giovedì, settembre 24, 2026

Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro.

La settimana scorsa è stata presentata l'Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro, che può essere consultata qui: https://aldomorodigitale.unibo.it/

Tra gli scritti giovanili ho trovato un artcolo sulla Costituzione irlandese del 1937, qui riprodotto.


La nuova Costituzione d'Irlanda

La nuova Costituzione Irlandese, approvata con un plebiscito di popolo nel luglio scorso, merita bene di essere presa in attenta considerazione nel mondo degli intellettuali cattolici, per la vigorosa presa di posizione che vi si trova, in relazione ad alcuni postulati della dottrina sociale cristiana.

C’è, senza dubbio, una legge di compensazione nella dinamica della storia! Proprio oggi che un cieco rinnegamento di ogni valore trascendente e di ogni esigenza spirituale che vi corrisponda moltiplica le sue rovine in tanta parte del mondo, la Fede si esprime potente, in questo notevolissimo documento, che sgorga dall’anima cattolica del popolo d’Irlanda. Documento tanto più importante in quanto si tratta di una Carta Costituzionale, tale, cioè, che pone le solide basi giuridiche, su cui verrà poi a svolgersi, con ritmo sicuro, l’azione dello Stato; tale che determina i supremi principî ispiratori dello svolgersi della vita sociale, che nel diritto trova la sua sistemazione organica.

In effetti, così l’azione dello Stato come l’attività dei singoli, che in essa si inserisce ed ad essa si riporta immediatamente, non possono svolgersi in manifestazioni disordinate, eterogenee, ma devono presentarsi come altrettanti punti di una teoria di sviluppi rigidamente coerenti, sulla base di una determinazione finalistica. Occorre cioè, che lo Stato riconosca delle posizioni fondamentali, adeguate a talune esigenze che sono da soddisfare. Ma occorre, inoltre, che queste posizioni consacrate nel carattere giuridico-costituzionale, non siano il prodotto di una capricciosa valutazione delle diverse possibilità concrete, che vengano prospettate dalla scienza o dalla pratica, ma siano invece perfettamente aderenti al sentimento comune del popolo, alla voce della coscienza sociale, cioè alle supreme esigenze della ragione naturale o diritto naturale.

Le affermazioni di principio e i riconoscimenti contenuti nei concisi, meditati articoli della nuova Costituzione di Irlanda, non hanno perciò stesso, il valore di una manifestazione sporadica, che valga solo per il caso in cui la si ritrova, ma il valore ben più alto di una volontà definitiva espressa da tutto un popolo, tale da dar norma al complesso imponente degli aspetti di vita, che esso saprà concretare, non solo per l’oggi ma per le indefinite prospettive dell’avvenire.

Non è il caso, in questa sede, di esaminare partitamente il documento che ci occupa. Esaminiamo alcuni punti più significativi.

Non possiamo fare a meno di segnalare anzitutto l’invocazione commossa e profondamente cosciente alla SS. Trinità, «da Cui proviene ogni autorità ed alla quale debbono essere riferite le azioni degli uomini e degli Stati»[1], che è l’augusto preambolo del documento, e insieme l’affermazione della derivazione di ogni potere politico da Dio di fronte al quale potere al popolo spetta solo di determinare i modi di acquisizione e di esercizio. Non è esagerato dire che l’idea di Dio è l’alto motivo ispiratore dell’atto; non una pallida idea che si ammetta di straforo, che venga guardata da un limitato orizzonte: ma un’idea che determina atteggiamenti concreti rilevantissimi. Qui Dio è davvero il Sovrano, il vertice luminoso verso cui si appunta la piramide della organizzazione statuale; a Lui si eleva una esaltazione commossa di gratitudine e di preghiera.

È in un punto, particolarmente, che mi piace considerare in modo unitario, che le esigenze poste da quella realtà soprannaturale trovano la loro completa immediata soddisfazione. C’è un problema che ha agitato ed agita tuttora la filosofia giuridica e politica: quello delle posizioni reciproche dell’individuo e dello Stato. Un problema che non può essere risolto, come è stato chiaramente avvertito dagli studiosi, con la negazione di uno dei termini del rapporto in favore dell’altro. Poiché la realtà della vita storica pone di fronte queste due innegabili realtà, noi avremmo, qualora tentassimo questa eliminazione, non la risoluzione, ma la dissoluzione del problema, la creazione di un assurdo logico e storico. Se il problema esiste, è un problema di determinazione di limiti, meglio di determinazione di un punto di incontro, poiché Stato e individuo sono in naturale, necessario contatto

Alla luce della dottrina sociale cristiana non è difficile trovare la sfera ideale dove individuo e Stato si incontrano e si postulano a vicenda. Premetto che quando parlo di individuo, lo guardo negli sviluppi di cui egli è capace, lo guardo come persona, come ente attivo, che getta la luce della sua personalità sui beni esterni e se li appropria, nei limiti di giustizia sociale, per creare la sfera indispensabile della sua autonomia, che è valore della sua persona, lo guardo mentre si prolunga, nella più potente e nello stesso tempo nella più spirituale affermazione del proprio io, nella famiglia, che è sopratutto dedizione; mentre attua la continuità della esperienza spirituale della storia, trasmettendo ai figli, continuatori della vita naturale e soprannaturale, dei caratteri della sua personalità spirituale; guardo, insomma, la Persona, che pone in essere, nell’ordine naturale, i mezzi che sono condizione per l’attuazione del fine ultimo soprannaturale. Ora, se guardiamo quest’individuo in quanto è volto per tendenza naturale allo spiegamento pieno e al perfezionamento della sua personalità, noi troviamo proprio il principio dello Stato. Sicché si può concludere, nella luce del principio cristiano, che l’individuo postula per sé, per la sua natura di essere razionale, lo Stato come organismo, come realtà obbiettiva.

In questa sistemazione non c’è evidentemente possibilità di contrasto, sicché sono poste le basi dell’accordo più durevole, razionale, duraturo. Lo Stato non potrebbe negare l’individuo con tutti i diritti inerenti alla sua personalità, perché con questo negherebbe se stesso nella sua essenza ideale.

Ecco perché noi possiamo trovare nella nuova Costituzione affermazioni come queste. «Tutti i cittadini, come persone umane, saranno uguali davanti alla legge»[2]; «Lo Stato riconosce la famiglia come il gruppo naturale, primario e fondamentale della società e come un’istituzione morale, che possiede inalienabili e imprescrittibili diritti, anteriori e superiori ad ogni legge positiva»[3]. «Lo Stato riconosce che il primo e naturale educatore dei figli è la famiglia»[4]; «Lo Stato riconosce che l’uomo, in virtù della sua natura razionale, ha il diritto naturale precedente ad ogni legge positiva, alla proprietà privata dei beni esterni»[5]. Sicché lo Stato nella concezione cristiana, così limpidamente attuata in questa Costituzione, non interviene negli sviluppi naturali delle autonomie individuali per togliere loro ragion d’essere e possibilità di esplicazione, in vista di un fine collettivo, che per essere la negazione degli individui, si manifesta solo come un grossolano interesse di cui non sono individuati i soggetti né chiari i lineamenti; lo Stato interviene solo, per attuare, nel rispetto più rigoroso delle esigenze morali e soprannaturali degli individui, le condizioni per il raggiungimento dei veri fini collettivi, che sono la più piena esplicazione della vita di ciascun individuo in relazione a quella degli altri; ciò che vien reso possibile da questa opera realizzatrice dello Stato. Esplicazione che è sviluppo morale garantito per l’attuazione dei fini soprannaturali, mentre nell’alta coordinazione e nel potenziamento, in che propriamente si concreta l’attività politica dello Stato, si fa coefficiente di quella grandezza dei popoli, che crea la vicenda della storia.

Ed è del più alto significato, che tutto questo sorga in una luce di armonia, in uno spirito di giustizia, che sono il portato immediato di posizioni fissate dal pensiero della Chiesa.

Che la nostra Fede, ben lungi dal restringersi in una sfera limitata della coscienza dei credenti, dove viva in forma di vaga religiosità, si faccia ispiratrice potente di grandi visioni storiche, si affermi ancora una volta come elemento dominatore di incommensurabile efficacia nella vita dei popoli, che metta alla prova della realtà, infinitamente mutevole, la sua stabilità, che non è cristallizzazione pericolosa di posizioni, ma vitalità ricca e insopprimibile, è alto motivo di orgoglio in quest’ora, per tutto il mondo cattolico.

Aldo Moro

in Azione fucina, XI, 1937, n. 37, 12 dicembre, p. 1.

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