’s long-term demographic future?

domenica, gennaio 18, 2026

L'appuntameno della carità

Caro Benigno,

è un umile ardente grido di carità che dal mio letto di dolore oso rivolgerle per pregarla di volermi aiutare e farmi aiutare.

Sono un impiegato di banca, dedito fino a ieri al lavoro di ufficio, stimato e benvoluto come ogni persona che assolve scrupolosamente al proprio dovere. Una grave malattia incurabile, rendendomi inabile al lavoro, mi ha costretto a lasciare l’impiego. Per sì atroce destino dall’11 dicembre 1945 languo in un letto, vivendo la mia triste vita fra travagli, sofferenze e nella più grande povertà. Vivevo solamente del mio lavoro e sostenevo anche la mia vecchia ed afflitta mamma, anch’essa tanto malata, che oggi condivide con me tutte le ansie, le angustie e la miseria che terribilmente ci stringe.

Ho esaurito, e da tempo, tutti i miei piccoli risparmi accantonati dal rapporto d’impiego. Sono nella miseria più assoluta e non ho di che procacciarmi il pane e le medicine che mi sono indispensabili. È dinanzi a Lei un povero fratello, afflitto e sventurato, dirò meglio un mendico, che abbisogna di tutto e che a Lei si rivolge per domandare pieno di fiducia, a mezzo Suo, agli uomini di buona volontà, alle anime cristiane, un po’ di aiuto, un po’ di soccorso.

Confido nella Sua bontà.

Dev.mo
Giuseppe D’Addario   
Via Sennino 132/A — Bari

Questo appuntamento merita una nota speciale ed una speciale considerazione. Non so se il caso, la sfortuna o la predilezione di Dio — che permette l’abbandono perché più grande sia la consolazione — hanno ritardato oltre ogni previsione l’appello ai lettori a favore dell’infelice D’Addario, il quale per ben tre volte ha dovuto rinnovare la supplica; il che ha aggravato la sua già critica situazione.

Ho promesso in nome vostro, amici lettori, a questo fratello, che avremmo rimediato con un appuntamento plebiscitario, ed oggi ha replicato implorando per la sua povera mamma un Natale meno triste. E per non perdere tempo, ho incominciato lo stesso: ho dato il via al battito del vostro grande cuore… Ma le mie forze, amici, sono quelle di chi vive alla giornata…

Portate dunque voi un po’ di sole nella casa del fratello D’Addario e fate che quel mattino, mentre gli Angeli annunceranno al mondo la Nascita di Gesù, il vostro nome sia ricordato nel «Gloria» insieme a quello di tutti gli uomini di buona volontà.

BENIGNO

19 dicembre 1948

venerdì, gennaio 16, 2026

Facing death and bereavement in Ireland: why we must plan, talk and care better


A new report by the Irish Hospice Foundation on dying, death and bereavement in Ireland offers a sobering picture of how deeply these experiences already shape Irish society — and how much more central they will become in the years ahead. Death and bereavement are not marginal events affecting only a few; they touch a very large part of the population every year, and their impact is set to grow.

Over 350,000 people are newly bereaved each year, around 6% of the population. At the same time, Ireland’s population is ageing rapidly. Over the next 20 years, the number of people dying each year is projected to increase by about 40%, creating an urgent need for better planning, services and public awareness.

These changes demand proactive policies and sustained investment to ensure that people at the end of life — and their families — receive the care, support and dignity they deserve. This is not only a healthcare issue; it is a social, emotional and moral one.

When people are asked what matters most at the end of life, their answers are strikingly consistent. They want honest communication, to be listened to, to have their wishes respected, and to feel connected to those they love. Yet the reality often falls short of this ideal. Two thirds of people who lost a loved one said that the person had not been told by a medical professional that they were dying. This lack of clear communication can prevent people from preparing emotionally, practically and spiritually, and can leave families shocked, distressed and burdened with unanswered questions.

Where people die also matters deeply. A key aim of good end-of-life care is that a person is supported to die where they wish to be cared for. The National End of Life Survey found that 81% of those whose loved one died in a single hospital room felt they died in the right place, compared with only 51% when this was not the case. Privacy, calm and dignity make a real difference in how death is experienced and remembered.

The demand for palliative care is also rising sharply. In 2026, an estimated 25,669 people will die from an illness requiring palliative care; by 2046 this is projected to increase by more than 50% to over 40,000 people each year. Although palliative services have expanded, significant gaps remain. Some regions, including the Midlands and North East, still do not have an adult hospice. These services must be delivered without further delay, and general palliative care needs to be strengthened across all settings, especially in primary care.

Bereavement does not end at the graveside. It affects people’s mental health, family life and working lives. Yet there is no statutory entitlement to bereavement leave in Ireland. This means that many people must return to work almost immediately after a profound loss. Bereavement should be formally recognised as a significant life event, and statutory bereavement leave should be introduced to ensure that all workers are treated with fairness, compassion and dignity.

As Ireland faces a future with more death, more bereavement and greater need, the response must be honest, humane and collective: better communication, better care, better data, and better support — for the dying, the bereaved, and all of us who will one day stand in their place. 

domenica, gennaio 11, 2026

L'appuntamento della carità

Pisa, 28 luglio 1948.

Caro fratello Benigno, … il caso De Andreis mi ha fatto tornare vivo nella mente il ricordo di un altro caso, che si rivelò a me nel giugno scorso a Roma. Aspettavo un treno nei pressi della stazione di Trastevere e insieme ad una mia amica mi avvicinai alla chiesa dedicata a San Francesco e Santa Caterina. C’era un giovane seduto sul muricciolo in fondo alla scalea; la chiesa era chiusa e allora cominciammo a parlare con questo giovane. Mancava un’ora all’arrivo del treno che attendevamo e in quell’ora conoscemmo per sommi capi la triste storia di questo giovane.

Era, mi pare, della provincia di Cosenza (o Potenza?); aveva lasciato il paese non so per quali motivi e da un anno circa viveva a Roma miseramente. Vendeva del sapone che andava a prendere non so dove e che egli stesso qualificava cattivo. Nell’inverno aveva per la maggior parte dormito all’aperto, rifugiandosi al mattino a San Carlo ai Catinari. Nella stessa chiesa conobbe una buona persona che ebbe compassione di lui e gli procurò un letto al dormitorio Ostiense e quando io lo conobbi egli considerava sua maggior fortuna quella di potersi stendere su quel letto tutte le sere dopo le angosciose giornate. Era macilento, balbuziente, lacero. Mi sembrò però notevolmente intelligente ed istruito.

Le condizioni spirituali erano più penose delle materiali: una fervida aspirazione al bene, un’estrema fiacchezza nel respingere il male: uno stato di gran confusione. Disse che passava ore in chiesa e che poi… bestemmiava; che da anni non si confessava, pur praticando sacerdoti e ricevendone benefici. Da un sacerdote aveva anche avuto un vestito: lo aveva portato in una casa in via del Pellegrino, dove prima dormiva e poi era stato mandato via perché non pagava. Quel vestito non l’aveva più riavuto. Il padre, morto, aveva avuto la vocazione sacerdotale, ma poi vi aveva rinunciato, e da quello che capii, riteneva che questo fatto gravasse come una maledizione sulla sua famiglia.

Al paese aveva la madre e una sorella; non ricordo quel che disse della madre; della sorella disse che aveva sposato e che poi si era divisa dal marito e viveva con la madre. Aggiunse che al paese non voleva tornare; che sarebbe andato volentieri in un convento; che, comunque, desiderava lavorare.

Gli promisi che mi sarei in qualche modo interessata di lui. Dopo pochi giorni tornai qui dove per ora risiedo e spesso il pensiero di quella creatura così sofferente e sbandata mi è tornato nella mente.

Potrebbe fare qualche cosa Lei? Bisognerebbe rintracciarlo. Si chiama Angelo De Nicola, di circa 36 anni. Mi disse che si poteva trovarlo presso il Dormitorio Ostiense (mi dette anche l’indirizzo di via del Pellegrino, dove pare facesse qualche volta recapito, ma non ricordo più il numero) e che tutte le sere era lì sul muricciolo della chiesa, prima di andare al dormitorio.

Insieme alla mia amica cercammo di incoraggiarlo, si intenerì, versò qualche lacrima, disse che si sarebbe confessato e non avrebbe più bestemmiato. Ma poi?

Fratello Benigno, veda di rintracciarlo! Un’altra carità grandissima Le chiedo ora per me: quella di ricordarmi nelle sue preghiere.

Sua sorella in Cristo   
M. B.

Ho molto lavorato, sorella M. B., di telefono e di scarpe per rintracciare il giovane derelitto; ma Lei sa qual è il destino degli uomini nella città tentacolare: … vanno, spinti da chimere vane, divisi e suddivisi a schiere opposte, intesi all’odio e alle percosse così come ci son formiche rosse, così come ci son formiche nere.

Mi sono convinto che quel povero giovane non l’avrei mai rintracciato e allora ho pubblicato la Sua lettera con abbondanza di particolari, nella speranza che qualcuno possa darmi un filo, come Arianna a Teseo. … Chissà! Fra tanti appuntamenti clandestini, chissà che taluno non senta il bisogno di corrispondere a questo, dato in nome della Carità, che è la suprema legge di Cristo. E se la lettera capitasse sotto gli occhi di Angelo De Nicola? Non sarebbe un risultato provvidenziale davvero?

Speriamo dunque, sorella, e non dubiti del mio quotidiano ricordo, per quel che valgono le povere preghiere di

BENIGNO

21 novembre 1948

venerdì, gennaio 09, 2026

Finally an official report rings the alarm bell about falling births

 

new report from the National Economic and Social Council (NESC) warns that Ireland is sleepwalking into a demographic crisis. For the first time, that warning is coming from an important State-funded body.

NESC is an independent advisory body that provides long-term economic, social and environmental policy advice to the Irish Government and the Taoiseach. In its report Building a Virtuous Demographic Cycle, NESC argues that Ireland has already passed “peak baby” and “peak child”. Ireland is experiencing slow but profound changes in its population: fewer babies are being born, and the share of children in the overall population is now beginning to fall.

Birth rates have been declining for years and are now well below replacement. Without careful planning, these shifts will place increasing pressure on public services, social supports and public finances in the decades ahead.

NESC sets out two possible futures. One is a “vicious cycle” in which short-term pressures on housing, services and infrastructure lead policymakers to slow population growth. That would further depress fertility, increase emigration by Irish people, reduce the number of workers and place heavier burdens on public finances, creating a downward spiral that is difficult to reverse.

The alternative is a “virtuous cycle” that treats demographic change as an opportunity, the paper argues. This would mean aligning investment in infrastructure and services with higher population projections, signalling confidence in the future, and building capacity to meet people’s needs. A more balanced age structure and higher participation in the workforce would improve fiscal sustainability, support quality of life and strengthen social cohesion.

To achieve this, the report recommends coordinated action across six areas: long-term fiscal preparation; strategic support for families; proactive migration and integration policies; higher labour force participation; healthcare reform with an emphasis on healthy ageing; and balanced regional development.

Under the “strategic support for families” heading, the report calls for affordable childcare and housing, adequate parental leave, and income and welfare policies that reduce the financial and practical risks of having children.

Notably absent from the report, however, is any mention of the impact of around 10,000 abortions per year on Ireland’s declining birth rate, a silence that is difficult to justify in a report that claims to confront demographic reality of Ireland.

NESC stresses that Ireland has only a short window in which to act.

The report also notes the lack of demographers in Ireland. How are we supposed to study this problem properly if we lack the expertise?

The Resolution Foundation’s New Year Outlook 2026 report reaches a similar conclusion to the NESC report for the UK from a different angle. It suggests that 2026 may be the first year in which deaths exceed births, meaning that natural population growth disappears altogether. With fertility at record lows, future population growth will depend largely on net migration.

Immigration, the report suggests, will become ever more central to sustaining the UK’s population and economy, even as it remains politically contentious as simply bringing in more people does not solve a collapsing birth rate. Large inflows of low-skilled migrants may ease short-term labour shortages, but they do not reverse demographic decline and can become a long-term fiscal burden if they are not able to become sustained net contributors. Demographic renewal cannot be imported; it has to be rebuilt at home.

domenica, gennaio 04, 2026

Ottobre sull'Aventino

È come godere un’altra primavera: e mi diceva ieri un’anima austera, un tantino giansenista, che quando capita di vivere su certe stupefatte plaghe si deve filare su una lama di rasoio, ché passare da un paradiso all’altro sarebbe solenne ingiustizia. Al che obiettai che pazzia invece è considerare un battito di ciglio — qual'è la giornata mortale — sullo stesso piano dell’eternità. Ci mettemmo d’accordo nel sentenziare che quel che conta non è «dove» ma «come» si vive. E seguitammo la peripatetica ottobrata.

Un cielo di seta sembrava annegare a poco a poco fra i giardini chiusi; e con le prime ombre scese dai tetti bassi, dalle finestre ancora socchiuse, dalle terrazze in attesa delle stelle, dagli orti, nacque quel mormorio lieve, quel fruscio lento, quel tinnir discreto che prelude l’ora della cena.

Né notte. È l’ora del Rosario in famiglia. Già: c’è ancora al mondo, c’è in questa Roma cristiana, su questo colle dove le case di Dio sono le case del villaggio, c’è ancora brava gente che si ritrova alla stessa ora davanti all’altare per invocare la Vergine. E non è a dire che siano modesti i templi dove la Madonna dà appuntamento ai suoi fedeli. Santa Sabina — restaurata — ha riaperto le porte in uno sforzo di marmi, di luci e di bellezza che la fanno in tutto degna dell’inizio quaresimale «in capite ieiunii». Santa Prisca ricorda la «ecclesia domestica» di cui fa menzione San Paolo nelle sue lettere e presso la quale avrebbero dimorato e battezzato i principi degli apostoli.

L’organo di Santa Sabina è davvero gaudioso come le sue mura, come le sue colonne. Quello di Santa Prisca è più intimo e discreto. La Vergine non ha preferenze. Fra il tempio di Sant’Anselmo, severo, tutto a picco, abissale, un po’ tetro come il coro dei suoi monaci, e quello di Sant’Alessio, ispirato alla povertà eroica, i templi delle due vergini e martiri — Sabina e Prisca — le fanno degna corona. Non stona in questo ritorno di primavera un po’ triste che accompagna il primo cader delle foglie, il bianco e nero dei domenicani, la mantellina degli agostiniani, come un’ala.

— Lo senti questo profumo di rose? — mi dice l’amico mentre un respiro d’organo s’alza tra convento e campanile.

È il profumo che avverte chiunque reciti con devozione mariana nella cappella dedicata alla Vergine in Santa Sabina. «Rosa Mistica» pronunciano i fedeli: e in qualsivoglia stagione il profumo sale dall’altare e s’espande.

In nessun’altra chiesa l’ho sentito così fresco e soave. È l’alito della Madonna.

BENIGNO

17 ottobre 1948