martedì, novembre 23, 2010

Fossi irlandese: viva la sterlina!

Fossi irlandese: viva la sterlina!

Oscar Giannino

Mi spiace andare controcorrente, ma se io fossi irlandese avrei del tutto condiviso l’atteggiamento tenuto dal governo in queste ultime settimane. Avrei cioè detto fino alla fine che di aiuti non c’era bisogno, perché il debito pubblico era coperto per un anno:così da far “strizzare” le altre capitali dell’euroare. E avrei anche opposto fiera resistenza alla condizione numero uno per gli aiuti posta dai tedeschi e dai francesi. Anzi, avrei anche aggiunto sul tavolo un’altro argomento polemico, che al contrario l’Irlanda non ha ritenuto opportuno usare.

Tutti sanno qual è la realtà. L’Irlanda non è Paese che abbia mentito sui suoi numeri pubblici come la Grecia. Non è Paese che abbia un deficit annuale a doppia cifra sul Pil delle partite correnti, come capita al Portogallo che non riesce a generare esportazioni e dipende dai capitali stranieri. L’Irlanda paga l’esplosione del suo sistema bancario, che adottando in pieno il modello di intermediazione ad alta leva era iperesposto su crediti e impieghi ad alto rischio, divenuti nella crisi insolvibili perché privi di prezzo. Con banche più grandi della sua economia, la garanzia pubblica data al sistema da salvare ha finito per non bastare, perché perdite e rettifiche sono giunte in due anni a coprire più di 40 punti nazionali di Pil.

L’innalzarsi degli spread dei titoli pubblici irlandesi sul Bund ha punito un Paese la cui economia è inefficiente? No, ha punito il fatto che in più di due anni l’euroarea non ha saputo né voluto in alcun modo darsi un meccanismo di salvataggio e garanzia degli intermediari finanziari che non sui riverberasse immediatamente sui conti pubblici anno per anno dei diversi Paesi membri. E’ un meccanismo che vede di volta in volta i Paesi leader tirare la corda fino all’estremo secondo prossimo al default del Paese che si trovi esposto al rischio, per poi imporgli condizioni capestro per salvare le proprie banche che regolarmente hanno titoli di quel paese e sono i veri destinatari del salvataggio, che invece spingerà il Paese destinatario a due conseguenze sbagliate. La prima è una massiccia deflazione,pagata da tutti gli incolpevoli cittadini e dalle imprese. La seconda, nel caso irlandese, è ancor più inaccettabile, e costituisce la richiesta che più ha registrato opposizione a Dublino. E cioè alzare drasticamente quell’aliquota del 12,5% sul reddito d’impresa che ai grandi paesi dell’euroarea ha dato fastidio per anni. Garantendo all’Irlanda una crescita fortissima del’economia reale attirando imprese da tutto il mondo, e nell’equilibrio tra entrate e spese e dunque non in deficit, quel 12,5% di aliquota flat mostrava al mondo intero che la scelta di alte tasse europee era un pietoso scudo abbatticrescita, necessario in realtà solo a reggere l’eccesso di intermediazione pubblica del reddito nazionale.

Per questo, fossi irlandese, col cavolo che accetterei gli aiuti che servono a coprire le esposizioni franco-tedesche su titoli irlandesi, imponendo all’economia irlandese il costo e obbligando l’Irlanda ad uniformarsi alle alte aliquote continentali. Piuttosto, fossi stato un uomo di governo irlandese avrei continuato a far capire ai franco-tedeschi che è la loro Europa alla loro condizioni, che non regge. Tanto che avrei annunciato l’uscita dall’euro per un accordo di cambio collegato alla sterlina, autonoma dall’euro per fortuna dei britannici e lungimiranza di Margaret Thatcher. Su questa base, à la guerre comme à la guerre, avrei scommesso che americani e britannici avrebbero mobilitato tutte le proprie energie, per far accorrere il Fondo Monetario a sostegno dell’Irlanda.

Non è andata così. Purtroppo, franco-tedeschi ne ottengono l’ennesima conferma che l’euroarea può continuare ad andare avanti mettendo nel mirino uno dopo l’altro i Paesi esposti, al servizio dell’europrimato germanico e con la scappatoia offerta ai francesi di non prevedere rientri quantitativi del debito pubblico come tetti dichiarati ex ante in assenza del cui raggiungimento scattino sanzioni automatiche. Come capisco gli irlandesi capisco anche i tedeschi, forti delle scelte che hanno fatto su rigore pubblico e produttività privata. Purché sia chiaro che alla fine l’euro su questi presupposti non reggerà. E che presto verrà il turno dell’Italia, dopo il Portogallo. Perché non abbiamo bolle né banche esplose, ma cresciamo troppo poco e a quel punto il mercato penserà che senza un giogo al collo il debito pubblico non scenderà mai. Ci pensa, la politica italiana? Pronta com’è a dire che a quel punto la colpa è stata solo di chi ha invece frenato la spesa pubblica, non mi pare proprio. Credo anzi che in molti ci sperino, nell’Italia presto al posto dell’Irlanda. Allacciate le cinture.

lunedì, novembre 22, 2010

A Natale arriva La Nonna del Drago

A Natale arriva La Nonna del Drago: "

Cari amici chestertoniani,
anche quest’anno, come già due anni fa con la pubblicazione di Ortodossia, rilanciamo l’idea di regalare a Natale agli amici un libro di Chesterton in edizione economicissima.

Lo scopo è quello di dilettare e di dare a tutti la possibilità di fare un dono intelligente e piacevole, non certo di metterci a fare il lavoro che altri -gli editori- stanno facendo e bene.

Insieme alla Casa editrice Leardini stiamo per dare alle stampe una bellissima raccolta di 30 piccole storie di GKC, tratte da Tremendous Trifles, Alarms and Discursions e da altri libri mai editi in Italia. Il titolo del volume, di 182 pagine, sarà “La nonna del drago e altre serissime storie”.

Tradotti da Sabina Nicolini e curati da fra Roberto Brunelli, con faziosa postfazione di Marco Sermarini, sono racconti veramente imperdibili.

Il costo del pacco dono?
10 libri: 60 € spedizione compresa
20 libri: 110 € spedizione compresa

Precisiamo che fra qualche mese il volume sarà nelle librerie al costo di 15 € a copia. Quello che facciamo ora è quindi uno sconto indecente, solo per i malati gravi di Chestertonite.

Il guadagno dell’iniziativa andrà a favore delle Missioni Francescane in Zambia e per l’attività di evengelizzazione delle Apostole della Vita Interiore.

Nel libro, come la volta passata, inseriremo i nominativi degli iscritti alla Società Chestertoniana che avranno fatto richiesta delle copie del volume.

Per chi vuole inviamo un capitolo a titolo di saggio (ma va richiesto non su Facebook da cui non risponderemo -impazzire, no grazie!- bensì tramite il nostro indirizzo di posta elettronica societachestertoniana@gmail.com.

Prenotate entro il 30 Novembre!!! I libri vi arriveranno entro il 22 dicembre!

La Segreteria Volante.
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domenica, novembre 21, 2010

Radio anch'io

Mercoledì scorso la trasmissione radiofonica Radio anch'io è stata dedicata all'Irlanda. Tra gli interventi, segnalo quello dell'amico Raffaele Cavallo, presidente del Comites.

venerdì, novembre 19, 2010

The true dimensions of saint's project in Ireland

Questa è la recensione del mio libro apparsa la scorsa settimana su The Irish Catholic. Peter Costello, l'autore della recensione, è uno storico della cultura che ha pubblicato una ventina di volumi.



The true dimensions of saint's project in Ireland

The Philosophical Habit of Mind: Rhetoric and Person in John Henry Newman's Dublin Writings
By Angelo Bottone (Zeta Books, €22.00 pb; also available to individuals as an eBook, €9.00;www.zetabooks.com)


The beatification of John Henry Newman has seen the appearance of a host of books, of all kinds, to mark the occasion. But few of them will have the lasting qualities of this study of Newman's Dublin writings and their philosophical background, which makes a permanent and valuable contribution from Ireland to the development of our understanding of Newman's mind and outlook. This may well be the most important book published this year on Newman.
Angelo Bottone is an academic now resident in Ireland where he has taught at University College Dublin and elsewhere. His focus is on Newman's years in Ireland attempting to establish the Catholic University of Ireland - the institution which would later change into the UCD of today.
Newman's great work of this period, The Idea of a University, is universally acknowledged as one of the major intellectual landmarks of the 19th Century. But Dr Bottone demonstrates that the book, while very familiar, has been, in fact, little explored.
He analyses what went into its making, through the incorporation of various addresses and papers. But, in addition, reveals that behind it lies a wide range of other writings, which are connected with it and bear upon Newman's project.
He hugely enlarges just what was the true nature of Newman's Dublin enterprise, both practically and intellectually.
He then turns to a totally new and unexplored topic: just what were the philosophical sources for Newman's thoughts?
The whole scheme rests on the foundation of Aristotle's thought, but so thoroughly that the foundation on which the idea was raised is almost hidden from view.
Another spur was to be found in John Locke, not surprisingly, for he is the source of the utilitarian notions of the university that prevail today, and which Newman wished to counter.
Of even greater importance, and totally over-looked, is the figure of Cicero. Cicero domesticated Greek philosophy for the more practical and administration-minded Romans. Indeed, De Senectute and Pro lege Manilia were still a part of the Latin curriculum studies in Ireland through to the 1970s.
Rhetoric for the older scheme of education was the final stage of a course of study based on the use of language. Rhetoric today has a bad name, but, for Cicero and the Romans, it was an essential qualification of the educated person, the ability to order thought, to expound it, and to persuade.
Rhetoric thus serves as a way of completing, not just the civil person, but for Newman, the moral person as well.
From this, Dr Bottone goes on to consider just those aspects of Newman's Dublin writings, the formation of that whole person, the contrast between ''the gentleman'' and the truly ''educated man''.
For many readers, especially those concerned with the place and purpose of the university in the modern world, Dr Bottone's last chapter and conclusion may perhaps be the most vital and the most thought-provoking part of the book.
He suggests that, though Newman's project failed in a practical way, the idea of the university which he created remains as a touchstone of what a true education, of both the citizen and the moral person, ought to be. I found this a richly rewarding and a thought-provoking idea: Newman's notion of the metropolis as a true university seems to me a most exciting notion, one which connects with Walter Benjamin's arcades project.
The reader is left with notions arising from it that require further exploration.
Doubtless this is only the first of other explorations of Newman and his thought which we can look forward to from Dr Bottone.

Peter Costello

domenica, novembre 14, 2010

Il teologo all’antropologo

Il teologo all’antropologo: "

«Avete perfettamente ragione a sostenere la causa degli Zulù, ma con tutto ciò voi non li comprendete affatto. Anche se conoscete la ricetta degli Zulù per cucinare i pomodori e la preghiera che dicono prima di soffiarsi il naso, voi non li capite come li capisco io, che pure non distinguo una zagaglia da una forchetta. Voi siete più colto, ma io sono più Zulù» (G.K. Chesterton, Il club dei mestieri stravaganti, tr. it. Guanda, Parma 1987, p. 86).

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sabato, novembre 13, 2010

E Berlino si scusò con gli speculatori

di Maurizio Blondet


Cinque capi di governo europei si sono precipitati a rassicurare la speculazione finanziaria. Il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle – si noti, non quello delle Finanze, che era di ritorno da Seul – ha dovuto fare praticamente le sue scuse ai mercati: i detentori privati dei debiti pubblici europei non correranno alcun rischio, non pagheranno pegno. Quando la cancelliera Merkel ha detto che «anche loro saranno chiamati a contribuire» al prossimo default stile greco, scherzava... Continuate pure a speculare a rischio zero.

Ciò per il buon motivo che dopo la frase della Merkel pronunciata qualche giorno fa, i mercati hanno chiesto l’8,92% d’interesse per accettar di comprare il buono decennale irlandese, che ad agosto si negoziava a 4,89%; con ciò praticamente condannando l’Irlanda alla bancarotta, e il conseguente contagio, con bancarotte a catena di Portogallo e Spagna (e Italia, dopo). Il collasso puro e semplice della zona-euro. Che non è affatto scongiurato nonostante le scuse dei politici agli speculatori; dopo le frasi rassicuranti di Westerwelle, il decennale irlandese è sceso da 8,92% a 8,78%, comunque impagabile per l’Irlanda.

Come siamo arrivati qui? Ricapitoliamo fin dal principio, tutto il succo del disastro finanziario, citando ampiamente Paul Jorion.

Da vent’anni i redditi (mancanti) sono stati sostituiti da crediti. Il cartello di carta dei crediti è crollato dall’estate 2007, aggravandosi mese dopo mese con la rivelazione di scandali e frodi e sporchi trucchi sempre più inverosimili, a cominciare dai subprime. Invece di prendere atto che era una crisi di insolvenza degli speculatori e delle grandi banche d’affari, si è deciso di diagnosticare il male come crisi di liquidità. Ossia: no, non è cancro, è semplice disidratazione; occorre qualche fleboclisi. Diagnosi sbagliata, ma tranquillizzante. Era il Washington Consensus, e gli Stati europei hanno obbedito.

Gli Stati hanno infatti trasfuso liquidità in gran fretta ed enormi volumi alle banche, a tasso praticamente zero. Adesso le banche, quei fondi creati a spese dei contribuenti futuri, li distribuiranno alle imprese e alle famiglie in nuovi crediti, mutui, fidi; guadagnandoci, e intanto rimettendo in moto l’economia a credito. Ma non ha funzionato: causa recessione, le banche e la finanza ha capito che famiglie e le imprese non erano in grado di rimborsare; e nemmeno chiedevano più di fare altri debiti. Perciò hanno messo quei fiumi di denaro in pensione presso le Banche Centrali, o acquistato titoli di Stato: non corrono rischi gli audaci speculatori.

Ma siccome gli Stati si sono indebitati fino ai capelli per dare liquidità alle banche, e s’erano portati garanti della loro solvibilità, mentre le entrate tributarie degli Stati calavano causa recessione, i tassi richiesti dai «mercati» sui debiti pubblici salivano e salivano, mentre il valore dei prestiti della banche agli Stati calava; ciò specialmente per gli Stati deboli e mediterranei, ma anche baltici e Irlanda. Disdetta, il portafoglio delle banche si svalorizzava, costringendole a ricapitalizzarsi.

La diagnosi (deliberatamente) sbagliata produceva così la prima spirale viziosa verso l’inferno: le banche s’indebolivano perchè avevano le casse piene di titoli di debiti di Stato che perdevano valore, in quanto gli Stati s’erano indeboliti per salvare le banche.

Lo Stato più debole nella zona euro, la Grecia, ha chiesto aiuto all’Europa. Malmostosa, anzi ostile risposta di Berlino: tocca a noi virtuosi pagare per le cicale! Ma alla fine, bene o male, è stato messo insieme un fondo di garanzia europeo (Financial Stability Facility) per sostenere i Paesi incapaci di pagare il loro debito pubblico: 750 miliardi di euro. Una cifra più teorica che reale, ma ha calmato un poco i mercati, che sono tornati a comprare i Buoni del Tesoro dei Paesi in crisi.

E chi non lo farebbe? Perchè comprare Buoni tedeschi all’1%, poniamo, quando uno speculatore può comprare Buoni greci, portoghesi, spagnoli lucrando tassi doppi e tripli? L’Europa, le sue classi cosiddette dirigenti, di fatto ha invitato gli speculatori a comprare BOT di Stati fallimentari assicurando: paghiamo noi, il rischio per voi mercati è nullo.


Axel Weber
Per mesi la speculazione internazionale ha lucrato benefici astronomici su questi suoi investimenti nel debito di Stati-subprime, ma garantiti da stati prime. Gli interessi gravanti sulla Grecia sono un poco calati. Poi, ad ottobre, la Merkel e il suo banchiere centrale Axel Weber saltano fuori a dichiarare: «Alla prossima crisi di tipo greco, i detentori dei Buoni del Tesoro devono essere parte della soluzione anzichè del problema». E i tedeschi, affiancati da Sarkozy, cominciano a parlare, in caso di crisi di Portogallo, Irlanda o Spagna, di procedure di fallimento ordinato, di riscaglionamento del debito, di ristrutturazione, di scrematura dei detentori privati dei titoli di quel debito.

Il che significa: voi speculatori avete titoli pubblici portoghesi o irlandesi e vi aspettate che l’Europa vi ripaghi a scadenza il 100%, dopo 10 anni in cui lucrate gli interessi? No, ci sarà una procedura fallimentare, e voi sarete chiamati a pagare la vostra parte come creditori di un fallito: del BOT portoghese a valore facciale 100 vi sarà restituito 70. Oppure 60, o 30. O il decennale diventerà trentennale. O il pagamento del capitale sarà sospeso, e riceverete solo gli interessi.

Intendiamoci, l’idea è giusta e sana. Banche e fondi speculativi hanno goduto di uno scandaloso stato di privilegio, dando loro il permesso di comprare BOT greci e portoghesi con l’assicurazione che non correvano rischi, perchè a pagare il conto degli insolventi sarebbero stati i contribuenti tedeschi ed europei in genere. Del resto, quel meccanismo di garanzìa, che invita la speculazione a comprare BOT di Paesi in crisi, aggrava la situazione di detti Paesi. Per la Grecia, le banche e i fondi speculativi hanno potuto accollare circa 150 miliardi di euro ai governi europei, mentre la Grecia sta affondando nella spirale degli interessi composti a tal punto che, se all’inizio della sua crisi il debito pubblico era del 115% del PIL, alla fine del presunto salvataggio sarà del 150% cento. Impagabile.

Sì, i mercati speculativi meritano di essere puniti. Mentre le economie occidentali precipitano, sono i soli a continuare a guadagnare – e guadagnano sulla crisi e rovina degli Stati e delle società. E’ quel che si chiama azzardo morale, questo speculare su alti tassi (con la scusa che si presta a Paesi a rischio) quando il rischio è zero, perchè garantito dal fondo europeo di stabilità.

La Merkel e il suo banchiere hanno dunque detto la cosa giusta. Ma al momento e nella situazione sbagliata. Gli Stati sovrani (si fa per dire) dell’eurozona devono emettere l’anno prossimo 915 miliardi di nuovi debiti o rinnovarli, per coprire i loro immensi debiti (fatti per salvare banche e speculazione); finchè ci sono i mercati finanziari, devono chiedere i prestiti ai mercati. I quali hanno subito risposto alla (vuota) minaccia della Merkel chiedendo immediatamente all’Irlanda tassi del 9% anzichè il 4,5%.

Il settore privato (come chiamano se stessi gli speculatori inglesi) non vuol accollarsi la sua parte di perdite, ed ha la forza per rifiutarsi al taglio di capelli minacciato da Merkel e Sarko. Il governo tedesco ha dovuto chiedere umilmente scusa per aver pensato per un attimo che anche i mercati e le banche devono soffrire un pochino per i danni che essi stessi hanno provocato; le nuove norme non saranno in vigore prima del 2013, ha belato (complimenti per la rapidità, nel mondo del trading al millesimo di secondo). O, come la mettono gli speculatori della City, «i governanti non capiscono il risultato di un’alta esposizione del loro debito pubblico in mano a non-residenti».

E’ questo il punto: ci siamo inutilmente indebitati con l’estero, che i governi non controllano, anzichè coi nostri cittadini (come fa ancora il Giappone). E i nodi vengono al pettine.

Adesso il crollo dell’Irlanda è scritto (anche se a metà 2011) e il contagio si sta espandendo al Portogallo, e si vede nella forbice richiesta dai mercati per comprare BOT spagnoli e italiani. E’ a rischio l’intera eurozona, e nel modo più confuso e disordinato.




Continua su Effedieffe.

venerdì, novembre 12, 2010

The Irish Catholic

"This may well be the most important book published this year on Newman". Nell'ultimo numero del The Irish Catholic Peter Costello ha scritto una recensione molto positiva del mio libro su Newman.

giovedì, novembre 04, 2010

Copertino su Newman

L'amico Luigi Copertino sta pubblicando su Effedieffe una serie di articoli intitolata La catastrofe dell'Occidente. Nel quinto della serie parla di Newman e fa riferimento ai miei scritti.
(L'accesso è riservato agli abbonati)

mercoledì, novembre 03, 2010

Posta

Il mio indirizzo di posta elettronica (at)UCD.IE non funziona. Chi ha bisogno, può contattarmi su facebook o lasciare commenti qui.

martedì, novembre 02, 2010

Landino

Da qualche settimana Landino ha una nuova grafica, molto gradevole ed efficace.