Le cartucce per stampante costano più dello champagne, e intendo quello buono, non quello da supermercato.
Allo stato delle cose una bottiglia di Dom Perignon dal 1985 costa la bellezza di Euro 0,33 al millilitro, mentre una cartuccia per stampante costa la bellezza di... Euro 2,47 per millilitro!
mercoledì, luglio 09, 2003
L'altra sera ho visto Tuck e Patty in concerto. Una voce e una chitarra, ma che voce e che chitarra!
Una splendida coppia. Bianco e nero, suono e canto, jazz and soul.
Li avevo già visti nel 1995, a Mechelen (Malines) in Belgio. Era la notte di Halloween e, stranamente, quella sera dopo il concerto, tornati fortunosamente a Leuven prendendo l'ultimo treno utile solo perchè portava ritardo, ho perso l'amica che mi faceva compagnia.
Improvvisamente sparì ricomparendo il giorno successivo.
A parte questo misterioso episodio, mi ricordo un concerto entusiasmante, in un piccolo teatro.
Questa volta invece era all'aperto, nell'area dell'ex Italsider a Bagnoli, dove faranno anche il Neapolis.
Il pubblico era rapito, scatenato.
Lui, un chitarrista incredibile, ci ha regalato una lunghissima e sognante Somewhere over the rainbow.
Lei però poteva risparmiarsi un predicozzo finale stile gospel.
In fondo sono solo canzonette, no?
Una splendida coppia. Bianco e nero, suono e canto, jazz and soul.
Li avevo già visti nel 1995, a Mechelen (Malines) in Belgio. Era la notte di Halloween e, stranamente, quella sera dopo il concerto, tornati fortunosamente a Leuven prendendo l'ultimo treno utile solo perchè portava ritardo, ho perso l'amica che mi faceva compagnia.
Improvvisamente sparì ricomparendo il giorno successivo.
A parte questo misterioso episodio, mi ricordo un concerto entusiasmante, in un piccolo teatro.
Questa volta invece era all'aperto, nell'area dell'ex Italsider a Bagnoli, dove faranno anche il Neapolis.
Il pubblico era rapito, scatenato.
Lui, un chitarrista incredibile, ci ha regalato una lunghissima e sognante Somewhere over the rainbow.
Lei però poteva risparmiarsi un predicozzo finale stile gospel.
In fondo sono solo canzonette, no?
martedì, luglio 08, 2003
lunedì, luglio 07, 2003
La rivolta degli studenti in Iran sta si sta ponendo al centro dell'attenzione internazionale.
La FUCI ed il MSAC hanno scritto un messaggio di solidarietà per gli studenti in rivolta, Che vi invito a sottoscrivere.
La FUCI ed il MSAC hanno scritto un messaggio di solidarietà per gli studenti in rivolta, Che vi invito a sottoscrivere.
Quel che più mi piace del mio lavoro non è certo lo studio, spesso faticoso e inconcludente. E neppure lo scrivere articoli o libri, difficilmente infatti sono soddisfatto delle mie opere. Non parliamo poi delle lezioni, non sono un oratore e quando devo farle in inglese è una sofferenza immane. L'unica cosa che veramente mi esalta è esaminare. E non lo dico per mal sopite tendenze sadiche, visto che il passatempo preferito di frustrati assistenti (ma io non mi sento tale) è quello di scaricarsi sui poveri malcapitati alunni. No, mi piace esaminare perchè è un momento di grande intimità, nel quale hai il potere immenso di entrare, secondo il tuo volere, nella mente di chi hai di fronte. Ascoltando gli altri si impara moltissimo e per fortuna non ho mai avuto la spocchia di sentirmi intellettualmente superiore solo perchè di qualche anno più anziano e quindi più avanti negli studi.
Ho lasciato il fresco di casa ed il mare per tornare a Napoli unicamente a fare un po' di esami nei prossimi giorni e sono emozionatissimo. Sarà un anno che mi mancano, visto che in Irlanda quest'anno ho solo dato ripetizioni. Non è facile, con poche parole puoi stroncare mesi di studio ma è una soddisfazione immensa quando alla fine ti ringraziano con sincerità. Una volta una ragazza mi è scoppiata a piangere per la gioia per un trenta e lode, altre volte mi chiedono il nome ma mai che lascino il proprio numero. Mah, vedremo...
AB
Ho lasciato il fresco di casa ed il mare per tornare a Napoli unicamente a fare un po' di esami nei prossimi giorni e sono emozionatissimo. Sarà un anno che mi mancano, visto che in Irlanda quest'anno ho solo dato ripetizioni. Non è facile, con poche parole puoi stroncare mesi di studio ma è una soddisfazione immensa quando alla fine ti ringraziano con sincerità. Una volta una ragazza mi è scoppiata a piangere per la gioia per un trenta e lode, altre volte mi chiedono il nome ma mai che lascino il proprio numero. Mah, vedremo...
AB
Anche il 2002 dovrà essere ricordato come un anno «tragico» sul fronte della libertà religiosa. In tutto il mondo, solo tra i cristiani, 938 sono stati
uccisi, 629 feriti e 100.345 quelli messi agli arresti per motivi collegati alla mancanza di libertà religiosa.
Un quadro drammatico fatto di persecuzioni fisiche, bavagli amministrativi, iniziative legislative che ancora limitano, e talora fortissimamente, quello
che il Papa definisce "il più fondamentale di tutti i diritti". A fare il punto della situazione è, per la quinta volta, il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo realizzato dalla sezione italiana di "Aiuto alla Chiesa che soffre" (Acs), il movimento fondato nel '47 dal padre Werenfried van Straaten, più conosciuto come "Padre Lardo", scomparso lo scorso 31 gennaio.
Un rapporto, come ha sottolineato Andrea Morigi, con Marco Invernizzi coordinatore redazionale del rapporto, «che consente di tracciare un profilo
degli Stati e delle stesse comunità religiose in una prospettiva storica, per valutare quali siano i progressi e quali i passi indietro compiuti in questo campo». Un lavoro «unico», ha sottolineato il direttore di Acs Italia Attilio Tamburrini, in quanto «un ente cattolico si occupa della condizione dei credenti anche di altre confessioni religiose». E questo, appunto, perché «il diritto alla libertà religiosa è un diritto naturale dell'uomo». Se del rapporto colpiscono come uno schiaffo i numeri, ancora tragicamente alti, del prezzo pagato dai cristiani per professare la loro fede, nella fotografia che del mondo emerge dal volume il dato forse più preoccupante è quello della strisciante, crescente, «persecuzione amministrativa». Che in Paesi come la Bielorussia, o la Romania, o l'Ucraina, solo per restare in Europa, sembrano voler riportare indietro le lancette della storia. Lo stesso dicasi per i cosiddetti Paesi dell'"area verde", ossia quelli a maggioranza islamica, dove ai pochi progressi che si registrano - come in Qatar o nel Barhein - fa da contraltare l'espandersi della sharia che pone gravissime limitazioni alle confessioni diverse dall'islamismo. Una caso a parte, poi, è quello rappresentato dalla Repubblica popolare cinese, dove «i
nuovi regolamenti per vescovi e comunità - ha spiegato padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia news - sottomettono la vita e il cuore stesso della Chiesa alle decisioni politiche e a un metodo "democratico" che rischia di distruggere la dimensione apostolica e sacramentale della Chiesa». Col pericolo, in questo modo, «di ridurre la Chiesa di Cina al rango di una setta o di una chiesa autocefala, sottomessa all'imperatore».
Secondo Cervellera «in tutti questi anni, fra persecuzioni e controlli, vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici in Cina hanno dato una sempre maggiore testimonianza di amore e di unità al Papa e fra di loro. A tutt'oggi Chiesa ufficiale e Chiesa sotterranea sono sempre più unite e collaborano tra loro.
Lo smacco subito dal governo in oltre quarant'anni di politica religiosa spiega l'accanimento presente. È probabile che con questi nuovi regolamenti, inaccettabili per i cattolici, ci sia un'ondata di nuove persecuzioni».
Salvatore Mazza
uccisi, 629 feriti e 100.345 quelli messi agli arresti per motivi collegati alla mancanza di libertà religiosa.
Un quadro drammatico fatto di persecuzioni fisiche, bavagli amministrativi, iniziative legislative che ancora limitano, e talora fortissimamente, quello
che il Papa definisce "il più fondamentale di tutti i diritti". A fare il punto della situazione è, per la quinta volta, il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo realizzato dalla sezione italiana di "Aiuto alla Chiesa che soffre" (Acs), il movimento fondato nel '47 dal padre Werenfried van Straaten, più conosciuto come "Padre Lardo", scomparso lo scorso 31 gennaio.
Un rapporto, come ha sottolineato Andrea Morigi, con Marco Invernizzi coordinatore redazionale del rapporto, «che consente di tracciare un profilo
degli Stati e delle stesse comunità religiose in una prospettiva storica, per valutare quali siano i progressi e quali i passi indietro compiuti in questo campo». Un lavoro «unico», ha sottolineato il direttore di Acs Italia Attilio Tamburrini, in quanto «un ente cattolico si occupa della condizione dei credenti anche di altre confessioni religiose». E questo, appunto, perché «il diritto alla libertà religiosa è un diritto naturale dell'uomo». Se del rapporto colpiscono come uno schiaffo i numeri, ancora tragicamente alti, del prezzo pagato dai cristiani per professare la loro fede, nella fotografia che del mondo emerge dal volume il dato forse più preoccupante è quello della strisciante, crescente, «persecuzione amministrativa». Che in Paesi come la Bielorussia, o la Romania, o l'Ucraina, solo per restare in Europa, sembrano voler riportare indietro le lancette della storia. Lo stesso dicasi per i cosiddetti Paesi dell'"area verde", ossia quelli a maggioranza islamica, dove ai pochi progressi che si registrano - come in Qatar o nel Barhein - fa da contraltare l'espandersi della sharia che pone gravissime limitazioni alle confessioni diverse dall'islamismo. Una caso a parte, poi, è quello rappresentato dalla Repubblica popolare cinese, dove «i
nuovi regolamenti per vescovi e comunità - ha spiegato padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia news - sottomettono la vita e il cuore stesso della Chiesa alle decisioni politiche e a un metodo "democratico" che rischia di distruggere la dimensione apostolica e sacramentale della Chiesa». Col pericolo, in questo modo, «di ridurre la Chiesa di Cina al rango di una setta o di una chiesa autocefala, sottomessa all'imperatore».
Secondo Cervellera «in tutti questi anni, fra persecuzioni e controlli, vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici in Cina hanno dato una sempre maggiore testimonianza di amore e di unità al Papa e fra di loro. A tutt'oggi Chiesa ufficiale e Chiesa sotterranea sono sempre più unite e collaborano tra loro.
Lo smacco subito dal governo in oltre quarant'anni di politica religiosa spiega l'accanimento presente. È probabile che con questi nuovi regolamenti, inaccettabili per i cattolici, ci sia un'ondata di nuove persecuzioni».
Salvatore Mazza
sabato, luglio 05, 2003
Della vecchia Dc si puo' dire tutto il male che si vuole: camorristi a Palermo, ladroni a Roma - ma come politica estera, bisogna lasciarli stare. D'un paese che aveva fatto sette guerre in un secolo, era riuscita a fare una potenza pacifica rispettata da tutti. Di una nazione non grandissima, sconfitta in guerra, famosa per giri di valzer e tradimenti, uno dei tre pilastri su cui sorgeva l'Europa. L'Italia non e' sempre stata il paese dei telefonini: c'e' stato un momento in cui eravamo una specie d'Iraq bombardato, con le macerie al nord e la fame nera al sud. "Italian fascists", ci chiamavano, o - i piu' benevoli - "macaroni'" o "mandolini".
La prima volta che questa Italia ando' all'estero, a un dibattito pubblico europeo, il nostro rappresentante era un signore occhialuto alto e magro, abiti decorosi, sorriso raro. Attraverso' la sala - quando tocco' a lui prendere la parola - fra sguardi compassionevoli e sorrisini. "Mr Digaspery of Aitaly!". "So bene - comincio' - che tutto in questa sala, esclusa la vostra personale cortesia, ci e' contro. Ma noi italiani...". E parlo'. Parlo' dell'Italia povera ma coraggiosa, delle guerre subite e della pace sperata, delle macerie che gia' - senza aspettare nessuno - stavamo rimuovendo. Parlava sempre piu'
piano, eppero' ascoltato da tutti, perche' il silenzio era grande, mentre - per bocca del suo leader - nella sala passavano le sofferenze e i meriti, gli errori e i doni di tutto un popolo. Che ritornava adesso a parlare - dopo un buio di tanti anni - con tutti gli altri: senza piu' imporre niente a nessuno, senza piu' imperi, ma con una sua profonda civilissima dignita'.
Infine De Gasperi tacque, raccolse lentamente le carte e si avvio' per uscire: al suo passaggio, tutti i delegati - americani, francesi, inglesi, canadesi e tutti gli altri - si alzavano l'un dopo l'altro in piedi, in segno di rispetto; dietro di lui usci' la piccola delegazione italiana, composta da democristiani, liberali, azionisti, socialisti e comunisti. Da quel momento l'Italia torno' ad essere un paese d'Europa. Insieme - ed alla pari - con i francesi e i tedeschi fu anzi la prima a dire che bisognava unire l'Europa.
* * *
E ora, nel momento in cui finalmente l'Europa cresce economicamente e fa politica, fa fronte all'impero impazzito, prepara forze armate comuni - nel momento in cui, dal punto di vista nazionale, c'era da raccogliere il frutto di cinquant'anni di semina coerente e faticosa - ecco che arriva un brianzolo qualunque e strilla: "Tenetevi la vostra Europa, scemi! Noi vogliamo essere 'mmericani!". Gli altri naturalmente lo guardano con un sorriso gentile, e si dividono tranquillamente la parte nostra. Vabbe'. D'altronde, non sanno nemmeno se gli abbiamo mandato una persona onesta o un ladro a rappresentarci fra loro; abbiamo fatto una legge apposta per abolire ogni possibilita' di saperlo e loro educatamente "Ah si'? Beh, se da voi si usa cosi'...".
Riccardo Orioles
La prima volta che questa Italia ando' all'estero, a un dibattito pubblico europeo, il nostro rappresentante era un signore occhialuto alto e magro, abiti decorosi, sorriso raro. Attraverso' la sala - quando tocco' a lui prendere la parola - fra sguardi compassionevoli e sorrisini. "Mr Digaspery of Aitaly!". "So bene - comincio' - che tutto in questa sala, esclusa la vostra personale cortesia, ci e' contro. Ma noi italiani...". E parlo'. Parlo' dell'Italia povera ma coraggiosa, delle guerre subite e della pace sperata, delle macerie che gia' - senza aspettare nessuno - stavamo rimuovendo. Parlava sempre piu'
piano, eppero' ascoltato da tutti, perche' il silenzio era grande, mentre - per bocca del suo leader - nella sala passavano le sofferenze e i meriti, gli errori e i doni di tutto un popolo. Che ritornava adesso a parlare - dopo un buio di tanti anni - con tutti gli altri: senza piu' imporre niente a nessuno, senza piu' imperi, ma con una sua profonda civilissima dignita'.
Infine De Gasperi tacque, raccolse lentamente le carte e si avvio' per uscire: al suo passaggio, tutti i delegati - americani, francesi, inglesi, canadesi e tutti gli altri - si alzavano l'un dopo l'altro in piedi, in segno di rispetto; dietro di lui usci' la piccola delegazione italiana, composta da democristiani, liberali, azionisti, socialisti e comunisti. Da quel momento l'Italia torno' ad essere un paese d'Europa. Insieme - ed alla pari - con i francesi e i tedeschi fu anzi la prima a dire che bisognava unire l'Europa.
* * *
E ora, nel momento in cui finalmente l'Europa cresce economicamente e fa politica, fa fronte all'impero impazzito, prepara forze armate comuni - nel momento in cui, dal punto di vista nazionale, c'era da raccogliere il frutto di cinquant'anni di semina coerente e faticosa - ecco che arriva un brianzolo qualunque e strilla: "Tenetevi la vostra Europa, scemi! Noi vogliamo essere 'mmericani!". Gli altri naturalmente lo guardano con un sorriso gentile, e si dividono tranquillamente la parte nostra. Vabbe'. D'altronde, non sanno nemmeno se gli abbiamo mandato una persona onesta o un ladro a rappresentarci fra loro; abbiamo fatto una legge apposta per abolire ogni possibilita' di saperlo e loro educatamente "Ah si'? Beh, se da voi si usa cosi'...".
Riccardo Orioles
venerdì, luglio 04, 2003
Il vecchio zio la modernità e i suoi badanti
Guardando la ripresa televisiva della seduta del Parlamento europeo,mentre Berlusconi replicava al deputato Schulz,l'immagine che mi ha colpito,perché dava il senso di una vicenda che va ben oltre «l'incidente» di Strasburgo, è quella di Fini.Il suo volto,la sua espressione,il suo muoversi,rivolto all'Assemblea (e anche a noi) era quella di chi deve badare ad uno zio ricco,da cui aspetta l'eredità, ma arteriosclerotico,e quando parla e si muove combina solo guai.Ricordate il film con il vecchietto che in un salotto bene alza la gonna alle signore,e i nipoti cercano di rimediare e si scusano? La scena è quella.Ma il "Giornale" del Cavaliere dice che lo zio fa bene. Guzzanti:«Ha fatto benissimo, secondo il suo stile».E,dopo il Ferrara di governo di ieri,oggi c'è quello che,di Fini e Follini,dice: «Si comportano da politicanti da due soldi. e cercano di lucrare belle figure a spese dell'uomo politico che un qualche contributo alla loro esistenza politica ha dato».Insomma, il vecchio zio deve essere lasciato libero di muoversi perché questa è la «modernità che rompe antichi tabù»,e se i badanti si lamentano gli saranno tagliati i viveri. Il Cavaliere li licenzia.
Emanuele Macaluso
Guardando la ripresa televisiva della seduta del Parlamento europeo,mentre Berlusconi replicava al deputato Schulz,l'immagine che mi ha colpito,perché dava il senso di una vicenda che va ben oltre «l'incidente» di Strasburgo, è quella di Fini.Il suo volto,la sua espressione,il suo muoversi,rivolto all'Assemblea (e anche a noi) era quella di chi deve badare ad uno zio ricco,da cui aspetta l'eredità, ma arteriosclerotico,e quando parla e si muove combina solo guai.Ricordate il film con il vecchietto che in un salotto bene alza la gonna alle signore,e i nipoti cercano di rimediare e si scusano? La scena è quella.Ma il "Giornale" del Cavaliere dice che lo zio fa bene. Guzzanti:«Ha fatto benissimo, secondo il suo stile».E,dopo il Ferrara di governo di ieri,oggi c'è quello che,di Fini e Follini,dice: «Si comportano da politicanti da due soldi. e cercano di lucrare belle figure a spese dell'uomo politico che un qualche contributo alla loro esistenza politica ha dato».Insomma, il vecchio zio deve essere lasciato libero di muoversi perché questa è la «modernità che rompe antichi tabù»,e se i badanti si lamentano gli saranno tagliati i viveri. Il Cavaliere li licenzia.
Emanuele Macaluso
giovedì, luglio 03, 2003
T'aggio ditto tanta vote:
nun fá 'ammore cu 'o surdato...
na partenza cchiù de n'ata...
gué, te lassa e se ne va...
Marianní', sciasciona mia,
nun famm cchiù suffrì
Nèh, chiammate a mamma mia:
mm'è venuta 'a passione...
mo te mange lu limone...
te lo mange mo pe' mo...
Marianní', sciasciona mia,
nun famm cchiù suffrì
nun fá 'ammore cu 'o surdato...
na partenza cchiù de n'ata...
gué, te lassa e se ne va...
Marianní', sciasciona mia,
nun famm cchiù suffrì
Nèh, chiammate a mamma mia:
mm'è venuta 'a passione...
mo te mange lu limone...
te lo mange mo pe' mo...
Marianní', sciasciona mia,
nun famm cchiù suffrì
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