domenica, aprile 05, 2026

L'appuntamento della carità

 N.B. — 2) Giuseppe D’Addario mi prega di pubblicare:

Cari e buoni fratelli benefattori,

dal mio letto di dolore invio a voi tutti il mio ricordo ed i miei auguri per la Resurrezione.

Che il Signore, nel giorno della Sua gloria, con la Sua infinita misericordia, faccia scendere abbondanti su voi e su tutti i vostri cari i doni della Santa Pasqua.

Il vostro fratello in Cristo,      
GIUSEPPE D’ADDARIO

Via Sennino, 132a – Bari

 

17 aprile 1949


Caro Benigno,

ho sentito il Suo richiamo sull’«Osservatore Romano della Domenica» e, dopo aver aderito a quanto in precedenza segnalato, vengo ora io a segnalarLe il caso pietoso di due fratelli: Mentana e Vallante Pancacci, di Riparbella (Pisa), ciechi entrambi fin dal primo anno di nascita.

Rimasti soli, poiché i genitori sono già morti e una sorella se n’è andata in America, donde non è più tornata, questi due ciechi furono da bambini ricoverati e in seguito rimandati al loro paese natale.

Da quel tempo vivono di carità e delle modeste retribuzioni che i figli di poveri operai corrispondono per le ripetizioni che impartisce loro la cieca Mentana (diplomata maestra elementare).

Il fratello Vallante, invece, che fu sempre malaticcio, non ha mai potuto imparare nulla che potesse confortare la sua notte perenne.

La signorina Mentana Pancacci ha 29 anni; il fratello Vallante ne ha 35. Nulla posseggono.

Raccomando tanto, caro Benigno, questo caso disperato ai buoni che La leggono. La cieca godrebbe un mondo se avesse la possibilità di acquistare una radio, per studiare ancora e poter, attraverso questo nuovo mezzo, alleviare le loro pene.

Accetterebbe molto volentieri di insegnare in qualche Istituto, sia di ciechi che di vedenti, anche come istitutrice in un doposcuola.

La sua parola e la sua speranza nella divina Provvidenza danno tanto coraggio anche a noi, che ci sembra impossibile sia priva della vista. Ma poterle leggere nel cuore!

Non ho parole per descrivere lo squallore della loro mensa e di tutta la casa; Lei certamente mi supplirà in ciò e La ringrazio, anche a nome dei due ciechi.

Obbl.mo
Edoardo SARADINI

Hai detto così bene, caro Saradini, che non vedo proprio come potrei supplirti.

Io sono convinto che, se ognuno di noi rinunciasse una volta al giorno a un boccone del suo pane, la miseria nera scomparirebbe. Ma sì, vai un po’ a proporlo al ricco epulone! Ti ride in faccia.

Non ridono però i miei amici lettori, in nome dei quali ti assicuro che i due fratelli Mentana e Vallante, ciechi su questa terra perché destinati a un’eternità di luce, avranno la loro piccola radio.

E chissà che la signorina Mentana non avrà anche il suo posticino d’insegnante?

Non sono ricchi i miei amici lettori, e perciò hanno un cuore grande così...

Quanto al ricco epulone, che ebbe il cuore di sasso, beh, non vorrei trovarmi al suo posto, anche se dovessi restare quaggiù a godermela mille anni.

BENIGNO

N.B. — Debbo avvertire che, senza l’esplicita garanzia dei parroci, non posso prendere in esame nessun caso, anche il più disperato.

La segnalazione del Saradini è accompagnata dalla conferma del sacerdote Don Giuseppe Del Bravo, pievano di Riparbella (Pisa).


24 aprile 1949

venerdì, aprile 03, 2026

domenica, marzo 29, 2026

L'appuntamento della carità

NAPOLI, 16-1-’49

Caro Benigno,

scusami del tu cristiano e della carta… non epistolare.

Vivacemente, cristianamente ti prego di interessarti al caso pietosissimo di un ragioniere, epurato per motivi politici, oggi misero e derelitto. Ripudiato dalla vita civile dopo gli avvenimenti dell’aprile 1945, attende ogni giorno il pane per sé, sua moglie e i bambini. Religioso, pieno di fede, accetta in pudico silenzio la sua miseria.

Nulla più in suppellettili in casa. Nulla, alla lettera. Una pia suora, piangendo, mi ha raccontato il fatto. Io non posso proprio nulla; tanto è vero che ho scritto al Santo Padre per un impiego per me. Tuttavia cercherò di fare quel che posso, memore di ciò che sulla carità dice Sant’Agostino, come tu hai stampato sull’«Osservatore» domenicale.

Ha bisogno di tutto: medicine, viveri, denaro, biancheria. Prima di ridursi così ha venduto tutto per non disturbare nessuno.

«Dice San Carlo Borromeo che la migliore carità è quella di far lavorare».

Fa’ qualcosa di duraturo, continuativo per lui. Segnalalo alla Pontificia Commissione di Assistenza. «Inizia una sottoscrizione». Insomma, quel poverino attende qualcosa che lo sfami e gli dia un po’ di pace.

L’indirizzo è:

Rag. Giuseppe Romano         
Vico Baglivo Uries, 42 – Napoli.

Tanti ringraziamenti e saluti in Corde Jesu dal tuo fedele «osservatorista»

PIETRO IMPERIO       
Via Canale a Montecalvario, 42 – Napoli.

 

Questa supplica è regolarmente corredata dal certificato del parroco Antonio Stella (Parrocchia S. Giorgio dei Genovesi) e mi ha fatto ricordare il «qui si parrà la tua nobilitate» di dantesca memoria, che giro senz’altro agli amici lettori.

Ho già detto che la carità cristiana non ha mai chiesto al fratello la tessera o la razza. Dovrei anzi esprimere più ampiamente un mio modesto avviso in merito a «quegli» avvenimenti.

Oggi è estremamente pericoloso indagare sul colore e sui distintivi portati all’occhiello. Quel che conta è la buona fede. Comunque, da tempo m’interessa sapere se si tratta di galantuomini o di ribaldi.

Che ne dite, amici?

Giuseppe Romano è un galantuomo e perciò merita il vostro aiuto. Se poi la P. C. A. vuole intervenire, meglio ancora.

Amici di Napoli, nessuno di voi può offrire direttamente o indirettamente lavoro al povero diseredato? Coraggio! Sarebbe una gran gioia per me sapere un giorno che il fratello Romano ha trovato da sistemarsi.

Mi darete questa consolazione?

Io di duraturo non so offrire che le mie preghiere. La lettera, come vedete, è di vecchia data, e il caso è urgente.

BENIGNO

N.B. — Segnalo inoltre a chi ha la possibilità di sistemarlo Lucidi Giacomo, attualmente sfollato presso la Scuola Armando Diaz (Via Acireale, 14 – Lequile, Lecce) dopo una dolorosa odissea.

Si tratta di un aggiustatore meccanico di precisione, già in servizio nella Direzione di Artiglieria di Tripoli.

3 aprile 1949

sabato, marzo 28, 2026

Scottish parliament votes against ‘assisting dying’


On 17th March, a Bill to legalise assisted dying in Scotland was rejected at its final parliamentary stage by 69 votes to 57, with one abstention and two members not voting.

Twelve MSPs changed their position since the first vote in May last year, many of them influenced by evidence from palliative care specialists, who argued that good end-of-life care reduces the demand for assisted dying.

In its final form, the Bill limited assisted dying to mentally competent adults resident in Scotland with a terminal illness, who made a voluntary and informed request free from coercion, verified by at least two doctors. The person would have had to administer the life-ending medication themselves; direct euthanasia, involving a doctor administering the substance, was not permitted.

Over time, the debate shifted from the abstract question—“should this be considered?”—to a more practical one: “is this workable and safe enough to enact?” Some MSPs who supported the principle were ultimately not convinced that the proposed safeguards were sufficiently robust or effective.

A recurring concern was not only the risk of explicit coercion, but the more subtle possibility that individuals might feel pressure because they are ill, dependent, costly to care for, or perceive themselves as a burden. The committee’s Stage 1 report had already highlighted safeguards as an area requiring strengthening, and warned that eligibility criteria might, over time, be challenged and widened.

Concerns were also raised about the protection and role clarity of healthcare professionals. The British Geriatrics Society, for example, wrote to MSPs ahead of the final vote, stating that the Bill did not contain adequate safeguards to protect older people and failed to sufficiently protect healthcare professionals who do not wish to participate.

Those MSPs who changed their position came from across the political spectrum (five Conservatives, four SNP, and three Labour), underlining that this was not a party-political issue.

The Scottish National Party did not impose a party whip, treating the vote as a matter of conscience. In the final division, SNP MSPs voted 37 in favour and 22 against, while the Health Secretary, Neil Gray, abstained.

The SNP leader and First Minister, John Swinney, voted against the Bill. He stated: “I am concerned that it will fundamentally change the relationship between patients and doctors in a detrimental way. I am concerned that vulnerable individuals in our society, who may feel that they are a burden to their loved ones or to society, may opt to end their life prematurely. And lastly, I am concerned that the legislation will not protect us from the scope of this legislation being extended, and I think that would be regrettable.”

His predecessor, Humza Yousaf, had also opposed assisted dying during his time as First Minister. Likewise, former First Minister Nicola Sturgeon expressed similar concerns, warning that what is presented as a “right to die” could, for some, become “a duty to die”.

Likewise, former First Minister Nicola Sturgeon expressed similar concerns. “The issue that most concerns me is a situation where somebody, even if it is a small number of people, feels an internal pressure to exercise a right to die. It becomes not a right to die, but a duty to die”, she said to Sky News.

This outcome in Scotland comes at a time when similar proposals in England and Wales have also struggled to secure parliamentary approval, encountering significant resistance, particularly in the British House of Lords. In a society as secular and multicultural as the United Kingdom, such decisions suggest that concerns about safeguarding the vulnerable and preserving the integrity of medical care continue to carry weight across political and cultural divides. There is reason to hope that Irish policymakers, too, will approach the issue with similar prudence, resisting pressure from lobby groups and upholding a commitment to the protection of human life and dignity.

domenica, marzo 22, 2026

L'appuntamento della carità

Da Vittoria (Sicilia), 18 dic. 1948

A Benigno dell’Osservatore Romano della Domenica.

Ora ho addensato le mie energie, lasciatemi libere dall’estenuante lavoro scolastico, in una popolazione studentesca tralignata, per far prosperare l’Istituto di cui v’è il titolo in questi fogli.

(Si tratta dell’«Istituto Cuore Immacolato di Maria per l’assistenza ai fanciulli della strada», Vittoria – Sicilia – Via Garibaldi, 273).

Una singolare giovane Suora, d’alta cultura e prodigiosa missionaria — Suor Maria Liliana Toselli, milanese, Madre Generale e fondatrice di una Congregazione d’Azione Cattolica — nel suo mirabile slancio di carità vuole dotare Vittoria di un Istituto atto ad elevare, con puri e generosi concetti cristiani e sociali, i fanciulli del popolo — tristemente travolto dall’indigenza e dalla semplicità — ed anche i fanciulli della classe media che abbiano più penosamente risentito quel collasso morale del dopoguerra, delle carenze fisiologiche determinate da privazioni e da povertà, e soprattutto dal turbamento spirituale e politico che sconvolge l’anima nazionale.

Attorno a questa mirabile Suora ci siamo serrati in gruppo volonteroso formando un Comitato organizzatore per appoggiare fervidamente la sua iniziativa.

Disponiamo già di un piccolo edificio antico, che dovrà divenire il nucleo dell’Istituto di assistenza pratica e spirituale.

Ci adoperiamo con ogni slancio fraterno, pietoso ed ansioso di bene per procacciare appoggi, aiuti, concorsi e solidarietà generosa e fidente.

A questo fine, a nome del Comitato, Le faccio istanza onde voglia concedere il Suo prezioso appoggio per dischiuderci e propiziarci concorsi e contributi tangibili di Enti, Ministeri, Opere caritative nazionali e straniere — specie di contributi parrocchiali di cattolici esteri — affinché il nostro compito arduo e massiccio possa ricevere un impulso rasserenante, largo, fraternamente gioioso.

Le nostre referenze si possono assumere presso S. E. l’Arcivescovo di Siracusa ed anche presso il Vicario Foraneo, Arciprete di Vittoria, R.mo Raffaele Cassibba.

La coadiutrice segretaria      
NERINA VICH

 

Oltre che rivolgermi al cuore degli amici lettori, richiamo l’attenzione particolare di quegli Enti nominati dall’ottima coadiutrice, che hanno il dovere di aiutare il nascente Istituto di Suor Maria Liliana Toselli, cui vanno indirizzate le offerte.

Bonificare l’infanzia — d’anima e di corpo — equivale a rinnovare l’umanità.

Il sogno è grandioso. Io non dubito che l’appello trovi buon terreno di semina e di fioritura.

BENIGNO

 

30 marzo 1949

domenica, marzo 15, 2026

L'appuntamento della carità

Caro Benigno,

ieri mi ha scritto da Pachino un mio conoscente: un giovane operaio che verso la fine del ’46 ha avuto un infortunio sul lavoro cadendo dal ponte di una casa in costruzione; ne uscì con una gamba malconcia.

In un primo tempo fu ricoverato all’ospedale civile di Siracusa. Dopo quattro mesi ne è uscito senza alcun miglioramento. In passato ha fatto anche delle cure, ma ora mi informa che le sue condizioni non migliorano; anzi, da cinque mesi è a letto perché non ha potuto fare la cura necessaria per mancanza di mezzi.

L’I.N.A.I.L. avrebbe potuto provvedere a tutto, ma non era assicurato e qualsiasi domanda di assistenza gli viene respinta. Così, nonché curarsi, non può sfamarsi neppure.

Intanto ha bisogno di streptomicina, calcio, vitamine e altro; deve invece assistere — impotente — a un lento processo di decalcificazione e di progressivo indebolimento, tanto da ridursi nel fondo di un letto.

È sposato con due figli in tenera età e con una sorella a carico. Si chiama GENOVESI CORRADO, abitante in Pachino (Siracusa), in via dei Medici, 16.

N.B. — Io che scrivo mi trovo in Seminario a Siracusa, alunno del terzo corso di teologia: mi è quindi impossibile, almeno per il momento, inviarLe la testimonianza del parroco che si trova a Pachino. Se vuole avere la bontà di crederci ugualmente e farne un «Appuntamento», gliene sarò grato, e molto più il beneficato, che potrà essere sollevato un poco dal suo dolore e dalla sua miseria.

Nel libro Sacerdoti e laici nel secolo XX del dott. Bruers ho letto questa frase, a proposito della carità:
«Iddio ha posto fra Sé e noi i poveri, per fare di noi dei beneficati».

Non so se la citazione sia esatta; ad ogni modo è sempre vero che chi dà riceve sempre, se non altro la gioia di avere aiutato un fratello (che non è un beneficio da poco). Lo dica ai lettori dei Suoi «Appuntamenti».

Accolito Giovanni Accetta

 

Caro Accetta,

come vedi io lo dico; ma tu mettimi in grado di raccomandare, con l’appoggio dei parroci, i casi davvero pietosi come questo dell’operaio Genovesi, che i buoni si faranno in quattro per sollevare dal suo letto di dolore.

Perché i nostri lettori, fedeli alla dottrina del Maestro, non chiederanno mai ai lavoratori che si valgono di queste colonne la tessera o la razza, ma un fiore meraviglioso che odora di paradiso, un fiore da cogliere nei giardini della carità e offrire al Dio Crocifisso.

Bruers se ne intende.

Stai certo dunque che Corrado Genovesi riceverà, attraverso i fratelli ignoti e lontani, la visita di Gesù. Io conosco il cuore dei miei lettori.


BENIGNO

13 marzo 1949

sabato, marzo 14, 2026

Buon compleanno ad Auro d'Alba, qui ritratto da Ivo Pannaggi su L'Almanacco Enciclopedico del Popolo d'Italia, 1928.



 

domenica, marzo 08, 2026

L'appuntamento della carità

È arrivato all’amministrazione del giornale, a mezzo c.c.p., un versamento di L. 5256, accompagnato dalla seguente causale: «Abbiamo letto sull’“Osservatore Romano della Domenica” n. 51 il pietoso caso dell’amico D'Addario. Con fraterno e cristiano affetto inviamo questa piccola somma unita alla assicurazione delle nostre preghiere per lo sventurato amico. »

p. Un piccolo gruppo di operaie Lessonesi – Zoccola Giannina vedova Grosso, Lessona Biellese.

Amici, sarò un sentimentalone impenitente (e Dio mi mantenga tale), ma questa breve nota, stilata alla buona, col cuore in mano, alla vigilia dell’Epifania, vale per me — e deve valere per tutti i fratelli in Cristo — come un inno sacro o una preghiera.

Ho ricostruito con l’immaginazione la scena ed ho visto Giannina correre di qua e di là per lo stabilimento col nostro giornale, e mostrarlo alle amiche buone. Certo, una giovinezza inerte come quella del povero D’Addario, con la vecchia mamma malata a carico, costretto a vivere nel fondo di un lettuccio misero, senza possibilità di curarsi, deve aver fatto battere di pietà il cuore generoso delle operaie di Cristo, le quali sanno che Marta fece bene, sì, ad occuparsi delle faccende di casa, ma meglio fece Maria, che non perse una parola del Maestro, feconda di Grazia. Fece meglio Maria, ché non è da credere, come credono molti, che trascurasse le cose di questo mondo. Gli è che di fronte alla presenza di Gesù ebbe così fine intuito da rimandarne il disbrigo. E il Maestro la lodò, mentre rimproverò dolcemente Marta.

Le brave operaie lessonesi han fatto qualcosa di più; hanno ascoltato le parole del Cristo: «Beati i misericordiosi» mentre accudivano al quotidiano lavoro, perché sanno che il lavoro eseguito in purità di spirito diventa preghiera: e la preghiera, a sua volta, è sempre ricca di opere di bene.

Ho pensato che un filo invisibile, un filo che parte dal dogma della «Comunione dei Santi» può completare il quadro evangelico di questa carità esercitata fra poveri, e però più che mai bene accetta al Signore.

Amici, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere il piccolo gruppo delle operaie lessonesi perché siano di monito ed esempio ad eventuali «compagne» fuorviate.

«Ora et labora»: è questo un appuntamento cui presiede Gesù.

Tre avvertimenti:

  1. Gli amici lettori non mi addolorino chiedendomi... la luna, cioè la sistemazione di operai o intellettuali disoccupati.
  2. I beneficati ringrazino direttamente i benefattori. Fa sempre piacere sapere che all’appuntamento — ci si è effettivamente trovati in due.
  3. «Repetita iuvant»: spedire sempre le offerte direttamente ai fratelli da beneficare.

 

BENIGNO

27 febbraio 1949

sabato, marzo 07, 2026

A quiet revival? Adult baptisms and an unexpected religious trend


For many years the dominant narrative about religion in the West has been one of steady decline. Church attendance has fallen, fewer children are baptised, and in several countries the proportion of people describing themselves as religious has decreased sharply. In places such as Ireland, France, Belgium and the Netherlands, the weakening of traditional religious culture has been widely documented.

Yet alongside this well-known story, a quieter and less noticed development has begun to appear. In a growing number of Catholic dioceses across Europe, North America and beyond, more adults are asking to be baptised or received into the Church. The numbers remain modest in national terms, but the pattern has become visible enough to attract attention.

Some commentators have begun to speak of a “quiet revival.” The phrase is meant to capture a paradox. Conventional indicators of religious vitality, such as Mass attendance, infant baptisms, or religious identification, often continue to decline. Yet at the same time, a new form of religious engagement seems to be emerging: adults consciously choosing to enter the Church.

Recent reports illustrate how geographically widespread this phenomenon appears to be. France has attracted particular attention because of the scale of the increase. The country recorded more than 10,000 adult baptisms in 2025, the highest number ever observed. When adolescents are included, nearly 18,000 catechumens were baptised at Easter that year. Belgium has seen adult baptisms roughly triple over the past decade, while the Netherlands has reported steady increases despite being one of Europe’s most secular societies.

Ireland has also begun to see signs of the trend. In the Archdiocese of Dublin, for example, the number of adults preparing for baptism or reception into the Church has grown sharply in recent years. Only a few years ago the figures were in the teens; today they exceed one hundred. Although the numbers remain small relative to the population, the growth is large enough to be noticeable within parish life.

Similar developments are being reported elsewhere. In England several dioceses have recently celebrated the largest Rite of Election ceremonies in fifteen years or more. In the United States, a number of dioceses have reported striking increases in the number of catechumens and candidates preparing for Easter. In some places the numbers have risen by around 20 to 50 per cent compared with the previous year, while in others the growth since the early 2020s has been even more pronounced. Australia has seen comparable developments: in the Archdiocese of Brisbane, for instance, the number of participants in the Rite of Election has almost doubled in a single year.

The pattern extends beyond the Western world. In Singapore, the Catholic Church expects roughly 1,250 new Catholics to be baptised or received at Easter, reflecting a steady rise in recent years. When a similar development appears simultaneously in such different regions, it becomes difficult to attribute it simply to local circumstances.

One of the most intriguing aspects of the trend is the age profile of the converts. In France the largest group of adult catechumens is now between 18 and 25 years old. Many come from families with little or no religious practice. They are not returning to a faith they inherited; rather, they are discovering it for the first time.

This helps explain a paradox that has become increasingly visible in countries such as France. The decline of cultural Christianity and the weakening of religion as a social inheritance may actually create the conditions for more adult conversions. In earlier generations most people were baptised as infants, whether or not they would later practise the faith. Religion was embedded in the culture and transmitted automatically through family and community. Today that cultural framework has largely disappeared. As a result, a growing proportion of adults reach maturity without ever having been baptised at all.

This means that the potential pool of adult catechumens is much larger than it once was. When religion ceases to be something inherited, those who become believers must do so deliberately. The decline of cultural Christianity therefore produces an unexpected effect: fewer automatic baptisms, but potentially more intentional conversions later in life. In this sense, the rise in adult baptisms may not contradict secularisation so much as represent a new stage within it.

It is important, however, to keep the phenomenon in perspective. Even where adult baptisms are increasing rapidly, they remain small in comparison with national populations. They do not reverse the broader trend of declining religious affiliation. The rise in adult baptisms should not be interpreted as a dramatic religious revival.

Yet statistics alone do not capture the whole picture. At the level of parish life, even a modest group of catechumens can make a noticeable difference. Priests often remark that a handful of adults preparing for baptism can transform the atmosphere of a parish. New converts frequently bring enthusiasm, curiosity and a willingness to ask questions that long-time parishioners may take for granted. In communities where religious practice has weakened, such groups can be a source of encouragement.

Another possible explanation for the timing of the surge has received surprisingly little attention: the Covid-19 pandemic. During the pandemic years churches across much of the world were closed or severely restricted. Catechetical programmes were interrupted, and many sacramental celebrations, including baptisms and confirmations, were postponed.

For adults preparing to enter the Church, the disruption could be significant. The catechumenate normally involves a process of formation that may last two or three years. When lockdowns interrupted parish life, many candidates were unable to complete that process at the expected time. Once normal church life resumed, several cohorts of catechumens may have finished their preparation simultaneously. From a statistical point of view, this would naturally produce a temporary surge in baptisms.

There may also have been a second effect. The pandemic was a period of uncertainty, isolation and heightened awareness of mortality. For some people it prompted deeper reflection about meaning, faith and community. It is therefore plausible that a number of individuals began exploring religion during that time.

What is striking is that many commentators have largely ignored or underplayed the role of Covid in explaining the recent increase. Most articles focus instead on broader cultural or spiritual factors. Yet the pandemic explanation is both simple and compelling. It helps to explain why the rise in adult baptisms appears particularly pronounced in the years immediately following the reopening of churches.

If this interpretation is correct, part of the current surge may prove temporary. As the backlog of delayed catechumens works its way through the system, the numbers could stabilise in the coming years. Nevertheless, the deeper pattern may persist: religion becoming less a matter of cultural inheritance and more a matter of conscious choice.

For now, the rise in adult baptisms remains a phenomenon that deserves careful attention. Even if the numbers are modest, they reveal something important about the changing nature of religious belief in contemporary society. In an age often described as secular, the search for faith has not disappeared. Instead, it may simply be taking a quieter, more deliberate form.

domenica, marzo 01, 2026

L'appuntamento della carità

Il commento, stavolta, deve precedere e seguire l’appuntamento perché questo è così impellente, così angosciato che gronda lacrime e sangue. Vi confesso, amici, che ho letto quanto segue con una stretta al cuore — io che di ferite ne ho dovuto curare più d’una, e profonde — tanto da pensare che Carlo Levi ebbe forse ragione d’intitolare quel suo bel libro, non sempre buono, d’un realismo crudo e spesso truculento: «Cristo si è fermato ad Eboli». Tutti i casi più pietosi, compreso il caso D’Addario, impallidiscono di fronte a quelli segnalati dal PARROCO SABATO M. CORVINO di SIANO (SALERNO) c.c.p. 6-2362, impegnato come un manovale di Cristo, senza calce e mattoni, nella costruzione di una... di là da venire «Casa della Carità per i poveri vecchi infermi». Con quattro palpitanti esempi di miseria... nera questo povero prete diventa più efficace di un consumato scrittore, tanto può la verità sulla letteratura.

SIANO, 12 gennaio 1949       
Caro Sig. Benigno, burla anche questa?! Spero di no! Ho letto il Suo «Appuntamento della Carità» sull’«Osservatore Romano della Domenica» del 9 gennaio. È così! E chi può pensarla diversamente? Sono prete da 38 anni ed ho sempre lavorato e vissuto tra la povera gente. Raccolgo in casa mia una diecina di vecchierelli abbandonati, mentre sono impegnato nella costruzione di una apposita Casa. La parrocchia è poverissima, numerosa di oltre 6000 abitanti, in territorio ristretto. Non vi sono benestanti che pochissimi; quasi tutti lavoratori, senza lavoro. Non vi è industria né fabbrica alcuna.

Le segnalo quattro tra i casi più disperati e pietosi:

  1. Una famiglia di nove persone: il padre DI BENEDETTO VINCENZO fu Gaetano (Via Casa Leo, Siano) fuggito di casa per disperazione da circa otto mesi (neppure la Questura sa dove sia), moglie con sette figli, sola, senza alcuna risorsa. La prima figlia di 16 anni ha dato alla luce un figlio illegittimo. Un figlio di 13 anni è impazzito ed è ricoverato nel manicomio di Nocera Inferiore. Nell’umido freddo tugurio in cui si annidano, manca tutto fuorché la desolazione.
  2. Un vecchio: TIBERIO ANTONIO fu Nunziante (Vico Donnarumma) ebbe ben 19 figli, ora tutti morti. Alla vecchia moglie fu tolta la misera paga di 700 lire mensili. Ha 80 anni e dorme in una specie di tucul come una bestiola e nella disperazione maledice gli uomini.
  3. La famiglia di DOMENICO DI BENEDETTO, soprannominato Falatello (Via Roma): padre impazzito; figli, moglie e nonni languiscono nella più desolante miseria: cinque figli scalzi, quasi nudi, sprovvisti di tutto, certo votati tutti alla T.B.C.
  4. RINALDI GAETANELLA fu Nunziante (Vico Arno) vecchia pure di 80 anni: vive in un immondo porcile, priva di tutto, immobilizzata per un cancro purulento; soffre dolori e abbandoni crudelissimi; nessuno si avvicina a lei per paura d’infezione.

Povero me! In questo secolo di progresso... e di carità, con questi quadri vergognosi, si osa parlare di diritti dell’uomo... E dei poveri vecchi dei nostri abbandonati paesi, senza ricovero, senza case, senza un pronto soccorso, con una sempre crescente popolazione, chi avrà cura? Ci vuole venire Lei incontro con un aiuto? Amen! Amen utinam! In ansiosa attesa. Un abbraccio fraterno.

Parroco Sabato M. Corvino   
Casa della Carità       
Siano (Salerno), c.c.p. 6-2362

Amici, avete notato l’amarezza e l’ironia che traspaiono da questa lettera? (Io d’amarezza ne so qualcosa e l’ho offerta a Dio che tutto vede e sa). È un quadro di miseria che fa cascare le braccia, qualcosa di apocalittico che fa torcere lo sguardo e ferma il boccone in gola. Incitarvi? So che è superfluo perché conosco il vostro cuore. Debbo, anzi, ringraziarvi oggi a nome del sacerdote Carlo Caporali di Badia Prataglia (Arezzo) per la vostra generosità, che per questo nuovo appuntamento fiorirà — sono certo — irresistibile. Ora il problema è questo: a chi mandare il vostro obolo? Alle quattro famiglie di tribolati o al parroco? Fate quel che il Signore vi ispira. La Sua misericordia, lo sapete, ha sì grandi braccia...

BENIGNO

6 febbraio 1949