mercoledì, gennaio 19, 2011

Meglio porco che impotente

A pensarci bene, il vero disastro, per Silvio Berlusconi, non è nel diluvio di intercettazioni, suggestioni, figurazioni da porno b-movie, non sono gli squarci di lap dance, il racconto delle finte poliziotte con le tette siliconate al vento, dell’igienista mentale che si fa alternativamente maitresse o additivo erotico. A pensarci bene, ciò che sta corrodendo come un acido muriatico l’immagine di SIlvio Berlusconi, non è lo stereotipo antico del satiro, e nemmeno quello un po’ più pecoreccio del “vecchio porco” che tocca e sbava, ma il colore crepuscolare della scena, la figura dell’allupato inconsapevole, dell’amico raggirato dai Fede-lissimi, della gallina delle uova d’oro, spennata e abbindolata. Come un nonno rimba chiuso nell’ospizio del sesso, mentre chi gli sta intorno si disputa i suoi beni. A pensarci bene più dell’ormai leggendario “Noemi è la pupilla, io sono il suo culo”, più delle raccomandazioni di Lele Mora che dice: “Portatevi lo stetoscopio” (Risposta: “Perché?”. E lui: “Perché gli piace giocare al dottore”), insomma, molto peggio di questo sono i dialoghi di ordinario squallore, quelli senza sesso: Emilio che vuole intascarsi il trenta per cento, la ragazza Iris parla con un amico dicendo “Devo comprare il televisore per mia mamma”, “i pannoloni….”, “Il vestitino per la cugina”, “I biscotti per il cane”. C’è in questo diluvio di furbizia feroce il senso vero del crepuscolo, la malinconia della decadenza, il senso drammatico di solitudine di un uomo raggirato, ingannato, utilizzato al punto da suscitare nel più feroce degli avversari un senso di simpatia e pena. La cosa che uccide il carisma non è la suggestione del sesso libertino, ma lo sbuffo della cocotte che grida alla sorella: “Che palle ‘sto vecchiooo!”. Oppure: “Quella è la volta buona che lo uccido, gliela tiro io la statuetta in faccia”. C’è molto più rispetto per Berlusconi negli antiberlusconiani duri che lo prendono sul serio, nelle berlusconcine infami, che si sorbivano la proiezione dei suoi discorsi alle folle in delirio, e poi lo flagellavano con il loro feroce scherno. A pensarci bene Berlusconi si è salvato da due scandaletti erotici, ma non può salvarsi quando il Quirinale gli dice (ci vorrebbe il parla-come -mangi di Cuore) che se ne deve andare in aula a farsi processare, e il Vaticano che non si spende per un vecchio porco. A pensarci bene l’essenza del potere, in Italia, può sopravvivere allo sfregio del Bunga bunga, ma non alla perdita del potere. Che alla fine – malgrado i disperati tentativi – è sempre una proiezione dell’impotenza.

di Luca Telese

giovedì, gennaio 13, 2011

If you really think you’re more Catholic than the pope, you’re on your way to the funny farm | CatholicHerald.co.uk

William Oddie risponde ai lefevriani che, anche in Italia su Il Foglio, hanno criticato il Papa perché ha invitato i credenti di altre confessione a pregare ad Assisi per la pace.

mercoledì, gennaio 12, 2011

Fabio Trevisan ci parla de La Nonna del Drago

Fabio Trevisan ci parla de La Nonna del Drago: "

LA NONNA DEL DRAGO

Questa che mi accingo a scrivere è una recensione particolare di un libro molto particolare: 'La nonna del drago e altre serissime storie' (editrice Guerrino Leardini), sapiente raccolta di raccontini divertenti e acuti scaturiti dalla penna (ed oserei dire pure dal pennello) di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Recensione particolare non significa particolareggiata, anche se mi soffermerò su alcuni particolari di questa raccolta particolarmente significativi. Desidero sentitamente ringraziare la traduttrice-prefatrice Sabina Nicolini (Nipote del Drago) e chi ha curato questa rilevante edizione, fra Roberto Brunelli (Patriota Cosmico) e l'amico gaudente spassoso Marco Sermarini (UomoVivo) che con la crassa postfazione faziosa si è volutamente e giustamente schierato dalla parte di questo gigante dell'ortodossia cattolica: Chesterton. Con lui potremmo cantare all'unisono il refrain di quel carosello di antica memoria: "Gigante, pensaci tu". La cooperazione tra il Centro Missionario Francescano e la Società Chestertoniana Italiana, dopo aver felicemente pubblicato il saggio Ortodossia di Chesterton, ha nuovamente centrato l'obiettivo di farci divertire, appassionare e pensare con questa brillante miscellanea di brani, quasi tutti inediti in lingua italiana. Il libro, spudoratamente fazioso, non poteva non avere una pre e una post fazione, entrambe illuminanti e illuminate dalla fertile scrittura di questo autentico paladino della visione cattolica del mondo. Visione perché Chesterton è autore che ci fa vedere cose che ordinariamente non riusciamo a vedere e non riusciamo a vederle perché paradossalmente si ripresentano puntualmente ai nostri occhi. Chesterton ci fa scoprire una miniera di idee, di cose che ci vengono restituite se solamente ci accingessimo con candore e semplicità a guardarle. Vorrei qui sottolineare sinteticamente alcuni particolari tratti dall'opera Tremendous Trifles del 1909. Nel racconto Un pezzo di gesso che apre la raccolta, Chesterton descrive se stesso alle prese con la sua vocazione primitiva, la pittura (ritengo che il termine primitivo corrisponda effettivamente alla tempra spirituale del Nostro, come si evince dal grande saggio L'Uomo eterno). E' bello immaginarlo armato di bastone e temperino, gessetti e carta marrone in un campo, intento a disegnare l'anima della mucca, tutta porpora e argento, con sette corna e quel mistero che appartiene a tutte le bestie. Dall'arte alla filosofia, dalla religione alla morale il passo è breve: ' Il primo asserto della morale religiosa è che il bianco è un colore. La virtù non è assenza di vizi o lontananza da pericoli morali: la virtù è un'entità vivida e separata'. Come il bianco, che è un colore e non un'assenza di colore, così la virtù non è assenza di vizi ma è qualcosa di vivo. Il gesso bianco fa ricordare la collina di Uffington, nella quale compare stilizzata la figura gigantesca di un cavallo bianco, che ispirò lo scrittore londinese a comporre i magnifici versi del poema epico ispirato a Re Alfred e all'incontro dell'Inghilterra con la fede cattolica nel IX secolo. La tradizione orale e popolare tramandata di generazione in generazione, così come raccolta nella Ballata del cavallo bianco, viene assunta anche nel racconto La nonna del drago, a difesa delle fiabe: "La tradizione di un popolo implica che l'anima sia sana, ma che l'universo sia imprevedibile e pieno di meraviglie". Bisogna fare molta attenzione: Chesterton, tomista e realista, è anche un poeta mistico e ci ammonisce a difendere un sano realismo da un altro realismo piatto, ottuso di chi non sa meravigliarsi. "Il realismo finisce per dire che il mondo è noioso e si ripete sempre, mentre l'anima è malata e urla di dolore". Ma il problema posto dalla fiaba è un altro: "Cosa farà un uomo sano in un mondo fantastico?...A partire da questo centro di sanità lo scrittore si diverte ad immaginare cosa accadrebbe se il mondo intero impazzisse tutto intorno". Al contrario del romanzo moderno, in cui ci si può chiedere cosa farà un pazzo in un mondo stanco, le vecchie fiabe piene di saggezza hanno reso l'eroe ordinario (e non pazzo) e la storia straordinaria (e non un mondo stanco). In questi brevi racconti Chesterton non ci narra solamente la morale delle favole (seppur importante come aveva scritto nell' Ortodossia) quando afferma che il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l'immaginazione, ma ciò che la fiaba gli offre è un San Giorgio che uccida il drago; ancor di più, ci sprona Chesterton, è come ci disponiamo a guardare il mondo pieno di meraviglie, a viverlo autenticamente come una fiaba, con gli occhi gioiosi e seri di un fanciullo.

Ci invita così a diventar nani come Peter: "Ho i miei dubbi su tutto questo grande valore dell'andare in montagna, di arrivare alla cima di tutto e guardare tutto dall'alto. Satana divenne la guida alpina più illustre, quando portò Gesù sulla cima di un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni della terra. Ma la gioia di Satana nello stare su un picco non è gioia per la grandezza, ma una gioia nel vedere la piccolezza, per il fatto che tutti gli uomini sembrano insetti ai suoi piedi". Sappiamo che questa immagine dall'alto scompaginò la mente di un reverendo che uccise il fratello in un racconto di Padre Brown: 'Il martello di Dio'. Attenzione alle vertiginose visioni, ammonisce il grande scrittore di Beaconsfield. Affermerà ancora nel racconto Grandi cose da nulla : 'Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Siederò tranquillo e lascerò che prodigi e avventure si posino su di me come mosche. Ce ne sono molti, ve l'assicuro. Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia'.L'importanza della visione mistica e metafisica è accentuata nel racconto Quello che mi sono trovato in tasca laddove afferma: 'Nego assolutamente che qualunque cosa sia, o possa essere, priva d'interesse'. Non solo l'oggetto materiale della metafisica, ovvero tutta la realtà, è posta sotto la nostra attenzione e visione, ma anche l'atteggiamento di come noi la guardiamo, la osserviamo, come si evince da Dodici uomini : 'A tutti noi succede ogni giorno di vedere sempre meno il significato del cielo e delle pietre, a meno che non sproniamo noi stessi all'umiltà e alla gratitudine'. Umiltà e gratitudine quali ingredienti essenziali per saper vedere oltre, per saper guardare meglio. La disposizione d'animo e del corpo viene mirabilmente esposta nel penetrante Dello stare coricati a letto, dove l'autore inglese invita: 'Se rimanete a letto badate bene di farlo senza motivo o giustificazione di alcun genere' in quanto un conto sono i principi fondamentali e altro sono le disposizioni secondarie: 'Da parte mia vorrei che gli uomini avessero opinioni forti e ben radicate, ma per quanto riguarda la colazione, la facciano qualche volta in giardino, qualche volta a letto, qualche volta sul tetto e qualche volta sull'albero'. L'atteggiamento riprovevole condannato da Chesterton è quello della superbia. Se dovessi predicare una sola volta, sarebbe contro l'orgoglio ed ancora : 'L'orgoglio è un veleno così mortale, che non solo avvelena le virtù: avvelena anche gli altri vizi'. Anche la povera gente che frequenta le osterie, asserisce Chesterton, avverte che vi è qualcosa di diabolico nell'uomo che pretende di rassomigliare tanto da vicino al Padreterno.

Consiglio vivamente di leggere questa fantastica raccolta di scritti inediti chestertoniani per rendersi esatto conto (se ce ne fosse ancora bisogno) della statura gigantesca delle osservazioni acutissime e penetranti di Gilbert Keith Chesterton. Plaudo ancora all'iniziativa e sinceramente rinnovo il mio personale ringraziamento.

FABIO TREVISAN

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martedì, gennaio 11, 2011

Why Duhem?

Why Duhem?: "Duhem was unique among modern scientists with his penetrating insights into the method of the exact sciences, and in particular of physics, both on the conceptual level and along the vast and broad front of its use in history. In fact he did, what historians and historians of science were supposed to have done long ago: He discovered the true origins of Newtonian physics. That those origins are steeped in a culture, the Middle Ages, which for many is still the classic embodiment of obscurantism, could have but served as lèse majesté. But as if insult were to be added to injury, Duhem also spelled out the fact, with a vast and most original historical research that those origins are intimately connected with Catholic dogmas, such as the creation out of nothing and creation in time.
[SLJ Scientist and Catholic: Pierre Duhem 9]

(Yes, I hope to continue with our study of SLJ's The Relevance of Physics, but not today. Soon, I hope. Dr. T.)
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martedì, gennaio 04, 2011

Uncommonsense

Uncommonsense, il podcast della Chesterton American Society, parla brevemente del mio libro (verso il terzo minuto) e menziona la Società Chestertoniana Italiana.



lunedì, gennaio 03, 2011

domenica, gennaio 02, 2011

"Tutto il mondo moderno si è diviso in conservatori e progressisti. L'attività dei progressisti è quella di continuare a fare errori. L'attività dei conservatori è quella di evitare che gli errori siano corretti". (GKC)

sabato, gennaio 01, 2011

Duhem and the New Year

Duhem and the New Year: "Welcome to 2011, dear friends and scholars and members of our Duhem Society - and all interested and thinking men!

In just five years we shall see the centennial of Duhem's death and the semi-centennial of the appearance of Jaki's great The Relevance of Physics. With God's help I will try to get further into our projects and perhaps we shall see some more formal actions taken as we advance.

In a tiny attempt to assist my own work, I am re-reading Jaki's book on Duhem, which seems even more rich and fertile in ideas than it did the last time I read it. For today, just a tiny sample, but one which is joyful and revealing, as well as suited to the day:
Récamier pointedly recalled that Pierre found very amusing the Ecole's New Year parties and added that 'he certainly collaborated in them.' In fact he wrote the text for one of those parties, including the poems to be sung by the chorus.
[SLJ Uneasy Genius: the Life and Work of Pierre Duhem 59]
Here is my own challenge for our members, be you a physicist or philosopher or simple student: write a suitable poem - yes, one that might be sung, if possible.

If, come 2016, God will permit us to have an international conference, good. We ought to have scholarly lectures and seminars and symposia and publish formal proceedings. But if we are true to Duhem and Jaki we ought to have poems and songs as well. We must always recall that we are men, members of the human species, who eat and sleep - and yes, who rejoice at festive times. If we forget this, we could never be scientists:
Science finds its facts in Nature, but Science is not Nature; because Science has coordinated ideas, interpretations and analyses; and can say of Nature what Nature cannot say for itself.
[GKC The Resurrection of Rome CW21:358]
And sometimes it may be better said as a good old rousing chorus in a sort of drinking song... Let us wear lab coats, let us drink our beer from 750-ml beakers, let us rhyme elements and equations - let Science and Engineering join Art and Music and Literature in proclaiming the glory of God!
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venerdì, dicembre 31, 2010

L'amore e il coraggio.

Giovedi 30 Dicembre 2010
2010: L'ANNO DI NEWMAN
L'amore e il coraggio
Seguire la verità a qualsiasi costo
Angelo Bottone - docente filosofia (Università Dublino)


Benedetto XVI, ripercorrendo nel tradizionale discorso alla Curia Romana l’anno appena trascorso, è tornato a parlare del suo “indimenticabile viaggio nel Regno Unito”, viaggio inizialmente segnato di timori ma che si è poi rivelato fruttuoso e ricco di soddisfazioni. Il Santo Padre ha voluto ricordare in particolare l’evento che ha contraddistinto non solo il viaggio ma probabilmente l’intero anno: la beatificazione del cardinale John Henry Newman.
Due aspetti del neo-beato sono stati sottolineati nel discorso alla Curia, la riflessione sulla coscienza e le sue conversioni. L’intera vita di Newman è stata un cammino di conversione guidato dalla coscienza intesa nel duplice senso di capacità di riconoscere il bene e spinta a compierlo. “Coscienza è capacità di verità e obbedienza nei confronti della verità”, ha ricordato Benedetto XVI e, pertanto, impone a tutti “il dovere di incamminarsi verso la verità, di cercarla e di sottomettersi ad essa laddove la incontra”. Coscienza e conversione sono strettamente legate perché l’una indica la strada all’altra.
Nel Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, scritto proprio nel periodo che ha preceduto il suo accoglimento nella Chiesa cattolica, Newman scriveva che vivere è cambiare ed essere perfetti è aver cambiato spesso. La verità ci è data a conoscere nella storia e questa conoscenza si compie necessariamente attraverso uno sviluppo. Ma come distinguere lo sviluppo autentico di una dottrina da una sua deviazione? Questa domanda aveva per il teologo inglese una valenza non solo teoretica ma esistenziale, infatti il grande amore per la verità lo stava portando a mettere in discussione la Chiesa anglicana nella quale era cresciuto e che si era impegnato a servire. La stessa domanda, d’altronde, se la pone chiunque si trovi a far conto con il tempo che passa e, esaminando la propria coscienza, si chiede se ci sono stati nella propria vita dei miglioramenti, una trasformazione positiva.

Continua qui.

sabato, dicembre 25, 2010