lunedì, luglio 30, 2012

A Philosopher's Return to the Faith

A Philosopher's Return to the Faith: There's a wonderful post up on Edward Feser's blog, describing in detail his journey-- apparently entirely through philosophy-- from atheism to Catholicism.

Edward Feser, if you don't know, is an American philosopher who works in the Aristotelian-Thomistic tradition. His book The Last Superstition was just what the doctor ordered when I was making my own way to faith. And his blog is always worth checking out, especially since it responds to specific arguments atheists and naturalists and materialists commonly make.

I don't know how it is with you, but I can't take an impersonal interest in an author. If I'm reading an article or a book, I want to know whether the writer is a man or a woman. Then I want to know what he or she looks like. Then I find myself wondering about his or her life history, working methods, political and religious beliefs, and so on. C.S. Lewis would be horrified and brand me a victim of the "personal heresy". So be it. Anyway, it's an interesting post.

venerdì, luglio 27, 2012


Filosofia prêt-à porter
cosa resta di tanti festival

La disciplina vive una stagione di successo popolare, perfino i segretari di partito indicono riunioni per chiedere un orientamento. Torna il richiamo a un pensiero in grado di cambiare il mondo e non solo descriverlo. Oltre agli entusiasmi, però, non si scorgono effetti concreti di queste discussioni

di ROBERTO ESPOSITO
 
 
Filosofia prêt-à porter cosa resta di tanti festival
Illustrazione Corbis
We think, therefore we are. In un articolo pubblicato con questo titolo sul Financial Times Jules Evans - già autore di Philosophy for Life and Other Dangerous Situations (Rider Books 2012) - registra una tendenza riconoscibile, in forme diverse, anche da noi. Si tratta della mondanizzazione della filosofia. Club filosofici, pub socratici, caffè illuministici e anche death cafés, specializzati nella riflessione sulla mortalità umana, sorgono in tutta Londra con l'intensità di una nuova stagione rock 'n'rolls. Solo che, al posto di musiche scatenate, vi si pratica terapia in comune dell'anima. Qualcosa a metà tra i cenacoli dialogici ateniesi e i salotti prerivoluzionari parigini, ma con in più un ruolo di supplenza esercitato nei confronti sia della religione in deficit di credibilità sia della politica in perdita di fiducia.

È come se nella crisi, non soltanto economica, in cui le nostre società sono precipitate, la filosofia divenisse l'unico luogo di discussione pubblica - diversa, in questo senso, e anche opposta, alla psicoanalisi, chiusa invece nelle pareti di un rapporto duale ed asimmetrico tra medico e paziente. Incontri ricorrenti, meeting affollati, trasmissioni sempre più ascoltate in cui i filosofi più noti impartiscono lezioni di comportamento danno il senso di questa svolta in cui il sapere perde la sua astrattezza ed entra nelle case private proprio in base alla sua declamazione pubblica.

Non vanno, del resto, nella stessa direzione la diffusione e il crescente successo dei festival in pressoché tutte le città italiane, per non parlare del fenomeno della consulenza filosofica, anch'essa ormai in aperta concorrenza con la pratica analitica? Certo, non tutti i festival sono dichiarati di filosofia - ma è pur sempre essa, cioè il dibattito pubblico delle idee, che sottende anche quelli di letteratura, economia, diritto, politica. Con la televisione che comincia a distribuire sempre più numerose pillole di sapere filosofico, mentre i quotidiani fanno a gara per offrire inserti dedicati alla filosofia. Perfino i segretari di partito - almeno di quelli più presentabili - indicono riunioni con filosofi cui chiedere un orientamento, e certo anche una legittimazione, mentre editori come Mimesis pubblicano saggi dal titolo "Quale filosofia per il partito democratico e la sinistra" (a cura di Luca Taddio).

C'è qualcosa, in questa onda montante, che appartiene allo spirito del tempo. Non solo la necessità, cui si accennava, di riempire un vuoto in un momento in cui si avverte un preoccupante riflusso della politica. Ma qualcosa di più profondo che riguarda la rottura dei linguaggi separati - dell'economia, del diritto, della storia a favore di un lessico trasversale che non può essere che quello dell'unico sapere potenzialmente universale come è appunto la filosofia. Si potrebbe arrivare a dire che allorché tutti problemi - sociali, economici, ambientali, tecnologici sembrano convergere in un unico blocco di senso esteso all'intero pianeta, essi assumono, per così dire, una portata oggettivamente filosofica che prima non avevano. Oggi perfino un trapianto d'organo o una legge sull'immigrazione possono scatenare una disputa sui valori ultimi che il filosofo, prima del tecnico o del giudice, è chiamato a dirimere.

In questo senso potrebbe concludersi che la mondanizzazione della filosofia sia il rovescio complementare della pellicola filosofica che, almeno dall'inizio della globalizzazione, avvolge il mondo. Non è, quella stessa globalizzazione, nel suo significato complesso e ambivalente, una categoria in ultima analisi filosofica?
E tuttavia, con ciò non si è detto tutto. Lo stesso Evans si chiede se questa espansione senza precedenti della filosofia abbia un'effettiva influenza sulla vita degli uomini. Essa è paragonabile, sul piano degli effetti, all'agorà greca o all'Illuminismo francese? La risposta non può essere che negativa. Quando si spengono le luci dei caffè filosofici o si smantellano i tendoni dei festival, non pare rilevarsi un significativo mutamento delle coscienze, e tantomeno dei comportamenti. Le cose - opzioni personali e scelte pubbliche, virtù (rare) e vizi (frequenti) - paiono procedere esattamente come prima. Tutto quel movimento di idee - aldilà degli entusiasmi fanatici intorno ai volti più noti - sembra sciogliersi in schiuma di superficie. Perché? Come mai allo sforzo, e anche alla pubblicizzazione mediatica della filosofia, non corrisponde quasi mai un reale mutamento nelle coscienze e negli atti di coloro cui essa si rivolge?

Le risposte possono essere molte. La tesi di Pierre Hadot, espressa nelle conversazioni con J. Carlier e A. I. Davidson raccolte in 'La filosofia come modo di vivere' (Einaudi 2008), è che il passaggio da un sapere filosofico orientato alla formazione, ed anche alla trasformazione etica degli uomini, come quello del mondo greco, al pensiero moderno, di carattere gnoseologico e oggettivo, è ormai irreversibile. A dividerli è proprio quell'esperienza cristiana, rivolta alla sfera trascendente e dunque demondanizzata, che poi si è secolarizzata in un sapere di tipo teoretico, con le eccezioni che conosciamo - da Marx a Nietzsche, da Rousseau a Wittgenstein.

Da allora la tendenza, periodicamente ritornante, alla filosofia come pratica di vita mantiene qualcosa di artificiale e di superficiale, come un semplice contraccolpo reattivo a una modalità di fondo di tipo logico deduttivo, astratta e lontana della realtà della vita.

Il successo della filosofia analitica, almeno nei Paesi anglofoni, ne costituisce palese testimonianza. Per il sapere moderno - a partire da Cartesio e Leibniz - il ruolo della filosofia è quello di descrivere il mondo, o il soggetto, piuttosto che di cercare di cambiarli. Uno degli ultimi - e più straordinari - tentativi di ribaltare questa tendenza è stato quello di Michel Foucault. La recente edizione italiana delle due conferenze da lui tenute nell'ottobre del 1980 all'Università di Berkeley (e poi al Dartmouth College) su Truth and Subjectivity, intitolata 'Sull'origine dell'ermeneutica del sé' (Cronopio), contrappone all'analisi delle strutture epistemologiche lo studio delle forme "aleturgiche", vale a dire produttive di una verità che appunto in esse sorge e si manifesta. Quella cui Foucault allude non è la verità come corrispondenza alla realtà, ma come potenza capace di trasformare la conoscenza in forma di vita. Qualcosa che non si trova nella profondità interiore della coscienza individuale, ma che le si pone davanti, nel mondo esterno, come una calamita che la trascina verso un preciso obiettivo. Una verità, prosegue Foucault, che, anziché scaturire dal soggetto, penetra dall'esterno dentro di esso, dando espressione alla storia che abbiamo costruito e, insieme, alla diagnosi di ciò che siamo.

In questo modo la filosofia può assumere finalmente una dimensione politica: "Con questa espressione, "dimensione politica", intendo un'analisi che si riferisce a ciò che siamo disposti ad accettare nel nostro mondo; ad accettare, rifiutare e cambiare sia in noi stessi, sia nella nostra situazione". A definire, e a separare, l'accettabile dall'inaccettabile. Ciò che possiamo consentire da ciò che dobbiamo respingere, nel mondo, del mondo, così come è e come invece potrebbe essere. Solo in questo caso - in un processo di autoformazione radicale che ci impegni in una battaglia innanzitutto contro noi stessi - quella mutazione che difficilmente verrà dai philosophy clubs e dai Socrates cafés può affacciarsi all'orizzonte.

venerdì, luglio 20, 2012

Lunedì 23 luglio parlerò al Gerard Manley Hopking International Festival su Newman ed il suo viaggio nel mediterraneo.

lunedì, luglio 16, 2012

venerdì, giugno 29, 2012

Da domani sarò in Italia per una paio di settimane. Domenica parteciperò come relatore al X Chesterton Day
(Cominciamo alle 17.30 e non alle 18.30 come prima annunciato.)




lunedì, giugno 18, 2012

It is the first law of practical courage. To be in the weakest camp is to be in the strongest school.

- G. K. Chesterton, Heretics (1905)

venerdì, giugno 08, 2012


Il soprannaturale è naturale - Scritti per l'Italia, Marietti 1820. Recensione a cura del nostro presidente.


Gilbert Keith Chesterton. Il soprannaturale è naturale - Scritti per l’Italia, Marietti 1820 - 2012. pp. 112 - € 12,00 - a cura di Marco Antonellini.
Il volumetto proposto da Marietti 1820 è un compendio di scritti italici di Chesterton, ossia di articoli (ma comprende anche due conferenze date in Italia da Gilbert) pubblicati su alcune riviste letterarie italiane e scritti appositamente per loro (sostanzialmente Il Frontespizio, di cui più volte abbiamo parlato su questo blog, e La Ronda, altrettanto ripetutamente mentovata in questo medesimo luogo a proposito della sua frequentazione da parte di GKC, Hilaire BellocGiovanni Papini e naturalmente del mentore italiano di Chesterton, Emilio Cecchi; poi Italia Letteraria e L’Illustrazione Toscana).
Chesterton si conferma amante dell’Italia per plurime e non nascoste ragioni.
La raccolta è interessante perché è frutto dello sforzo “filologico” e storico diMarco Antonellini, curatore di quest’opera come pure “scopritore” italiano de La Ballata del cavallo bianco edita da Raffaelli e tradotta con maestria dalla nostra Annalisa Teggi, riproposta in una nuova edizione con postfazione di Marica Ferri (ricordiamo a tal proposito che quella italiana è attualmente ancora l’unica traduzione della Ballata: un vero paradosso per un’opera assolutamente imprescindibile per chi vuole davvero conoscere Chesterton e che può essere tranquillamente messa a fianco di Ortodossia,UomovivoL’Uomo che fu Giovedì e L’Uomo Eterno come opera fondante il suo pensiero).
Bisognerebbe ringraziare Antonellini anche solo per aver riscoperto il Cavallo Bianco.
Qui ci viene dato modo di riscoprire la fine tessitura dei rapporti tra Chesterton e l’Italia.
Il nostro caro Gilbert soggiornò nella nostra patria tre volte da adulto ed una misconosciuta volta da ragazzo assieme al padre Ed (si ha conoscenza di questa prima visita da alcune sue lettere, si sa che visitò Firenze). Una volta (tra il 1919 e il 1920) vi soggiornò in transito verso e dalla Palestina, e al ritorno formulò in Puglia il famoso voto che lo portò alla conversione nel 1922; poi ci fu una lunga permanenza a Roma nel 1929 - 1930 (fu la volta della conferenza che troverete nel volume su San Tommaso Moro, quella del lungo soggiorno all’Hotel Hassler vicino Trinità dei Monti, quell’hotel in cui un giorno lo trovarono, nella hall, intento a farsi pettinare da un gruppetto di bambini divertitissimi quanto lui...) ed infine la quasi epica occasione del Maggio Fiorentino del 1935 (di cui vi è traccia nel mini volumetto edito da Raffaelli dal titolo La letteratura inglese e la tradizione latina).
Chesterton vantava numerosi ed insigni estimatori italiani, oltre ai già nominati Emilio  Cecchi e Giovanni Papini: Carlo Bodon Giuseppe De Luca (una delle menti de Il Frontespizio, trovate su di lui notizie su questo blog), un insospettabile Antonio Gramsci (notizie sul blog), con buona pace di tutti Benito Mussolini (non torno sull’argomento: ricordiamo a tutti di leggere i recenti post e soprattutto il libro -forse introvabile ma speriamo presto ripubblicato- La resurrezione di Roma) e lo stesso Papa Pio XI, oltre a quel mons. Giovanni Battista Montini futuro Paolo VI.
Quando giunge in Italia famoso nel ’19, Chesterton vanta già un buon numero di pubblicazioni in lingua italiana: La Ronda aveva pubblicato a puntateManalive col titolo Le avventure d’un uomo vivo nella traduzione di Emilio Cecchi, Lettere ad un vecchio garibaldinoBerlino Barbara e molto altro ancora. Ortodossia sarebbe apparso di lì a poco in un’edizione mai modificata di Morcelliana e giunta ad oggi ad un numero notevole di edizioni e ristampe.
Ripeto, il rapporto di simpatia verso i paesi di cultura cattolica (amò, oltre l'Italia, l'Irlanda, la Polonia e Malta) fu immediato anzi anche quasi sanamente preconcetto: dirà in Ortodossia nel 1908 che 
"I paesi di Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, e ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giuochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui sia preservata la gioia del paganesimo". 
L’Italia, dal suo canto, corrispose subito l’affetto tributando a GKC un successo editoriale notevole. Un rapporto originato anche grazie alla saggia curiosità di Emilio Cecchi (per gli appassionati degli archivi, non tutti forse sanno che al Gabinetto Vieusseux a Firenze esiste il Fondo Emilio Cecchicon quattro lettere di Frances Chesterton, moglie e manager di Gilbert, e dieci lettere di Hilaire Belloc, tutte incentrate su questi rapporti), che lo lesse in inglese, lo cercò, lo andò a trovare nella sua  Beaconsfield, lo intervistò (spettacolari i resoconti di questi incontri), lo introdusse negli ambienti letterari italiani conferendogli l’impronta che lo ha caratterizzato sino ad oggi (e della quale forse fatichiamo a volte a trovare altre compatibili aspetti: il Chesterton “italiano” è un grande letterato, eccelso scrittore di romanzi e gialli, saggista, ma ancora pochi conoscono il Chesterton giornalista, polemista e soprattutto distributista... il recente convegno di Roma a La Civiltà Cattolica contribuisce a fare luce anche su questo anche se ancora molto manca). L’interesse fu grande se pensiamo che gli uomini citata poco fa lo portarono ad una grande notorietà.
Bella allora l’idea di Marco Antonellini che fa riscoprire all’Italia di essere stata così amica e da così tanto tempo del grande Gilbert.
Sono comunque tanti gli accenni che Chesterton fa alla nostra cara patria: il volume La resurrezione di Roma le è tutto dedicato, La fine della strada romana, La ballata del cavallo bianco portano in sé l’idea che la tradizione latina e cattolica sia alla base della cultura inglese molto più di quella germanica e protestante.
I contributi scelti da Antonellini hanno tutti gran pregio (qualche giorno faAvvenire ha pubblicato “Capelli spaccati in quattro” tratto da Il Frontespizio, che da questo blog quattro anni fa rilanciammo grazie alla ricerca di Angelo Bottone), segno che il notevole ed incontenibile profluvio letterario chestertoniano, di fronte all’Italia scelse forse le sue corde migliori e toccò i suoi motivi più convincenti.
E’ bello che emerga questo rapporto perché se ne possono intravedere e studiare le motivazioni più recondite ed anche quelle del progressivo oblio che il Nostro Campione ha subito sino a tempi recentissimi e che noi chestertoniani italiani consideriamo causato proprio dalla sua non completa accettazione e del progressivo “imborghesimento” della cultura italiana, inclusa quella cattolica.
Il volume esce per i tipi della Marietti 1820 che ha già dato alle stampe le prefazioni chestertoniane alle opere di Dickens sotto il titolo Una gioia antica e nuova e la traduzione di Edoardo Rialti.
Come presidente della Società Chestertoniana Italiana, non posso che essere felice di questa pubblicazione che aggiunge un nuovo importante tassello alla conoscenza di Chesterton tutto intero.

Marco Sermarini

lunedì, maggio 28, 2012

sabato, maggio 26, 2012

GK Chesterton Society of Ireland: Fourth Meeting of the Irish Chesterton Society-- t...

GK Chesterton Society of Ireland: Fourth Meeting of the Irish Chesterton Society-- t...: Apologies for how long it took me to get round to reporting on this, but the fifth meeting of the Irish Chesterton Society-- which took pla...

sabato, maggio 19, 2012



La 12enne Victoria Grant spiega come funziona la frode bancaria
YouTube18 Maggio 2012
Il Public Banking Institute, invita una ragazzina di 12 anni a tenere una conferenza 

Ospite
: Circa 6 settimane fa Victoria ha parlato davanti ad un gruppo di 600 persone ad una riunione del Rotary Club, e terrà il medesimo discorso a noi oggi; quella volta sono andato in giro dopo il suo discorso, sentito i commenti, ho parlato col padre e l’ho invitata qui... dunque abbiamo un ospite molto speciale... ecco, Victoria, vieni su...

http://www.youtube.com/watch?v=_ae7h8FioX0&feature=player_embedded


Victoria Grant: Vi siete mai chiesti perchè il Canada è indebitato? Vi siete mai chiesti perchè il governo impone ai canadesi così tante tasse ? Vi siete mai chiesti perchè i banchieri delle più grosse banche canadesi siano sempre più ricchi ed il resto di noi no? Vi siete mai chiesti perchè il nostro debito nazionale supera gli 800 miliardi di dollari e perchè noi spendiamo 160 milioni di dollari ogni giorno a banchieri privati per soli interessi sul debito nazionale? Sono 60 miliardi di dollari l’anno. Vi siete mai chiesti il perchè di questi 60 miliardi di dollari? Le banche ed i governi cono collusi nello schiavizzare economicamente la gente del Canada. Vi darò ora delle informazioni che saranno di vostro interesse e di stimolo per continuare le ricerche per conto vostro e per invitare il nostro governo a fermare questa rapina del popolo del Canada. Per prima cosa vedremo la Banca del Canada. Poi come funziona il sistema bancario oggi. E poi vi descriverò una soluzione che potremo pretendere che sia realizzata dal nostro governo.

Una grande figura nella storia canadese è Gerald McGeer. Membro del parlamento... il suo contributo al Canada è probabilmente il più grande dato alla storia canadese. Lui contribuì alla fondazione della National Bank of Canada (Banca Nazionale Canadese, proprietà del Canada, col potere di emettere moneta, il cui unico scopo era quello di creare e gestire il denaro del Canada. Fu fondata nel luglio 1934 ed è di proprietà di tutti i canadesi. Fino agli anni '70, grazie alla Banca del Canada, il debito nazionale canadese era ad un livello basso e gestibile. Allora il governo decise di passare al sistema bancario che abbiamo ora e che deruba la gente del Canada.

Dunque, permettetemi di spiegare come funziona il vigente sistema bancario privato. Prima di tutto, il governo canadese prende in prestito il denaro da banche private. Queste banche prestano il denaro al governo canadese gravato da un interesse. Il governo quindi deve alzare la tassazione ai canadesi anno dopo anno, per pagare questi interessi sul debito nazionale che continua a crescere... questo danneggia l’economia canadese... ed il denaro reale finisce nelle tasche dei banchieri privati. Inoltre, il governo dà alle banche private anche la libertà di fornire del denaro che non esiste, sotto forma di prestiti e mutui. Quando una banca vi fa un prestito, sotto forma di finanziamento o mutuo, non vi dà del denaro reale ma preme un tasto su di un computer e produce del finto denaro, dell’aria fritta.

Di fatto non hanno quel denaro nei loro depositi. Attualmente le banche hanno 4 miliardi di dollari in riserva, ma hanno fatto prestiti per oltre 1,5 trilioni di dollari... ogni volta che una banca emette un prestito, viene creato del nuovo (inesistente) denaro.

Praticamente, tutto il denaro che esce da una banca esce sotto forma di prestito, ed il prestito è un denaro che nel sistema attuale è gravato dal debito costituito dagli interessi. Attualmente tutto il denaro in circolazione è denaro gravato dal debito. Quello che trovo interessante è che (nella Bibbia, Matteo 21), Gesù scacciò i cambiavalute dal Tempio perchè avevano messo a punto le valute per derubare la gente del denaro. I banchieri privati sono come i cambiavalute in Matteo 21 e stanno impoverendo e derubando la gente del Canada e devono essere fermati.

Come dovrebbe funzionare il sistema bancario? In una famosa intervista il signor McGeer chiese al signor Towers di spiegargli perchè un governo che ha una sua banca avrebbe dovuto delegare il proprio potere ad un monopolio privato... quando gli interessi che deve pagare lo portano alla bancarotta nazionale. Il signor Towers... omissis... rispose che... (dipendeva dalla scelta del governo). In altre parole: se il governo canadese ha bisogno di denaro, lo potrebbe prendere direttamente dalla Banca del Canada, la gente pagherebbe per ripagare la Banca del Canada e questo denaro, proveniente dalle tasse, sarebbe a sua volta immesso in una infrastruttura economica e non farebbe crescere il debito ed i canadesi potrebbero nuovamente prosperare con quel denaro reale – e non denaro gravato da debito – quale base della propria struttura economica.

(Invece che)... a banche private, del tipo della Royal Bank... il Canada potrebbe far emettere denaro dalla Banca del Canada. Abbiamo il potere per farlo.

Concludendo, è diventato dolorosamente ovvio, anche per me, una ragazzina canadese dodicenne, che siamo stati derubati e defraudati dal sistema bancario e da un governo complice. Cosa dobbiamo fare per fermare questo crimine? Cosa dovremo fare per assicurarci che la prossima generazione sia salva da un’economia basata su falso denaro che rende schiavi delle banche?

É bene che nessuno si dimentichi che è la gente che può cambiare il mondo e credo questa sia l’unica cosa che conta.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla