sabato, luglio 13, 2013

In libreria “Paolo e le parole di Gesù. Frammenti di un insegnamento orale” »


Luigi WALT, Paolo e le parole di Gesù. Frammenti di un insegnamento orale, Morcelliana, Brescia 2013, pp. 520, euro 35. 
PPG
L’indagine storica sul cristianesimo delle origini, soprattutto a partire dal Novecento, ha sostenuto in diverse occasioni l’ipotesi di una radicale discontinuità fra Gesù e Paolo. Ancora oggi, gli studiosi si interrogano su quanto del messaggio originario di Gesù si sia conservato nella predicazione paolina, e quanto debba essere valutato, invece, come il frutto delle personali elaborazioni dell’apostolo, preoccupandosi principalmente di individuare gli «elementi paolini in Paolo», senza considerare l’importanza di ciò che renderebbe l’apostolo meno originale ai nostri occhi: la sua eventuale dipendenza da elementi «pre-paolini», e, nello specifico, dalla multiforme tradizione delle parole di Gesù.
Paolo si trova ad agire in una particolare fase storica delle origini cristiane, corrispondente agli anni 30-70 del primo secolo, in cui mancano, o risultano ancora marginali, fissazioni scritte dell’annuncio evangelico. Di qui le domande: quale peso ebbe, nella predicazione orale di Paolo, il richiamo concreto alle parole di Gesù? In quante e quali occasioni, e in che modo l’apostolo si trovò a citare insegnamenti attribuiti o attribuibili al Nazareno? Quale rapporto possiamo stabilire tra gli scritti di Paolo che ci sono rimasti e la complessa storia delle tradizioni evangeliche, confluite in seguito nei vari testi della letteratura canonica e «apocrifa»?
Attraverso un’analisi dettagliata dell’epistolario paolino, il libro cerca di dare risposta a questi interrogativi, restituendoci un’immagine vivida, e a tratti inedita, del vangelo predicato dall’apostolo e del suo «debito impensato» con Gesù.

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venerdì, luglio 12, 2013

Uscire dalla crisi? Fare figli.

Uscire dalla crisi? Fare figli.:
01

Costanza Miriano intervista Ettore Gotti Tedeschi

A Bruxelles si discute, nel Forum sulla demografia, di “Investire sul futuro demografico in Europa”. Si parla di lotta alla denatalità, e non in un oratorio parrocchiale, ma in una sede internazionale tra le più laiche e prestigiose. Finalmente le sue teorie, quelle che lei da anni va ribadendo in ogni sede possibile, stanno diventando di moda? Che succede?
Credo che a Bruxelles si difenda keynesinianamente le nascite per difendere la necessità di domanda ,non tanto la vita.  Quando Papa Paolo VI  nel 1968 scrisse l’Enciclica Humanae Vitae , ad avversarlo non furono solo gli ambienti laici ,ma anche alcuni  teologi cattolici. Se ricordo bene  si rischiò una specie di “scisma” in casa cattolica sul tema della dignità della vita umana , sul tema natalità e così via.
Papa  Benedetto XVI riprende  magistralmente la Humanae Vitae e la Populorum Progressio , sempre di Paolo VI , per spiegare la crisi economica conseguente il rifiuto della vita umana da parte di una cultura sempre più nichilista, che non sa più distinguere tra fini e mezzi e lascia ai mezzi ( l’economia ) prendere autonomia morale , contraddire le leggi naturali legate alla vita umana  e produrre danni all’uomo stesso. Cara Costanza, le mie non sono teorie, sono tesi provate , riconosciute anche da un grande Pontefice , razionale ed intellettuale come Benedetto XVI . E veniamo a Bruxelles. Se noi cattolici difendiamo la vita umana , ciò viene letto come difesa della Creazione . Il nichilismo dominante rifiuta la Creazione , spiega tutto con la scienza e l’evoluzionismo  L’uomo “deve” esser solo un animale intelligente e la sua dignità quella di un bacillo evoluto , ma necessario alla crescita dell’economia …quando si riconosce che senza natalità il PIL crolla e non si assorbono i costi fissi ( sanità,pensioni…) , non si permette il sostegno della imposizione fiscale , ecc. Il laicismo cartesiano ( francese soprattutto) ha scoperto, prima di noi cattolici senza più idee, fede e  coraggio , che senza figli si perde ricchezza e potere , così stimola la natalità, sostiene persino la famiglia con incentivi.  Ma perchè lo fa ? Per amore alla vita , alla famiglia o per rafforzare  keynesianamente la domanda e sostenere la produzione ? Noi cattolici influenzati da teologi  che ignorano i richiami dei Pontefici , influenzati da cattoprogressisti ignavi , che sostengono che non si deve gravare sulle giovani coppie con l’impegno di figliare ,  stiamo perdendo persino la leadership  nella difesa della vita . Le mie non sono teorie , quelle di Malthus e dei neomaltusiani che mi attaccano da anni, sono teorie . Le mie,cioè quelle del magistero della Chiesa , soprattutto quelle di Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, sono la verità, che io ho solamente ,ma per primo, utilizzate per spiegare  con ogni analisi necessaria, che la crisi economica in corso è dovuta al crollo della natalità nel mondo occidentale. Ma io ho solo fatto il mio mestiere di economista  cattolico, la verità e la saggezza in questo principio è nel Magistero della Chiesa. Ma le Encicliche sono veramente lette, studiate, discusse ?gotti-tedeschi
 Tra i relatori a Bruxelles c’è l’economista inglese Edward Hugh, che ha scritto un libro dal titolo “Popolazione, la risorsa non rinnovabile”, nel quale sostiene che senza crescita demografica non c’è neanche quella economica. Adesso è corteggiato da economisti illustri quali Krugman e Roubini… Lei queste cose le va dicendo da anni, ed è sempre sembrato una vox clamans in deserto. Cosa è successo, cosa è cambiato tanto da convincere i suoi colleghi?
Non conosco questo economista e le sue tesi , chiunque sia  le sue dichiarazioni a sostegno della vita sono benvenute , se sono a sostegno della vita anzitutto e non del “mezzo uomo mero elemento di sviluppo economico “. Perché lo sviluppo economico sia in modo equilibrato fondato sulla natalità va anzitutto rispettato il principio della dignità dell’uomo-persona. Esigenza di natalità non è solo esigenza di domanda per soddisfare l’offerta, altrimenti i figli si possono produrre il provetta o clonandoli , oppure facendoli ma non amandoli come si deve fare , educandoli, formandoli. Ma  la tua domanda vuole una risposta precisa : senza crescita equilibrata della popolazione il Pil non può aumentare se non attraverso forme di consumismo , cioè aumentando i consumi pro-capite , arrivando a consumismo a debito, insostenibile  come abbiamo visto e con le conseguenze attuali .
 Per l’ennesima volta dovrò farla tornare su argomenti di cui ha già parlato tante volte, ma io non sono un’economista, e le chiedo di avere pazienza. Può spiegare a una profana come me come è possibile che, mentre sembrano esserci sempre meno soldi in giro, e quindi una torta da spartire più piccola, secondo lei la ricetta per far funzionare meglio la festa sia non diminuire ma aumentare gli invitati? Fare più figli non aggrava il problema?
Forse ti riferisci alle suggestioni della decrescita felice , che è , fra tutti, il surrogato più insostenibile , pericoloso  e persino “demoniaco”. Smettere di far figli , interrompere la crescita della popolazione per tasso di sostituzione ( due figli a coppia)  significa non generare risorse per mantenere i vecchi , che ,scusa la rudezza di linguaggio, significa “ sopprimerli” in qualche modo , magari facendolo auspicare da loro stessi sentendosi inutile peso per la società. Significa dover aumentare le tasse , significa ridurre proporzionatamente le risorse necessarie per investire per il bene dell’uomo, per creare posti di lavoro .
Invece pensare di “crescere il numero degli invitati “ , consapevolmente , crea l’effetto contrario . A creare la psicosi  della difficoltà è stata la crisi economica conseguente al crollo natalità nel mondo occidentale grazie alle teorie neomalthusiane degli anni 1975 ( I saggi :  Bomba demografica, I limiti dello sviluppo, ecc nati nelle università americane di Stanford ed MIT).  Ora certo è più difficile pensare di fare famiglia e figli , per problema di reddito e potere di acquisto legato  ai bisogni artificiali imposti dal consumismo. Per le tasse raddoppiate in trent’anni, per assorbire i costi dell’invecchiamento della popolazione,  che hanno ridotto i redditi reali della famiglia e hanno imposto il lavoro di entrambi i coniugi e conseguentemente ridimensionato il legittimo desiderio di far figli ed occuparsi di loro…Ma io credo che anche in queste condizioni si possa fare qualcosa di buono, ma ci vuole fede e coraggio. Mi spiego.  Solo la prospettiva di fare famiglia crea nell’individuo un senso responsabile di impegno superiore che produce più produttività , crea attitudine al risparmio  che si traduce in base monetaria necessaria alle banche per far credito per lo sviluppo ed i consumi veri  e gli investimenti . Si pensi che negli anni  1975 il tasso di risparmio sul reddito delle famiglie era superiore al 25% ed oggi , avendo assorbito detto risparmi per consumare, si è ridotto a sotto il 5%.  Si stimolino la formazione di famiglie con incentivi adeguati e la famiglia vera , orientata a prolificare , ridiverrà il motore dello sviluppo.
 Lei sa che io ho colto il suo invito, perché di figli ne ho fatti quattro, ma certo se guardo al futuro senza gli occhi della fede un po’ mi preoccupo, per loro… Io però ho il conforto di credere. Secondo lei quanto possono influire i condizionamenti culturali nelle decisioni delle persone di aprirsi o meno alla vita?
Senza dubbio è un problema di “condizionamento culturale. Nella introduzione a Caritas in Veritate Papa Benedetto spiega proprio che il comportamento dell’uomo di questo secolo è condizionato dalla cultura nichilista. Quante volte questo grandissimo Pontefice ha richiamato l’esigenza di “emergenza educativa “ ?
Si rilegga perciò bene Caritas in Veritate e Deus Caritas est , la prima Enciclica di Benedetto XVI. In essa spiega che l’uomo per vivere equilibratamente e secondo la sua vera natura ha bisogno tre nutrimenti : quello materiale, quello intellettuale e quello spirituale. Negli ultimi decenni lo si è privato di quello intellettuale e spirituale , rafforzando solo quello materiale , indispensabile per la cultura consumistica necessaria a crescere i consumi individuali per sostenere il Pil che sarebbe crollato grazie al crollo delle nascite.  Quante volte abbiamo letto le considerazioni di maestri del pensiero, premi nobel , scienziati di fama che salvano vite umane, spiegare che l’uomo è solo un animale intelligente e che la scienza potrebbe provvedere a tutti i suoi bisogni ( persino soddisfare il bisogno di felicità e togliergli il dolore) se non fosse per l’insegnamento dannoso della religione cattolica che continua a sostenere la sacralità ed inviolabilità  della vita ?  Come ringraziare questi benefattori dell’umanità ?gotti benedetto
Per la serie “corso base di economia per principianti” ci può spiegare per sommi capi invece chi era Malthus?
Era un prete , un prete anglicano , ma sempre prete era . E dai preti puo venire, in modo  superiore , insegnamenti di  salvezza o perdizione. Si pensi al bene prodotto da un santo Curato d’Ars . Si pensi al conforto, entusiasmo rinnovato,   illuminazione , gioia , che danno le parole di un santo prete come è il nostro Pontefice Papa Francesco, che ci fa rafforzare la nostra fede e ci richiama alla purezza dell’insegnamento evangelico, rafforza il coraggio di esser cristiani, ci da speranza . Thomas Malthus ( 1766-1834) invece di predicare il vangelo e la parola del Salvatore ,predicava proiezioni economiche sbagliate e soluzioni dannose. Nel mondo ,per Malthus ,non c’era posto per la popolazione che il tasso di crescita di allora lasciava prevedere. ( nel 1798 scrive il famoso saggio sulla popolazione) . Ma non si limitò a prevedere male , magari anche “inventandosi” i numeri , ma sembrò più preoccupato alla prognosi che alle diagnosi , tanto che alla storia passa anche per aver “auspicato” carestie ,malattie ecc. quale compensazione delle nascite in sovrappiù. ( ricordate  il malthusiano Scrooge del celebre racconto sul Natale di Dickens ?) . Le proposte di controllo della popolazione del Malthus suonavano male  dette da una prete  , apparivano una offesa alla carità cristiana ed alla stessa scienza , oltre che al buon senso . Ma chi si arrabbiò con il Malthus fu Marx ed Engels che lo interpretarono in chiave pro borghese ed anti-proletaria . Invece Darwin si innamorò delle teorie malthusiane e le strumentalizzò per elaborare la teoria sulla lotta per la sopravvivenza e la selezione naturale ( Darwin dedicò a Malthus  il suo libro L’origine della specie) .  Non commento oltre…Solo ricordo ancora gli attacchi che ho ricevuto io dalla cultura neomalthusiana  negli ultimi anni.
Oltre ai benefici strettamente economici per la società, come ci ha spiegato, ci sono altro motivi per considerare le famiglie numerose un bene?
I  motivi per credere anzitutto nella famiglia , nella vera famiglia, quella ispirata da principi cattolici , quella che prende ad esempio la Famiglia di Nazaret , è che lì certamente i figli non sono soddisfazioni al desiderio o necessità di avere figli .Lì i figli si amano perché sono voluti da Dio . Ma perbacco ,dobbiamo aver vergogna a dirlo ? questa è l’essenza della nostra educazione cristiana, della nostra cultura cristiana. Noi siamo creature di Dio , Dio è il Creatore che ha dato un senso alla sua Creazione e noi creature siamo orientate a dare senso alla nostra vita ed alle nostre azioni . Se abbiamo vocazione matrimoniale non è per fare un contratto di società di fatto di convivenza. Rispetto , come si dice, per chiunque la pensi in modo diverso, ma  siamo obbligati ad un comportamento esemplare , altrimenti chi capisce, e da che,  che siamo cristiani ? Conseguentemente  i  figli , nelle famiglie cristiane, non solo  vengono fatti, ma vengono amati, e perciò allevati ed educati coerentemente. Così divengono membri esemplari ed influenzanti la società. In una famiglia numerosa ,( tu Costanza hai 4 figli , io ne ho 5)ed   esemplare ,  dove si  benedice la tavola  prima di iniziare pranzo e cena , per esempio. ( come si sorriderà leggendo che una famiglia esemplare deve benedire la tavola…) , i figli vengono ( dovrebbero venir…)  educati alla sobrietà, alla condivisione gratuita, alla tolleranza , rispetto reciproco ,bandendo l’egoismo . Per spegnere risatine ironiche sulle facce di qualche lettore occasionale  o solo curioso del sito Costanza  Miriano, dirò che riuscirci è impegnativo , vuole sforzo, vuole unità di vita , vuole sacrificio  ,ma non avete idea dei ritorni su questo investimento…E’ come investire in Dio , come investire sulla fede . Conoscete un investimento con una promessa di rendimento così alta ? La vita eterna e persino la felicità quaggiù sulla terra ?
Anni fa lei mi disse che il peggio della crisi sarebbe ancora dovuto arrivare, e spiegò quello che sarebbe successo. Le sue previsioni si sono avverate. Posso allora chiederle cosa vede nel futuro dell’Italia?
Vedi , prova a rileggere Caritas in Veritate , alla conclusione Benedetto scrive che in questo mondo , gli uomini, quando devono cercare di risolvere una situazione di crisi cambiano gli strumenti , i modelli di governance , le organizzazioni. Ma dice Benedetto che poiché sono gli uomini che , usando male gli strumenti provocano le crisi, invece di cambiare gli strumenti si devono cambiare gli uomini. Ora , poiché ciò è indiscutibile, cambiare gli uomini ci vuole tempo , ci vogliono uomini disponibili a cambiare , ci vogliono maestri capaci di cambiarli , ecc. Ma la crisi in corso non aspetterà , potrà solo peggiorare se non si prendono vere iniziative immediate. E chi le prende ? Chi saprebbe cambiare gli uomini ? ridare loro il senso perso della vita? delle azioni ? Lo può solo fare un intervento miracoloso . Non so se lo meritiamo. Ma nel frattempo la Divina Misericordia  ci ha dato Papa Francesco. Che sta dando messaggi di cambiamento del cuore dell’uomo . E ciò mi riempie di speranza concreta .



giovedì, luglio 11, 2013

Men Really Don't Hear a Crying Baby at Night »

Men Really Don't Hear a Crying Baby at Night »: 2010-01-sleepstudy.jpgWe almost wish we hadn't read this article because maybe now we have to start believing our husband when he says he doesn't hear our son crying in the middle of the night. Researchers in England have been looking into what sounds are most likely to wake men and women at night. A crying baby didn't even crack mens' top ten list.

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mercoledì, luglio 10, 2013

La celebre intervista a Norberto Bobbio sull’aborto

La celebre intervista a Norberto Bobbio sull’aborto:
norbertobobbio
Giulio Nascimbeni a colloquio con Norberto Bobbio; intervista dell’8 maggio 1981 pubblicata sul Corriere della Sera alla vigilia del referendum sull’aborto
Sono con Norberto Bobbio nel suo studio di Torino, fra scaffali gremiti e tavoli coperti da giornali e riviste. «Non parlo volentieri di questo problema dell’aborto» mi dice. Gli chiedo perché. «È un problema molto difficile, è il classico problema nel quale ci si trova di fronte a un conflitto di diritti e di doveri».
Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?
«Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell’aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto».
Lei parlava di diritti, non di un solo diritto
«C’è anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c’è un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite».
Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile?
«È vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa».
Ma bisogna decidere.
«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l’aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all’aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».
Quali critiche muove alla legge 194?
«Al primo articolo è detto che lo Stato “garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”. Secondo me, questo diritto ha ragione d’essere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che l’interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite».
E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai «cucchiai d’oro», alle «mammane», ai drammi e alle ingiustizie dell’aborto clandestino? L’aborto è una triste realtà, non si può negarla.
«Il fatto che l’aborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto d’auto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome l’aborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante».
Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?
«Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il Saggio sulla libertà di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrent’anni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società: “il bene dell’individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente”».
Questo può valere anche nel caso dell’aborto?
«Dice ancora Stuart Mill: “Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano”. Adesso le femministe dicono: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l’aborto. L’individuo è uno, singolo. Nel caso dell’aborto c’è un “altro” nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l’aborto si dispone di una vita altrui».
Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico. Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico (inteso qui come mondo dei non credenti; sul significato più pregnante del termine, vedi l’articolo Che cosa significa laicità? – ndr) per queste sue dichiarazioni?
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere».

lunedì, luglio 08, 2013

Social Teaching

Social Teaching: Please be aware of a new website, based in the UK and devoted to Catholic Social Teaching. Introduced by Archbishop Vincent Nichols, catholicsocialteaching.org.uk contains among other things a simple guide to Caritas in Veritate.

Meanwhile another new site, www.blueprintforbusiness.org, applies Catholic Social Teaching specifically to business management and leadership.  The Resources section contains a link to the Pontifical Council for Justice and Peace document on the Vocation of the Business Leader, co-published with the John A. Ryan Institute for Catholic Social Thought in Minnesota.

sabato, luglio 06, 2013

Un grande ritorno: L'età vittoriana nella letteratura

Un grande ritorno: L'età vittoriana nella letteratura:
Dopo quasi 70 anni l’editrice Fuorilinea ripropone ‘L’età vittoriana nella letteratura” acutissimo e debordante saggio/divagazione di Gilbert Keith Chesterton, il papà di padre Brown, e poi poeta, giornalista, critico e rutilante autore di pamphlet, saggi e romanzi surreali, grotteschi, umoristici, talvolta geniali sintesi di vezzi, gusti, splendori e miserie dell’intero Novecento. Qui di seguito la mia prefazione al volume  curato da Sabina Nicolini e tradotto da Federico Mazzocchi 
Un libro di Chesterton ha sempre bisogno di un’introduzione. Non perché manchi di qualcosa o necessiti di un sostegno. Tutt’altro. Ne ha bisogno perché di cose lì dentro ce ne sono fin troppe. Un rutilante e incessante assalto alla mente del lettore che facilmente potrebbe avere la peggio. Un’introduzione quindi vale un po’ da bussola, da orientamento primario nella fantasia di uno scrittore esorbitante come la sua mole, innamorato dei suoi contrasti, dei suoi giochi di parole condotti e perpetrati9 fino allo sfinimento, dei suoi parallelismi, dell’evocazione di particolari che soprattutto a più di un secolo di distanza possono essersi facilmente spersi strada facendo.
E allora, la prima avvertenza. Per far fruttare al meglio la lettura di questo L’età vittoriana in letteratura, ponetevi di fronte al volume che state per iniziare come se vi trovaste di fronte a un pianista virtuoso ma un po’ scapestrato: nel vostro caso, al posto delle note troverete un elenco dettagliato ma non sistematico di volti, un sfilata di penne valorose, significative, di scrittori che hanno incarnato l’epoca che Chesterton sentiva ancora come propria, nella piena libertà di muovercisi dentro da critico ma appassionato. Ci sono quindi i suoi amori, Dickens, Stevenson, e c’è l’Inghilterra sferzata e amata, ma che ne esce assolutamente vivida e attraente ancora oggi.
La seconda: non pensate di trovare in queste pagine le canoniche biografie, la contestualizzazione storica, una guida per comprendere. Queste cose a Chesterton non interessano. Quando e soprattutto quando scrive saggistica, GKC è un’ape che sugge fino all’ultimo la corolla che ha individuato per poi passare improvvisamente a quella di un altro tipo, di un altro campo, volteggiando allegramente seguendo la via dell’istinto. E allora, munitevi se  volete di matita e appunti per costruirvi da soli un itinerario in mezzo a questo paesaggio. Non contate sull’autore, non ha nessuna pietà e vi lascerà fare da soli un percorso personale ma non per questo meno elettrizzante
La terza: lasciarsi andare e gustare la verve dell’autore. Come di fronte al mangiafuoco del circo voi sapete bene di non aver alcuna voglia di riprodurre l’effetto del protagonista, né vi fate troppe domande sul modo in cui realizza il suo spettacolo. Ma il fuoco è talmente bello, vivido e fiammeggiante che guardate con ammirazione le sue evoluzioni che in fondo non vi scotteranno ma vi daranno emozioni. E Chesterton è una fucina di emozioni assolutamente indolore e avvincente.
La quarta: detto tutto ciò, non pensate di essere di fronte a un magnifico dilettante della storiografia. Chesterton non va misurato col metro della sistematicità, dell’equilibrio, della ragionevolezza. Come una squadra di calcio che magnificamente si getta all’attacco dell’avversario non si cura troppo di disporsi perfettamente sul campo e non si preoccupa di un contropiede. GKC si offre sempre senza calcoli al suo lettore che sa di potersi aspettare continuamente il colpo di genio, la trovata inattesa, la definizione improvvisa, saettante e fino a quel momento impensabile senza chiedergli continuità, logica e rigore. Così quest’opera si può leggere come il dizionario redatto da un Borges distratto, un uomo che una volta giunto a Liverpool scrisse alla moglie “Sono a Liverpool, dove dovrei essere? ‘ E la povera consorte gli rispose rassegnata “a casa”. Ecco caro lettore, sei perfettamente consapevole che a un certo punto anche tu non saprai più dove sei, dove ti avrà portato con sé questo formidabile gargantua delle parole. Ma non avere paura: una volta tornato a casa di accorgerai che il gioco valeva la candela. O meglio, il fuoco del mangiafuoco.
Saverio Simonelli

giovedì, luglio 04, 2013

Did You Get Yours?

Did You Get Yours?: New Yorkers sent anonymous postcards to Dubliners as part of a ’Postcards of our City‘ architecture project, organised by Dublin City Council and Culture Ireland. 500 New Yorkers who dropped into the NYU campus wrote messages to us, the good people of Dublin, and the lucky recipients were selected randomly from the phone book!  I really [...]

mercoledì, luglio 03, 2013

Yes we scan. Il mito di Obama al capolinea? »

Yes we scan. Il mito di Obama al capolinea? »:
di Francesco Mastromatteo

Uno spettro s’aggira per l’Europa: quello dell’antiamericanismo. Non, una volta tanto, da parte dei soliti gruppi estremisti, ma nientemeno che dai leader politici più autorevoli, Martin Schultz in testa, che hanno inoltrato vibrate proteste e richieste di spiegazioni a Washington per l’increscioso caso del Datagate, lo scandalo delle intercettazioni statunitensi ai danni di diversi stati europei. La vicenda, assieme a quella di Edward Snowden, l’ex dipendente dei servizi di sicurezza che ha deciso di rivelare al mondo le trame spionistiche americane, diventando il protagonista di una controversa e appassionante disputa internazionale, sta mettendo in seria crisi i rapporti tra Usa ed Europa, e rischia di appannare il mito di Obama agli occhi dei suoi tanti fan. 

Sia chiaro: solo le anime belle possono scandalizzarsi nello scoprire che gli Usa spiano tutto il mondo, compresi i loro alleati, e che i servizi segreti fanno il lavoro (spesso sporco) per cui esistono. Ma non si può non provare un moto di ilare sconcerto nel ricordare i peana sperticati e a tratti deliranti con cui, qualche anno fa, l’ascesa dell’astro politico di Obama venne salutata un po’ da tutti i commentatori, quasi che si fosse di fronte ad un messia laico e non a un capo di stato, anzi il capo dello stato più potente della Terra. Un presidente che, al di là della retorica progressista e buonista, avrebbe fatto gli interessi del proprio Paese, cambiando tattica e parole d’ordine rispetto al predecessore repubblicano ma non certo strategia.

Al piglio muscolare e scopertamente bellicista di G.W. Bush è subentrato l’afflato umanitarista e politicamente corretto del primo presidente Usa di colore, in politica interna sostenitore di quel laicismo spinto che sembra individuare in aborto facile, eutanasia per tutti e matrimoni omosessuali la formula della pace sociale (quasi non fossimo alle prese con la più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi), ed in politica estera, al di là delle dichiarazioni d’intenti e di un modo di procedere più felpato, prosecutore dell’intervento nelle aree più calde del mondo, con esiti non certo felici, specie per la causa delle minoranze cristiane del Medio Oriente. Basti pensare all’attivo sostegno, politico ma non solo, che l’amministrazione americana ha dato alle primavere arabe, salutate dai soliti media compiacenti come solari rivoluzioni democratiche e giovanili, e che in seguito, come dimostra il drammatico caso egiziano che tiene banco in questi giorni, hanno rivelato tutto il loro volto oscuro ed integralista.


Non sappiamo come andrà a finire la questione e se davvero basterà a scalfire il mito del presidente giovane, bello, democratico e umanitario. Nel frattempo, mister Obama, abbia almeno un sussulto di dignità e restituisca il premio Nobel più farlocco della storia: si è dimostrato più abile a spiare che a costruire la pace…

martedì, luglio 02, 2013

Seguaci a nostra insaputa di chi ci toglie l'amicizia su Facebook.

Seguaci a nostra insaputa di chi ci toglie l'amicizia su Facebook.:
Recentemente nelle mie non troppo frequenti puntate su Facebook ho notato qualcosa di strano che mi ha fatto indagare sul perché di un comportamento ripetuto. Mi è capitato che mi sia stata chiesta l'amicizia e che dopo un minuto che la avevo accettata questa fosse poi stata tolta. Non è successo una sola volta ma almeno 5 volte nell'ultimo mese.

Premetto che non ho problemi a accettare una amicizia su Facebook a patto che chi la richiede abbia un nome e un cognome credibili e non magari un nome di un sito web, di una attività commerciale o uno pseudonimo usato chiaramente per mascherare l'identità. Faccio lo stesso anche con mi inserisce nelle cerchie di Google Plus. Il fatto però che l'amicizia venga tolta immediatamente dopo mi ha fatto ritenere che ci fosse qualcosa di poco chiaro di cui non ero a conoscenza visto che i casi erano ripetuti.

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lunedì, luglio 01, 2013