lunedì, gennaio 30, 2012
Creating Capabilites
giovedì, gennaio 19, 2012
sabato, gennaio 14, 2012
martedì, gennaio 10, 2012
Sermarini risponde a Melloni
- Lei prende le mosse da una raccolta di saggi recentemente uscita per i tipi della San Paolo e ben tradotta da Pietro Federico e Tommaso Maria Minardi: anzitutto non condivido quanto lei dice a proposito dell'edizione: "senza una riga che spieghi il contesto politico-ideologico concreto, con un'introduzione che parafrasa il testo e una postfazione che non data nulla". Se lo scopo è screditare, ho capito che è bene screditare anche l'edizione, a scanso di equivoci. Le sue preoccupazioni di carattere storico avrebbero un fondamento se il testo di per sé non fosse così chiaro ed interessante da brillare anche adesso per attualità e validità dottrinale. Se l'estensore di prefazione e postfazione si profonde in citazioni, vedo d'altro canto che Lei non lo fa minimamente, il che mi lascia pensoso. E nonostante ciò, trova modo di dare a Chesterton del fascista e di considerare il testo un'accozzaglia di idee antimoderne, il che, nella temperie attuale, fa molto discredito. Il che continua a farmi pensare.
- E' nella migliore delle ipotesi un'imprecisione dire che si tratta di articoli raccolti dopo essere apparsi sulThe New Witness: basta leggere la Nota Introduttiva al testo redatta da Chesterton stesso e leggibile a pagina 9 per comprendere che si tratta solo per la prima parte di articoli apparsi sul settimanale del fratello Cecil e di Hilaire Belloc ma che comprende altri scritti occasionati dalla riunione in volume degli scritti sulla polemica sul divorzio (una delle tante in cui si impegnò GKC e per cui divenne famosissimo e molto amato anche all'estero, anche in quell'America sempre criticata nei suoi scritti). Doveva essere un pamphlet ma divenne una sorta di piccolo classico.
- E' storicamente falso che The New Witness e gli altri periodici su cui scrisse Chesterton fossero"ammaliati dalla destra europea e mussoliana". Anzitutto The New Witness smise di essere pubblicato quando Mussolini era all'inizio della sua parabola politica. Chesterton ha parole di interesse per Mussolini in un unico testo, La resurrezione di Roma, in cui descrive il suo incontro personale con il duce come pure con Papa Pio XI (ovviamente con toni molto differenti, di curiosa iniziale stima per Mussolini, cosa all'epoca riferibile a molti, di deciso entusiasmo e commozione circa l'incontro con il Papa, che si professò suo lettore: a proposito, la invito a leggere questo testo molto bello e per nulla fascista senza paura di contaminarsi); parliamo della Roma a cavallo del Novembre 1929 e le prime settimane del 1930.
- Chesterton scrisse su tantissimi periodici, dei quali nessuno può essere ricondotto nemmeno per errore alla destra europea e a quella mussoliniana. Consideri che The Speaker, il Daily News (giornale di tendenze laburiste radicali), l'Illustrated London News (collaborazione quest'ultima durata dal 1905 sino alla morte) non possono assolutamente essere annoverati così come lei vorrebbe, neanche con la migliore volontà.
- Che Chesterton eviti di toccare la Chiesa d'Inghilterra è ovvio, perché non era il suo obiettivo polemico; la sua polemica non tocca minimamente il cosiddetto piano religioso o confessionale bensì quello puramente razionale: Chesterton vuole dimostrare che la posizione favorevole al divorzio ha basi solo nella superstizione, ossia nel contrario del corretto uso della ragione. Altrove e per altri motivi GKC non lesina critiche alla Chiesa d'Inghilterra (provi a leggere La Chiesa Cattolica - Dove tutte le verità si danno appuntamento, edito dalla Lindau con una mia breve prefazione), quella chiesa nella quale nacque, che abbandonò seguendo i genitori nella cosiddetta Chiesa Unitariana, cui si unì nuovamente grazie a sua moglie Frances e all'amicizia di alcuni ecclesiastici anglicani quali Conrad Noel (detto "The Red Vicar" per le sue idee apertamente socialiste, antiimperialiste e filoirlandesi: che strano "fascista", questo Chesterton, no, professore?), Percy Dearmer (altro socialista, liturgista anglicano: sempre più inusuali, per lei, queste amicizie fraterne che durarono per tutta la vita; eppure Chesterton per lei sarebbe fascista. Come facevano questi due socialisti, il primo dei quali fondatore del British Socialist Party, ad andarci a pranzo senza contaminarsi?).
- La polemica sul divorzio fu nel 1918 e i saggi furono raccolti solo nel 1920. Chesterton non era ancora cattolico, quindi ogni possibile polemica con la Chiesa anglicana non aveva ragion d'essere.
- Chesterton non fu mai antisemita. Aveva tra i suoi migliori amici numerosi ebrei, uno dei quali, Lawrence Solomon, decise di trasferirsi con la famiglia a Beaconsfield assieme all'antisemita Chesterton. Un bell'esempio di sindrome di Stoccolma, no, professore? Maurice Baring, convertitosi prima di lui al cattolicesimo grazie anche ai suoi scritti, non lo abbandonò mai per tutta la vita. Sin dalla più tenera età si circondò di amici ebrei, che difese anche fisicamente da attacchi di antisemitismo. La leggenda del suo antisemitismo è un altro mezzuccio messo in giro dopo la sua morte per "farlo fuori" in Inghilterra dove era troppo amato e popolare. Se non crede sufficiente ciò che le ho elencato, Le consiglio la lettura di Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, Sheed and Ward, Londra 1944, pagine 191 e seguenti, oppure se ha modo anche William Oddie, Chesterton and the romance of orthodoxy, Oxford Press, 2009, pagine 79 e 80, che contiene testimonianze di prima mano oltre che le risultanze dei diari e dei taccuini di GKC presenti presso la British Library, e il volumetto collettaneo curato dallo stesso Oddie (che è il mio omologo inglese ed è editorialista di punta del Catholic Herald, oltre che suo precedente direttore) The "Holiness" of G. K. Chesterton che contiene un intero capitolo sull'argomento, documentatissimo. Gli ultimi a sostenere l'antisemitismo di Chesterton siete A. N. Wilson e lei, privi di evidenze. Tenete duro come ultimi samurai.
- Shaw non ridicolizzò mai Chesterton, con il quale ebbe un'amicizia lunga una vita pur pensandola in maniera diametralmente opposta. Polemizzarono e concionarono in pubblici dibattiti per partecipare ai quali la gente pagava il biglietto ed al termine dei quali veniva proclamato il vincitore, che quasi sempre era il popolarissimo Chesterton. Il fabiano Shaw non credeva nella filosofia politica di Chesterton e Belloc, il distributismo, che -questa sì- ridicolizzava capitalismo e socialismo e per la quale Chesterton creò il suo ultimo settimanale, il G. K.'s Weekly, nel 1926. Il distributismo trova la sua radice nella Rerum Novarum, sta ritornando -in questo momento di crisi del capitalismo- sulle bocche dei più lucidi ed avveduti. Alcuni tratti si ritrovano anche nei discorsi di Papa Benedetto XVI. GBS amò con sincera amicizia GKC, questa è la verità storica.
- Mi perdoni la pedanteria, sono certo che si tratti di un refuso, ma Shaw parlava, a proposito di GKC e Hilaire Belloc, del Chesterbelloc e non dei Chesterbelloc. Voleva sottolineare l'unità di idee e di intenti dei due scrittori, e Chesterton ci rise talmente che ne fece anche occasione per un'autocaricatura. Togliatti lo lasci riposare in pace, è meglio per tutti.
- Che Chesterton abbia polemizzato con Dickens mi risulta inesistente oltre che impossibile. Il mondo e le idee di Chesterton erano un po' anche il mondo e le idee di Dickens. Chesterton sin dalle prime esperienze di scrittore si dovette cimentare come critico con le opere di Dickens, tanto che il frutto di questo cimento finì in due volumi. Egli criticò Dickens amandolo profondamente. Poi polemizzare con un morto...
- Se Chesterton era un gigante, Guardini cos'è? Un gigante anche lui, ma il paragone secondo me non c'entra nulla. Che Chesterton fosse un gigante del pensiero lo considerano tutti quelli che non sono ammorbati dall'ideologia o dalla necessità di dimostrare una tesi (il che è praticamente la stessa cosa). Fra tutti basti citare lo studioso di San Tommaso d'Aquino Etienne Gilson: "Chesterton fu uno dei più profondi pensatori che sia mai esistito. Fu profondo perché aveva ragione". Gilson definì la biografia del Bue Muto di Chesterton la migliore mai scritta e la definì degna di un genio. Ecco servita la "modestissima profondità dottrinale" di Chesterton, professore... Detto da un Gilson, poi, mi perdoni, ma non so a chi credere.
- Comprendo che Chesterton in questo libro e nella sua lunga carriera abbia sempre attaccato i suoi idoli, professore, senza i quali Lei si sente forse smarrito, abituato com'è a distinguerci tra progressisti e conservatori, o meglio fascisti, mentre forse non si capacita che esista un Chesterton così, vero uomo vivo, cattolico a tutto tondo. Ma tant'è. Lei lo considera un antimoderno con un certo astio, mentre il moderno Chesterton ha la sola colpa di non essere modernista.
- Secondo me non si è avveduto che di Chesterton lei critica proprio la modernità, ossia il criticare il divorzio non per motivi religiosi bensì per motivi puramente razionali. Con ciò lei viola il principio di non contraddizione, e forse non gliene importerà nulla. Per me conta.
- Che la San Paolo pubblichi un testo clericofascista mi risulta impossibile... Una risatina tipo quella evocata da Luca Negri su L'Occidentale forse ci starebbe bene.
- Comunque diceva saggiamente un mio giovane amico chestertoniano: il suo pare un prevedibile attacco tipico da Fase 2: GKC ha osato tornare alla luce, occorre quindi metterlo in cattiva luce. Il destrofilo, l'antisemita. Bella penna dall'anima nera. Man mano che il Nostro tornerà sulle labbra e nel cuore dei lettori (cosa che già è), fioriranno critiche simili pur d'impedirne la lettura. D'altronde sono quelli come lei che l'affossarono pian piano nel secondo dopoguerra in Italia: non essendo di destra o di sinistra, non essendo soprattutto organi o al cosiddetto cattolicesimo democratico che ha egemonizzato per decenni il panorama del pensiero cattolico, fu archiviato silenziosamente. Si figuri che i primi due testi di carattere distributista (Il profilo ella ragionevolezza e Cosa c'è di sbagliato nel mondo), pur essendo centrali nel suo pensiero, hanno visto la luce in Italia solo nel 2011.
sabato, dicembre 31, 2011
lunedì, dicembre 26, 2011
New book: Translation and Philosophy
Foran, Lisa (ed.)
Translation and Philosophy
Series: Intercultural Studies and Foreign Language Learning - Volume 11
Year of Publication: 2012
Oxford, Bern, Berlin, Bruxelles, Frankfurt am Main, New York, Wien, 2012. VIII, 188 pp., num. tables
ISBN 978-3-0343-0794-9 pb.
Book synopsis
To what extent is philosophy reliant on translation and how does this practice impact on philosophy itself? How should philosophical texts be translated? Is translation inherently philosophical? Can philosophy be described as a 'type of translation'? The essays in this collection seek to respond to these intriguing and provocative questions. Exploring a wide range of issues, from the complexities of translating ambiguous philosophical terms to the role of language in concepts of identity and society, each essay highlights the manner in which the two disciplines rely on (and intersect with) each other. Drawing the collection together is an understanding of both translation and philosophy as practices which seek for meaning in our complex relationship with language and the world.
Contents
Contents: Theo Harden: The Awful German Language, or, Is 'Die Geistige Entwicklung' 'The Mental Development'? - David Charlston: Translating Hegel's Ambiguity: A Culture of Humor and Witz - Daphna Erdinast-Vulcan: Reading Oneself in Quotation Marks: At the Crossing of Disciplines - Andrew Whitehead: Moonless Moons and a Pretty Girl: Translating Ikkyu Sojun - Angelo Bottone: Translation and Justice in Paul Ricoeur - Lisa Foran: Translation as a Path to the Other: Derrida and Ricoeur - Elad Lapidot: What is the Reason for Translating Philosophy? I. Undoing Babel - Alena Dvorakova: Pleasure in Translation: Translating Mill's 'Utilitarianism' from English into Czech - Veronica O'Neill: The Underlying Role of Translation: A Discussion of Walter Benjamin's 'Kinship' - Sergey Tyulenev: Systemics and Lifeworld of Translation - Feargus Denman: Translation, Philosophy and Language: What Counts?
About the author(s)/editor(s)
Lisa Foran is a tutor and doctoral candidate in the School of Philosophy at University College Dublin and a visiting graduate student at the Archives Husserl (ÉNS) Paris. Her research, funded by the Irish Research Council for the Humanities and Social Sciences, focuses on the relationship between translation and the Other in the work of Jacques Derrida.
sabato, dicembre 24, 2011
venerdì, dicembre 23, 2011
A special Vatican City postage stamp depicting Blessed John Henry Newman and Westminster Abbey with Pope Benedict is included in a new set issued to mark the Apostolic Journeys made by Pope Benedict XVI during 2010.The Union Jack is also included in the bottom left-hand corner of the Euro 1.60 value in the set of five stamps released during November 2011.
Pope Benedict XVI made five Apostolic Journeys outside Italy during 2010. The fourth being the remarkable historic State Visit to the United Kingdom, the first by a Pope, 16-19 September.
The exterior of Westminster Abbey, shown on the Vatican City stamp, is steeped in more than a thousand years of British history. Benedictine monks first settled on the site in the middle of the 10th century and the monastery of St Peter established.
Pope Benedict took part in Evening Prayer in Westminster Abbey together with the Archbishop of Canterbury, Dr Rowan Williams, on Friday, 17 September 2010.
One of the highlights and the purpose of this particular Apostolic Journey made by Pope Benedict XVI was the beatification of Cardinal John Henry Newman which took place during a special Mass in Cofton Park, Birmingham, on Sunday, 19 September 2010.
Blessed John Henry Newman 1801-1890, a former Oxford don and Anglican priest, was received into the Catholic Church at Littlemore, near Oxford, on 9 October 1845. He moved into his newly built Oratory House in Edgbaston during February 1852. He was created a Cardinal by Pope Leo XIII in 1879, and died in his room in Birmingham on Monday, 11 August 1890, aged 89.
The Most Reverend Vincent Nichols, Archbishop of Westminster, and President of the Catholic Bishops’ Conference of England and Wales said: "The Papal Visit to the UK remains a moment of great importance and a vivid memory. This stamp helps many people to reflect further on the role of faith today."
Archbishop Nichols added: "The depiction of Blessed John Henry Newman alongside Pope Benedict XVI signals an affinity of mind and an encouragement in our study and proclamation of our faith."
Cardinal Newman was first depicted on a stamp issued by the Republic of Ireland in July 1954. This was followed by Jersey in September 1983. Isle of Man Stamp & Coins issued a special miniature sheet on 11 August 2010, to mark the State Visit of Pope Benedict XVI and the Beatification of Blessed John Henry Newman.
For the record the other Apostolic Journeys of Pope Benedict XVI during 2011 were to Malta in April for the 1950th anniversary of shipwreck of Paul of Tarsus; to Portugal in May; to Cyprus in June; to Spain in November.
The Vatican City stamps were designed by artist Giorgio Borghesani, and printed using the offset process, in sheets of 10 stamps by BDT (Ireland).