Caro Benigno, le tue parole: «Portate un po’ di sole nella casa del fratello D’Addario» mi hanno profondamente commosso. Fino ad oggi son mancato sempre ai tuoi «appuntamenti della carità». Ho preferito mandare i miei risparmi, frutto di lavoro, alle Missioni ed ai figli dei carcerati, ma avrei potuto anche rispondere ai tuoi appelli. Che vuoi, caro Benigno, sono cristiano di nome. I primi cristiani certo non facevano così.
In
questo momento un bel ritratto si presenta ai miei occhi: in contrasto alla mia
avarizia io vedo il santo Cardinale Dusmet da Catania, che non avendo più che
dare ai poveri, perché aveva dato anche la camicia, impegna l’anello al Monte
di Pietà.
Ma
da oggi cercherò di rispondere, per quanto posso, ai tuoi appelli, sebbene con
modestissime offerte, perché i miei prediletti saranno i missionari.
Ed
ora anch’io ti chiedo un po’ di carità, e cioè che mi raccomandi al Bambino
Gesù ed alla Mamma sua e nostra affinché sia fatto degno di soffrire e lavorare
per la gloria di Dio e la salute delle anime.
Furnò
Giovanni
Manicomio Giudiziario - Barcellona
Pozzo
di Botto
Messina
Dove
si possono cogliere tre fiori di alta spiritualità: 1° In qualsiasi luogo dove
si soffre, il volto umano e divino del Cristo è presente; 2° I nostri
appuntamenti, a furia di battere, si fanno aprire porte… sbarrate in partenza;
3° Sono quasi sempre le figure insigni della Chiesa, i suoi Principi
perseguitati e derisi dai mentecatti dello spirito a dare esempi irresistibili
di Carità.
Caro
Furnò, io ti dico che quando s’è arrivati a sollecitare le preghiere dei
fratelli perché Gesù ci faccia soffrire e lavorare per la gloria di Dio e la
salvezza delle anime, vuol dire che si procede verso la santità.
Come
dovrebbe ogni cristiano di fatto.
Benigno
N.B.
— Il fratello D’Addario ringrazia a mio mezzo e prega per tutti coloro che
portarono un po’ di sole nella sua casa riscaldata dal fuoco della Carità.
30
gennaio 1949




