Dal Corriere della Sera di oggi
L’INCHIESTA
Le nuove catacombe degli islamici convertiti
ROMA - Un viaggio nelle nuove catacombe d'Italia. Alla scoperta dei neocristiani del Terzo millennio. Incontri segnati dalla paura. Un incubo che si annida nell'animo e nella mente di chi era nato nella fede in Allah e nel messaggio rivelato dal profeta Mohammad, Maometto. Sono consapevoli che l'apostasia nell'islam non è un semplice sostantivo. Potrebbe trasformarsi in una condanna a morte. Eppure c'è chi ha deciso di infrangere le tenebre e sfidare il terrore. Come frate Antuan, un giovane turco che si è spinto ben oltre la conversione alla fede in Gesù Cristo. Presto diventerà il primo sacerdote cattolico di origine musulmana non soltanto nel nostro Paese, ma nella stessa Turchia. E c'è chi denuncia e lancia accorati appelli. Lo fa Nura, una signora maghrebina che invoca l'intervento della Chiesa cattolica e del governo italiano per far rispettare il diritto alla libertà religiosa dei musulmani convertiti. Ma c'è anche chi non si nasconde e vive l'adesione al cristianesimo con grande serenità. E' il caso di Bekim e Flutura, una coppia di albanesi che erano musulmani solo nominalmente.
Proprio dalle file degli albanesi, in Italia sono oltre centomila, proviene la maggioranza dei musulmani convertiti. Ma tra i neocristiani ci sono marocchini, tunisini, algerini, egiziani, bosniaci, zingari, nigeriani e somali. Non si sa bene quanti siano. Probabilmente alcune migliaia. Oltre al cattolicesimo, c'è chi è diventato Testimone di Geova o protestante.
Frate Antuan fa tenerezza. Veste un semplice saio marrone. Pizzetto curato. Sguardo mite e riflessivo. Ha subito vessazioni in patria ed è stato vittima di aggressioni verbali e fisiche in Italia. Ma lui non demorde. Ha un carattere tenace. Con un radicato senso della vita come missione: «Già all’università avevo cominciato a mettere in discussione la mia religione. Avevo scoperto che non mi soddisfacevano spiritualmente le cose che facevo, la preghiera, la lettura del Corano. Il Signore che desideravo così vicino a me, nell’islam lo scoprivo molto lontano. Padrone di ogni cosa, ma non un Dio che sta con noi. Piuttosto un Dio irraggiungibile». Sottolinea la serietà con cui affrontò la sua crisi interiore: «Ho voluto leggere il Corano in turco. Nel mio piccolo ho cominciato a scoprire alcune contraddizioni. Del tipo: in un passo si parla dell’amore e dell’elemosina per i poveri, in un altro si parla della guerra contro gli infedeli e del bottino. Non riuscivo a conciliare queste differenze».
Poi il destino che si compie: «Per caso, un giorno sono entrato in una chiesa cattolica a Mersin, nel sud della Turchia. Avevo finito l'università. La chiesa è retta da una comunità di religiosi cappuccini di Parma. Lì ho conosciuto il bibliotecario, padre Raimondo Bardelli, un anziano che a me è sembrato come Simeone del tempio di cui si parla nel Vangelo. Mi dava i libri da leggere. Poi con amorevole pazienza rispondeva alle mie domande. Per la mia conversione è stato importante vedere in questa persona la disponibilità, la pazienza, l’amore, il desiderio di annunciare agli altri la fede in Cristo».
Infine la svolta, la scelta di vita: «A un certo punto ho cominciato a frequentare la messa. All’inizio l’ho fatto per curiosità. Veniva celebrata in turco. Nella mia conversione è stato importante il fatto di capire le parole della preghiera rivolte a Dio. Seguivo la messa cristiana recitata in turco, ma non comprendevo la preghiera islamica pronunciata in arabo. L’islam è una religione che ho praticato nell’esteriorità. Questa è una delle ragioni per cui voglio tornare in Turchia quando diventerò sacerdote. Voglio celebrare la messa in turco, confessare in turco. La mia esperienza dimostra che in Turchia ci sono veramente molti ragazzi alla ricerca della verità. Questi ragazzi, se entrano in chiesa e parlano con un sacerdote, devono essere accolti da un sacerdote che conosca la lingua e la cultura turca. Così il loro cammino spirituale va avanti».
Nura è una donna colta, intraprendente e battagliera: «Noi musulmani convertiti al cristianesimo in Italia siamo in tanti. Tra noi lo sappiamo. Ma non ce lo diciamo. Tranne quando c’è un rapporto intimo. Ciò avviene più facilmente tra le donne sposate con gli italiani. Quando ci sono i figli delle coppie miste che hanno dei nomi cristiani, è facile intuire la conversione. Ci sono delle mamme formalmente musulmane che festeggiano il battesimo, la comunione e la cresima dei loro figli! Ma in pubblico diciamo che siamo atei. Questa è la strategia adottata all’unanimità: farsi passare per atei».
Nura vorrebbe emanciparsi dalle catene della paura e dell’ipocrisia. Lancia un vibrante appello: «Dobbiamo aprire le catacombe! Quando ci sarà la libertà di culto anche per noi, vedrete quanti ne usciranno fuori! Oggi non sussiste il diritto alla reciprocità. Perché il cristiano che diventa musulmano può manifestare tranquillamente la propria fede, addirittura si fa della pubblicità senza rischiare nulla, mentre il musulmano che diventa cristiano vive nella paura? Il cristiano che diventa musulmano è fiero. E’ come se si sentisse ben protetto alle spalle. Noi invece ci nascondiamo. Abbiamo paura. Io ho il terrore di entrare in chiesa. Scelgo una chiesa lontana dal quartiere dove abito. Sto molto attenta a non farmi vedere. Ma non rinuncio a andare in chiesa. Ci credo veramente. La prima volta che ho sentito una messa in arabo mi sono messa a piangere».
La sua denuncia è forte: «La Chiesa non ci dà un angolo per noi. Un angolo per i musulmani convertiti. La Chiesa dovrebbe chiedere ai governi musulmani di sottoscrivere il diritto di reciprocità anche sul piano della libertà di culto. Oggi siamo costretti a vivere nella schizofrenia. In caso di difficoltà sono costretta a dire che non sono cristiana. Se lo dichiarassi non potrei più tornare nel mio paese d’origine. Anche se ho acquisito la cittadinanza italiana, nel mio paese sono sottoposta alle leggi locali». Quindi la stoccata finale: «La Chiesa ci considera una sorta di tabù. Loro hanno i registri. Sanno bene quanti Abdallah e Khadija si sono convertiti in Pietro e Maria. Loro lo sanno. Perché non lo dicono? E’ giusto tutelare le persone. Ma potrebbero almeno dire che il fenomeno esiste, che riguarda molte, molte persone. Perché stanno zitti? Io denuncio il silenzio della Chiesa. Noi ci sentiamo abbandonati. Dopo la conversione non abbiamo nessuno che ci sostenga. Chiediamo aiuto alla Chiesa e all’Italia: proteggeteci! Difendeteci!».
Bekim è un regista teatrale. Flutura è un’attrice molto nota in Albania: «La nostra generazione è cresciuta senza fede, senza religione, senza Dio. Non sapevamo in che cosa credere. E non sappiamo che cosa eravamo prima, se cristiani o musulmani. Per questo motivo noi albanesi oggi abbiamo il privilegio di scegliere. Siccome adesso viviamo in Italia, stiamo conoscendo il cattolicesimo. Da tre anni siamo in contatto con i cattolici. Loro ci aiutano tanto. Forse la loro bontà, la loro carità ci hanno spinto a entrare nella religione cattolica».
La coppia albanese spiega così la scelta religiosa morbida, senza traumi: «Noi in realtà non siamo mai stati dei veri musulmani. Ecco perché oggi non ci sentiamo dei convertiti. Non riteniamo di aver abbandonato l’islam. Di fatto aderendo al cattolicesimo noi scegliamo per la prima volta la nostra fede. Ci battezzeremo la prossima Pasqua. Nostra figlia è già stata battezzata. Tante famiglie albanesi in Italia sono diventate cattoliche. Secondo noi il settanta per cento degli albanesi in Italia erano o sono diventati cristiani, ortodossi o cattolici. Non ci sono dubbi».
Al di là dei numeri alcune considerazioni si impongono. La nuova realtà dei neocristiani fa emergere la dialettica e la vitalità presenti in seno all’islam. Conferma ancor di più quanto sia infondato lo stereotipo che immagina i musulmani come una massa monolitica, oscurantista e immutabile. E poi chiama in causa il Vaticano e l’Italia. Ci sono fedeli cristiani e cittadini italiani che si sentono discriminati e temono per la loro vita nel nostro Paese a causa della loro conversione dall’islam. La condanna di apostasia li perseguita. Finora sono sopravvissuti nel buio come ombre fuggiasche. Ma ora hanno deciso di parlare. Rivendicano il diritto di vivere alla luce del sole.
di MAGDI ALLAM
mercoledì, settembre 03, 2003
martedì, settembre 02, 2003
Sto leggendo moltissimi articoli di filosofia in questi giorni, tutti in inglese e ho deciso di stilare una classifica degli autori e delle opere più citate, per capire gli interessi più attuali, le mode culturali del momento.
Naturalmente rispecchia i miei interessi e quindi riguarda più che altro teoria della conoscenza, metafisica e logica.
La classifica, in ordine alfabetico, è per ora provvisoria e man mano che procedo diventa più verosimile.
1. Ayer, A.J. (1934/52), Language, Truth and Logic, New York: Dover.
2. Bergmann, G., Realism: A Critique of Brentano and Meinong, Madison (WI), University of Wisconsin Press 1967
3. Burge, "Belief de re" in Journal of Philosophy 1977 (339-362)
4. Carnap, R. (1947) Meaning and Necessity, Chicago: Chicago University Press.
5. Chomsky, N. (2000) New Horizons in the Study of Language and Mind, Cambridge: Cambridge University Press
6. Churchland, Paul (1979). Scientific Realism and Plasticity of Mind, New York: Cambridge University Press
7. Davidson D. (1980), Essays on Actions and Events, Clarendon Press, Oxford.
8. Dennett, D.C. (1978) Brainstorms, Philosophical Essays on Mind and Psychology, Montgomery, Vt.: Bradford Books.
9. Dretske, F. (1981), Knowledge and the Flow of Information, Cambridge, MA: MIT Press.
10. Dretske, F., (1988). Explaining Behavior, Cambridge, Mass: MIT
11. Dummett, M. (1973) Frege: Philosophy of Language, New York: Harper and Row.
12. Dummett, M. (1978), Truth and Other Enigmas, London: Duckworth.
13. Fodor, Jerry, (1983), The Modularity of Mind, The MIT Press, Cambridge (Massachusetts). (Trad. it. La mente modulare, Il Mulino, Bologna, 1988.)
14. Fodor, Jerry, (1987), Psychosemantics, The MIT Press, Cambridge (Massachusetts). (Trad. it. Psicosemantica, Il Mulino, Bologna, 1990.)
15. Frege, G. (1884/1980), The Foundations of Arithmetic, 2nd revised ed., London: Blackwell.
16. Frege, G. (1892/1952) “On sense and reference,” in Geach, P. and Black, M. (eds.) (1952) Philosophical Writings of Gottlob Frege, Oxford: Blackwell.
17. Kripke, S. (1972/1980) Naming and Necessity, Oxford: Blackwell.
18. Kripke, S. (1982) Wittgenstein on Rules and Private Language, Oxford: Blackwell.
19. Lewis, D.K. (1986), On the Plurality of Worlds, Blackwell, Oxford.
20. Millikan, R. (1984), Language, Thought and Other Biological Categories, Cambridge, MA: MIT Press.
21. Nagel, Th., What Is It Like to be a Bat?, «Philosophical Review», 83 (1974), pp. 435-450; poi in Id., Mortal Questions, Cambridge, Cambridge U.P. 1979; tr. it. di A. Besussi, Questioni mortali, Milano, il Saggiatore 1986
22. Neander, K. (1995) “Misrepresenting and malfunctioning,” Philosophical Studies, 79, 109-41.
23. Parsons, T. (1980) Nonexistent Objects, New Haven: Yale University Press.
24. Peacocke, C. (1983) Sense and Content: Experience, Thought and their Relations. Oxford, Oxford University Press.
25. Peacocke, C. (1992) A Study of Concepts, Cambridge, Mass.: MIT Press.
26. Putnam, H., The Meaning of ‘Meaning’, in K. Gunderson, a c. di, Language, Mind, and Knowledge, Minneapolis, University of Minnesota Press («Minnesota Studies in the Philosophy of Science, VII»), 1975, pp. 131-193; poi in Putnam, Mind, Language and Reality (Philosophical Papers, II), Cambridge (MA), Cambridge U.P. 1975, pp. 215-271; tr. it. di R. Cordeschi, Il significato di ‘significato’, in H. Putnam, Mente, Linguaggio e Realtà, Milano, Adelphi, 1987, pp. 239-297
27. Quine, W.V.O. (1960) Word and Object, Cambridge, Mass.: MIT Press.
28. Russel B. (1905), On Denoting, “Mind”, 14, pp. 479–493.
29. Salmon, N. (1986) Frege's Puzzle, Cambridge, Mass.: MIT Press.
30. Searle, J. (1992) The Rediscovery of the Mind, Cambridge, Mass.: MIT Press.
31. Sellars, W. (1956), “Empircism and the Philosophy of Mind,” in M. Scriven, P. Feyerabend, and G. Maxwell (eds.), Minnisota Studies in the Philosophy of Science, vol. I, Minneapolis: University of Minnesota Press, pp. 253-329.
32. Stich, S. (1983) From Folk Psychology to Cognitive Science, the Case Against Belief, Cambridge, Mass.: MIT Press.
33. Strawson, P.F., Individuals. An Essay in Descriptive Metaphysics, London, Routledge Kegan and Paul 1959; tr. it. di E. Bencivenga, Individui. Saggio di metafisica descrittiva, Milano, Feltrinelli
34. WIGGINS D. (2001), Sameness and Substance Renewed, Cambridge University
35. Wittgenstein, L., (1953). Philosophical Investigations. Oxford: Oxford University Press
Naturalmente rispecchia i miei interessi e quindi riguarda più che altro teoria della conoscenza, metafisica e logica.
La classifica, in ordine alfabetico, è per ora provvisoria e man mano che procedo diventa più verosimile.
1. Ayer, A.J. (1934/52), Language, Truth and Logic, New York: Dover.
2. Bergmann, G., Realism: A Critique of Brentano and Meinong, Madison (WI), University of Wisconsin Press 1967
3. Burge, "Belief de re" in Journal of Philosophy 1977 (339-362)
4. Carnap, R. (1947) Meaning and Necessity, Chicago: Chicago University Press.
5. Chomsky, N. (2000) New Horizons in the Study of Language and Mind, Cambridge: Cambridge University Press
6. Churchland, Paul (1979). Scientific Realism and Plasticity of Mind, New York: Cambridge University Press
7. Davidson D. (1980), Essays on Actions and Events, Clarendon Press, Oxford.
8. Dennett, D.C. (1978) Brainstorms, Philosophical Essays on Mind and Psychology, Montgomery, Vt.: Bradford Books.
9. Dretske, F. (1981), Knowledge and the Flow of Information, Cambridge, MA: MIT Press.
10. Dretske, F., (1988). Explaining Behavior, Cambridge, Mass: MIT
11. Dummett, M. (1973) Frege: Philosophy of Language, New York: Harper and Row.
12. Dummett, M. (1978), Truth and Other Enigmas, London: Duckworth.
13. Fodor, Jerry, (1983), The Modularity of Mind, The MIT Press, Cambridge (Massachusetts). (Trad. it. La mente modulare, Il Mulino, Bologna, 1988.)
14. Fodor, Jerry, (1987), Psychosemantics, The MIT Press, Cambridge (Massachusetts). (Trad. it. Psicosemantica, Il Mulino, Bologna, 1990.)
15. Frege, G. (1884/1980), The Foundations of Arithmetic, 2nd revised ed., London: Blackwell.
16. Frege, G. (1892/1952) “On sense and reference,” in Geach, P. and Black, M. (eds.) (1952) Philosophical Writings of Gottlob Frege, Oxford: Blackwell.
17. Kripke, S. (1972/1980) Naming and Necessity, Oxford: Blackwell.
18. Kripke, S. (1982) Wittgenstein on Rules and Private Language, Oxford: Blackwell.
19. Lewis, D.K. (1986), On the Plurality of Worlds, Blackwell, Oxford.
20. Millikan, R. (1984), Language, Thought and Other Biological Categories, Cambridge, MA: MIT Press.
21. Nagel, Th., What Is It Like to be a Bat?, «Philosophical Review», 83 (1974), pp. 435-450; poi in Id., Mortal Questions, Cambridge, Cambridge U.P. 1979; tr. it. di A. Besussi, Questioni mortali, Milano, il Saggiatore 1986
22. Neander, K. (1995) “Misrepresenting and malfunctioning,” Philosophical Studies, 79, 109-41.
23. Parsons, T. (1980) Nonexistent Objects, New Haven: Yale University Press.
24. Peacocke, C. (1983) Sense and Content: Experience, Thought and their Relations. Oxford, Oxford University Press.
25. Peacocke, C. (1992) A Study of Concepts, Cambridge, Mass.: MIT Press.
26. Putnam, H., The Meaning of ‘Meaning’, in K. Gunderson, a c. di, Language, Mind, and Knowledge, Minneapolis, University of Minnesota Press («Minnesota Studies in the Philosophy of Science, VII»), 1975, pp. 131-193; poi in Putnam, Mind, Language and Reality (Philosophical Papers, II), Cambridge (MA), Cambridge U.P. 1975, pp. 215-271; tr. it. di R. Cordeschi, Il significato di ‘significato’, in H. Putnam, Mente, Linguaggio e Realtà, Milano, Adelphi, 1987, pp. 239-297
27. Quine, W.V.O. (1960) Word and Object, Cambridge, Mass.: MIT Press.
28. Russel B. (1905), On Denoting, “Mind”, 14, pp. 479–493.
29. Salmon, N. (1986) Frege's Puzzle, Cambridge, Mass.: MIT Press.
30. Searle, J. (1992) The Rediscovery of the Mind, Cambridge, Mass.: MIT Press.
31. Sellars, W. (1956), “Empircism and the Philosophy of Mind,” in M. Scriven, P. Feyerabend, and G. Maxwell (eds.), Minnisota Studies in the Philosophy of Science, vol. I, Minneapolis: University of Minnesota Press, pp. 253-329.
32. Stich, S. (1983) From Folk Psychology to Cognitive Science, the Case Against Belief, Cambridge, Mass.: MIT Press.
33. Strawson, P.F., Individuals. An Essay in Descriptive Metaphysics, London, Routledge Kegan and Paul 1959; tr. it. di E. Bencivenga, Individui. Saggio di metafisica descrittiva, Milano, Feltrinelli
34. WIGGINS D. (2001), Sameness and Substance Renewed, Cambridge University
35. Wittgenstein, L., (1953). Philosophical Investigations. Oxford: Oxford University Press
Effetto Serra. Si restringe per il caldo la superficie della Svizzera.
Accurate misurazioni hanno permesso di determinare una diminuzione di circa il 7 per cento (da 41.288 a 38.879 chilometri quadrati)
nell'estensione del paese fra il giugno e l'agosto di quest'anno. Il fenomeno, dovuto allo scioglimento dei numerosi ghiacciai della zona,
e' in corso da diversi anni ma solo ora e' stato accuratamente studiato dal prof. Arronax del Gun Club di Baltimore. In alcuni cantoni
particolarmente colpiti (come Appenzell Aussen Rhoden, passato da 243 a 125 chilometri quadrati) la popolazione ha dovuto restringersi in meta'
del territorio originario, con gravi problemi per la circolazione. Sui versanti nord e nord-est lo scioglimento dei ghiacci ha inoltre portato
a un arretramento dei confini, per cui l'Austria comincia adesso ad Appenzell e la Germania poco oltre Frauenfeld; e' raddoppiato - sempre
a spese della Svizzera - il territorio del vicino Liechtenstein. Tutto questo non ha mancato di impressionare il normalmente poco emotivo
pubblico svizzero: ieri una folla di curiosi con camere digitali e binocoli circondava le pendici del Monte Bianco, la cui altezza (4810
metri sul versante francese) era scesa sul lato svizzero ad appena 1250 metri sul livello del mare. Dopo l'annuncio di un referendum sul
mantenimento di nevi e ghiacci da parte dell'Associazione guide alpine, il governo ha deciso di richiamare l'ambasciatore elvetico dagli Stati
Uniti.
Accurate misurazioni hanno permesso di determinare una diminuzione di circa il 7 per cento (da 41.288 a 38.879 chilometri quadrati)
nell'estensione del paese fra il giugno e l'agosto di quest'anno. Il fenomeno, dovuto allo scioglimento dei numerosi ghiacciai della zona,
e' in corso da diversi anni ma solo ora e' stato accuratamente studiato dal prof. Arronax del Gun Club di Baltimore. In alcuni cantoni
particolarmente colpiti (come Appenzell Aussen Rhoden, passato da 243 a 125 chilometri quadrati) la popolazione ha dovuto restringersi in meta'
del territorio originario, con gravi problemi per la circolazione. Sui versanti nord e nord-est lo scioglimento dei ghiacci ha inoltre portato
a un arretramento dei confini, per cui l'Austria comincia adesso ad Appenzell e la Germania poco oltre Frauenfeld; e' raddoppiato - sempre
a spese della Svizzera - il territorio del vicino Liechtenstein. Tutto questo non ha mancato di impressionare il normalmente poco emotivo
pubblico svizzero: ieri una folla di curiosi con camere digitali e binocoli circondava le pendici del Monte Bianco, la cui altezza (4810
metri sul versante francese) era scesa sul lato svizzero ad appena 1250 metri sul livello del mare. Dopo l'annuncio di un referendum sul
mantenimento di nevi e ghiacci da parte dell'Associazione guide alpine, il governo ha deciso di richiamare l'ambasciatore elvetico dagli Stati
Uniti.
lunedì, settembre 01, 2003
Viaggiano in questi giorni mi sono accorto che in molte stazioni ferroviarie c'è un servizio wi-fi offerto da Tiscali ma nonostante abbia cercato in tutti i modi di iscrivermi non sono riuscito a sfruttarlo. Credo che per ora il servizio sia riservato a pochi eletti. Soliti ritardi italiani.
Esiste un atlante di tutti gli hotspot gratuiti italiani?
Esiste un atlante di tutti gli hotspot gratuiti italiani?
Son tornato da Stresa, incantevole cittadina. Il tempo uggioso ha favorito la partecipazione al simposio, o meglio, ha sconsigliato distrazioni. Ho rivisto amici con piacere, qualcuno mancava. Dal punto di vista filosofico non è stato molto stimolante, anche perchè il tema, la globalizzazione, è più sociologico e come tale è stato trattato.
Due relatori ho particolarmente apprezzato: Pietro Rossi e Vittorio Possenti. Possenti è in assoluto il filosofo con cui mi ritrovo maggiormente. Praticamente condivido tutto quello che scrive, cosa che non mi capita con nessun altro. Anche se si occupa prevalentemente di filosofia politica, che io coltivo dilettantisticamente.
Due relatori ho particolarmente apprezzato: Pietro Rossi e Vittorio Possenti. Possenti è in assoluto il filosofo con cui mi ritrovo maggiormente. Praticamente condivido tutto quello che scrive, cosa che non mi capita con nessun altro. Anche se si occupa prevalentemente di filosofia politica, che io coltivo dilettantisticamente.
domenica, agosto 31, 2003
Comunicato del Ministero degli Interni. "Si porta a conoscenza di quanti interessati che il campionato di calcio 2003-2004 verra' vinto, secondo quanto previsto dal D.M. n.185 del 22.VIII.2003, dalla Juventus con punti 42. Seguiranno il Milan con punti 40 e la Roma con punti 39.
Eventuali ricorsi da parte degli aventi diritto possono essere presentati al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro e non oltre le ore 24.00 del 15.IX.2003".
Riccardo Orioles
Eventuali ricorsi da parte degli aventi diritto possono essere presentati al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro e non oltre le ore 24.00 del 15.IX.2003".
Riccardo Orioles
martedì, agosto 26, 2003
Serendipity is ... fare un lungo viaggio e trovarsi a fianco di una bella ragazza che non rivedevi da almeno 10 anni!!
Mi ha aggiornato un po' su vecchie amicizie comuni, qualcuno si è sposato, e questo non può farmi piacere, ma quello che più mi ha sorpreso è l'alto numero di quelli che non si sono laureati.
Ci vuole veramente poco per perdersi.
Domani altro lungo viaggio, destinazione Stresa, vediamo cosa mi regalerà il destino.
Mi ha aggiornato un po' su vecchie amicizie comuni, qualcuno si è sposato, e questo non può farmi piacere, ma quello che più mi ha sorpreso è l'alto numero di quelli che non si sono laureati.
Ci vuole veramente poco per perdersi.
Domani altro lungo viaggio, destinazione Stresa, vediamo cosa mi regalerà il destino.
Manco da tanto su questi schermi, troppo. E' che non ho voluto approfittare delle linee telefoniche della nonna.
Finita la pausa montanara sono tornato alla frettolosa vita di sempre. In questo momento sono a Roma, stamattina ho consegnato le bozze corrette definitivamente, abbiamo scelto le foto per la copertina e, se tutto va bene, il mio libro uscirà a ottobre.
Finita la pausa montanara sono tornato alla frettolosa vita di sempre. In questo momento sono a Roma, stamattina ho consegnato le bozze corrette definitivamente, abbiamo scelto le foto per la copertina e, se tutto va bene, il mio libro uscirà a ottobre.
domenica, agosto 17, 2003
Ho visto The Committments, in lingua originale. Che nostalgia riascoltare l'accento dublinese, quello profondo che sento quando vado allo shelter della Saint Vincent De Paul.
La città però non è la stessa, non la riconoscevo. Rispetto agli inizi degli anni '90 è cambiata moltissimo, sia architettonicamente che nello spirito. C'è stata la Tigre Celtica, la crescita dell'economia, l'inversione dei flussi migratori. Una cosa però è ancora vera, gli irlandesi sono i neri d'Europa e i dublinesi sono i neri d'Irlanda. Sembra strano ma l'Irlanda, oggi ancor di più, è la nazione europea più vicina agli USA, se non altro perchè ci sono più irlandesi lì che in patria e proprio gli investimenti degli irish-american hanno permesso la crescita economica degli ultimi anni.
Il film è simpatico ma mi aspettavo una storia più complessa. Ora devo cercarmi The Van.
La città però non è la stessa, non la riconoscevo. Rispetto agli inizi degli anni '90 è cambiata moltissimo, sia architettonicamente che nello spirito. C'è stata la Tigre Celtica, la crescita dell'economia, l'inversione dei flussi migratori. Una cosa però è ancora vera, gli irlandesi sono i neri d'Europa e i dublinesi sono i neri d'Irlanda. Sembra strano ma l'Irlanda, oggi ancor di più, è la nazione europea più vicina agli USA, se non altro perchè ci sono più irlandesi lì che in patria e proprio gli investimenti degli irish-american hanno permesso la crescita economica degli ultimi anni.
Il film è simpatico ma mi aspettavo una storia più complessa. Ora devo cercarmi The Van.
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