domenica, giugno 28, 2026

L'appuntamento della carità

 

Ecco un altro caso che non abbisogna di garanzie parrocchiali o di segnalazioni pietose. Lo sto vivendo io stesso perché conosco da lungo tempo le disgrazie che devastano l’esistenza di PADRONI GIUSEPPINA – Via Marchesi, fabbricato B, Genio Civile – Parma.

Il marito, dopo aver preso parte alle dure vicende guerresche dell’ultimo ventennio, stabilitosi in Asmara, fu fatto prigioniero e trascinò per anni la vita nei campi di concentramento.

Rientrato in patria nel 1945, trovò la casa distrutta e la moglie con le due bambine, miracolosamente superstiti, ma prive di tutto. Le sofferenze gli avevano spossato il cuore. Con gli stenti cominciarono le malattie insidiose. Una bambina è colpita da paralisi infantile, la moglie da pleurite. Egli stesso, dopo aver lottato col male, giace dallo scorso dicembre in un letto d’ospedale per pleurite con versamento ed infiltrazione polmonare.

Amici lettori, voi capite dove si va a finire se non intervenite. La bambina ha assoluto bisogno di un busto ortopedico e i due coniugi di una costante supernutrizione. Intanto i debiti li soffocano: nessuno vuol più far credito a questi paria che si sono rivolti a me...

Ma che posso fare io senza di voi?

Farete voi morire d’inedia un buon soldato, due piccole infelici e una madre sventurata?

Io credo fermamente di no. Ed ho promesso che interverrete.

Benigno

10 luglio 1949

domenica, giugno 21, 2026

L'appuntamento della carità

 Signor Benigno,

il Suo Appuntamento della Carità, se fosse letto e meditato attentamente da tutti i cattolici d’Italia, risolverebbe tante ingiustizie sociali senza ricorrere a rivoluzioni inconcludenti. Il Vangelo è l’unica fonte di benessere per l’umanità.

Riferendomi ai casi da Lei segnalati, La informo che ho aperto un piccolo Villaggio del Fanciullo in Sannicandro di Bari, dove accoglierei con immensa gioia qualcuno dei ragazzi che si trova nelle condizioni più pietose.

Se vuole, può senz’altro scrivermi al seguente indirizzo:

Sacerdote Nicola Guglielmi
Sannicandro di Bari


Prendano subito contatto con Don Guglielmi tutti coloro che mi hanno scritto per sistemare in qualche filantropico Istituto bambini che non hanno padre.

Gli scriva il rag. Giuseppe Romano, che ha la moglie tubercolotica e i figli abbandonati — mi auguro — alla carità senza più «distinguo», ma semplicemente cristiana.

E gli scriva il reverendo Lorenzo Piras, parroco di Flussio (Nuoro), che mi chiede di sistemare i figli di una povera deficiente (Unali Giovanna, Franco e Civita) con una lettera che gronda lacrime e che mi riprometto di pubblicare per intero.

Quanto a «rivoluzioni inconcludenti», il pensiero di Don Guglielmi è il mio; e l’ho espresso e ribadito. Ma c’è chi ha interesse a provocarne a getto continuo.

BENIGNO

3 luglio 1949

venerdì, giugno 19, 2026

More battles to come after latest bid to liberalise our abortion law fails

 

The Dáil last week rejected an attempt to make Ireland’s abortion legislation even more permissive than it already is. The failed Bill went far beyond simply removing the three-day waiting period before an abortion, which is the big ask of pro-choice organisations. It also sought to decriminalise doctors acting outside the law and substantially widen the grounds for abortion in cases involving ‘fatal foetal abnormalities’.

The Bill, drafted by the Social Democrats, was defeated by 85 votes to 30, with Sinn Féin abstaining but some Government TDs supporting it.

Under the present law, an abortion can take place for any reason up to 12 weeks, which is when about 90pc of terminations take place, but a woman must wait three days before the abortion can proceed. The Bill aimed to remove this last protection for the unborn child in the first trimester of pregnancy.

Supporters of repealing the 8th amendment repeatedly argued that there is “no medical reason” for a reflection period but this misses the point entirely. No medical reason is required to have an abortion before 12 weeks gestation. The waiting period exists because abortion is a profound and irreversible decision involving the deliberate ending of unborn human life.

Mandatory waiting periods are not unusual in Europe. Fourteen European countries require them. For instance, the cooling-off period is seven days in Italy, six in Belgium, and three days in Germany, Portugal and Hungary.

There is also strong evidence that reflection periods reduce the number of abortions, and even if only some women reconsider during those three days, that surely matters.

Another significant proposed change in the Bill concerned the existing legal threshold relating to a ‘fatal foetal abnormality’, that is an abnormality that will kill a baby within a certain period after birth. Current law allows abortion where two doctors certify that the unborn child is likely to die before birth or within 28 days of birth. The Social Democrats wanted to replace this requirement with a broader standard and also allow abortion later in pregnancy in cases involving serious foetal conditions that may not be fatal.

This matters because the law has already been liberalised once since the referendum. The original draft legislation referred to conditions likely to lead to death “before birth or shortly after birth”. During the legislative process, “shortly after birth” was broadened to “within 28 days of birth”. The latest proposal would have gone further again.

During the debate, Minister for Health Jennifer Carroll MacNeill acknowledged that Irish women travel to England for abortion for different reasons, not only because of foetal abnormalities. Britain permits abortion on much broader grounds, including in cases involving disability or serious handicap. This means that some Irish women travel after diagnoses such as Down syndrome or other non-fatal conditions that would not meet the Irish legal threshold.

Overall, the Bill was an attempt in certain ways to align Ireland with a broader British model.

It is notable that even Sinn Féin refused to support the Bill. The party has its own legislation aimed solely at abolishing the waiting period, but it objected to other aspects of the Social Democrats’ proposals. Sinn Féin argued the Bill went far beyond the recommendations of the abortion legislation review and raised concerns about decriminalising doctors. The Bill would also have removed criminal penalties for doctors who deliberately act outside the abortion law approved after the referendum.

We should not pretend, of course, that supporting the abolition of the three-day-waiting period only is in any way moderate.

For now, this latest attempt to further liberalise our abortion law has been decisively rejected, but pro-life supporters should not become complacent. The Minister herself indicated support for removing the waiting period, and future legislation focused narrowly on that single issue may attract broader political backing. The debate showed that pressure for a more liberal abortion regime in Ireland has not diminished.

domenica, giugno 14, 2026

L'appuntamento della carità

Per il caso del rag. GIUSEPPE ROMANO (Via Baglivo Uries, 42 - Napoli) ho raccolto un intero epistolario di anime buone, che va dal primo segnalatore Pietro Imperio (Napoli) al prof. Giovanni Blunda (Paceco, Trapani), a Demetrio Micozzi (Narni Scalo), a Luciano Barantini (Sanatorio Umberto I - Livorno), a Teresa Martinelli (Parma).

Merita di essere riportata, almeno in parte, la lettera del prof. Blunda, non perché sia più amara delle altre, ma perché l’egregio docente mette il dito sulla piaga:

«Per la S. Pasqua mi sono ricordato anche del rag. Giuseppe Romano. Ho ricevuto una lettera così accorata da farmi decidere a scriverLe la presente.

Quando ho letto il Suo “appuntamento” che segnalava il caso Romano, non mi è piaciuto l’accenno al suo passato di... epurato».

(Scusi: «epurato» è forse sinonimo di malfattore? — nota di Benigno).

«I fatti mi hanno dato ragione. Siamo stati solamente nove (ripeto: 9) a soccorrere quel povero disgraziato!

Come sono stato lieto dell’episodio gentile delle operaie di Lessona a favore del fratello D’Addario, così sono rimasto male nel constatare che coloro che possono hanno fatto distinzione di tessera.

La vera carità, la bontà e la fratellanza cristiana non fanno distinzioni, non usano i “distinguo” filosofici. L’esempio di chi sta in alto è veramente luminoso.

Vorrei scrivere ancora, ma temo di seccarLa. Scusi lo sfogo.

Mi creda l’aff.mo fratello in Cristo

GIOVANNI BLUNDA»

Cari amici lettori, la ramanzina del prof. Blunda (che, peraltro, dovrebbe dirmi a qual titolo, se non a quello di «perseguitato», avrei dovuto fare appello, fra tante atroci miserie, per segnalare il rag. Romano), la ramanzina — dicevo — calza proprio a pennello.

Dovrei, anzi, aggiungere una tiratina di quelle che lasciano il segno.

Non vi ho detto e ripetuto che la carità dei «distinguo», la generosità che indaga sulla tessera o la razza, si chiama, in parole non ermetiche, «carità pelosa»?

Dunque, vi sta bene il richiamo; e non cito Sant’Agostino, se no la sferzata sarebbe troppo dura.

Il «caso Romano» fa vergogna a noi tutti e il parroco Don Antonio Stella di Napoli avrà pensato male davvero degli «osservatoristi della domenica».

Dal povero «perseguitato» ho ricevuto una lettera che mi ha lasciato perplesso:

«Purtroppo, mio buon Benigno, penso che non farà a tempo a salvarmi. Mi perdoni Iddio e anche Lei; ma ormai sono stanco di questa lotta impari. Sono al bivio, ad un bivio mostruoso, ma esso salverà in un modo o nell’altro questi disgraziati che mi circondano.

Non mi si darà del vile. Una madre tubercolotica e i suoi quattro figliuoli non debbono morire per denutrizione. No, non sarà mai.

Le autorità sono restate mute al mio grido di dolore. Che Iddio perdoni come perdono io».

Bisogna dunque far presto, rimediare con un plebiscito, amici miei!

E voi di Napoli, possibile che non ci sia il modo di far lavorare un galantuomo?

Io lo affido anche al grande cuore di Mons. Baldelli della P.C.A. Il rag. Romano abbisogna di tutto.

Interveniamo prima che sia troppo tardi.

BENIGNO

26 giugno 1949


domenica, giugno 07, 2026

L'appuntamento della carità

Un ricordo turbava i sonni del Padre Oreste Cerri, già cappellano militare, quando, tornato dopo l’ultima atroce guerra nel Varesotto, risentiva l’angosciosa supplica raccolta dalle labbra dei morenti sui campi di battaglia:

«Padre, Le raccomando i miei bambini!».

Più angosciosa diventava la preghiera se gli accadeva, per avventura, d’incontrarsi in uno di quei bimbi orfani, vittime innocenti della guerra, abbandonati per le strade, rimasti soli a lottare con la vita. E così, ogni volta che apriva un giornale, dove in cronache drammatiche o in commoventi vicende apparivano come protagonisti questi relitti di umanità, egli ricordava quella promessa. Aveva promesso, aveva dovuto promettere ai moribondi, ed ora l’assillava l’inderogabile imperativo di mantenere.

Sor­se così nel 1946, senza mezzi, senza programma, tra innumerevoli difficoltà, in una vecchia baracca militare, che a mala pena poteva ospitare i primi dieci bambini, la Casa dell’Orfano di Vergiate (Varese) — c.c.p. 18/32321.

Nel 1947 le prime sei stanze in muratura permisero di portare a venticinque il numero dei ricoverati, che andò sempre aumentando con la costruzione di un nuovo edificio, resa possibile per il largo credito concesso dalle ditte fornitrici e per la collaborazione degli stessi piccoli ospiti.

Ed ora?

«Si pensi — scrive Padre Cerri — che ben sei milioni di spese restano ancora da pagare, mentre si tratta di nutrire, vestire, istruire ben cinquanta bambini, giunti alla Casa col solo fardello delle loro sventure e per i quali non resta che la speranza nella solidarietà umana».

Non solo; sapeste quante piccole mani bussano alla porta, quante piccole bocche attendono di essere sfamate e implorano di entrare a far parte della famiglia! Ma per portare a termine la sua missione, Padre Cerri ha bisogno ancora di locali, arredi, servizi, materiale didattico, vestiario.

Egli rivolge un accorato appello alla generosità di quanti vorranno aiutarlo.

Accetta tutto, anche indumenti e mobili usati, biancheria, letti, utensili domestici. A proposito di letti, chi desidera onorare la memoria di un congiunto caduto in guerra può richiedere, mediante offerta, che venga intitolata al suo nome un’aula o un letto.

Siamo intesi: Padre Cerri aspetta...

BENIGNO

19 giugno 1949