sabato, febbraio 12, 2011

Misura, decoro, rispetto: modelli per le nuove generazioni

Rifles­sione dell’Azione Cat­to­lica Ita­liana su alcune tema­ti­che edu­ca­tive e cul­tu­rali che atten­gono anche all’attualità della vita poli­tica del nostro Paese.

Ci tro­viamo, come Azione cat­to­lica ita­liana, nell’ambito del XXXI Con­ve­gno Bache­let, a riflet­tere sui 150 anni dell’unità d’Italia, un appun­ta­mento che ci vede, come cat­to­lici, par­ti­co­lar­mente par­te­cipi per­ché parte inte­grante della nostra nazione. La stessa asso­cia­zione è stata, infatti, tra le pri­mis­sime realtà dello Stato uni­ta­rio ad avere una con­no­ta­zione nazio­nale. Un’attenzione che è squi­si­ta­mente nello stile dell’associazione chia­mata e impe­gnata a for­mare le coscienze, capace di offrire alle per­sone di ogni età e con­di­zione di vita un cam­mino di atten­zione all’altro e al bene comune. Pro­prio Vit­to­rio Bache­let, appro­fon­dendo il legame tra edu­ca­zione e bene comune, sot­to­li­neava: «Edu­care al senso del bene comune vuol dire for­mare a un retto e vigo­roso ideale, aiu­tando l’uomo a impa­dro­nir­sene con l’intelligenza e ad ade­guarvi la sua for­ma­zione spi­ri­tuale morale tec­nica. Vuol dire for­mare l’uomo a una lineare ade­renza agli essen­ziali immu­ta­bili prin­cipi della con­vi­venza umana e in pari tempo al senso sto­rico, alla capa­cità cioè di cogliere il modo nel quale quei prin­cipi pos­sono deb­bono tro­vare appli­ca­zione fra gli uomini del suo tempo; vuol dire altresì ren­dere con­sa­pe­vole l’uomo della neces­sità di attrez­zarsi spi­ri­tual­mente, intel­let­tual­mente, moral­mente, tec­ni­ca­mente per dive­nire capace di attuare con­cre­ta­mente quei prin­cipi nella con­creta con­vi­venza umana in cui è chia­mato a vivere».
È per que­sto che la nostra rifles­sione, che parte dal cam­mino uni­ta­rio nazio­nale, oggi si ferma a guar­dare alle vicende del Paese e a sot­to­li­neare alcune riper­cus­sioni di natura edu­ca­tiva, forse sinora sot­to­va­lu­tate. Bene ha fatto il car­di­nale Angelo Bagna­sco, nella recente pro­lu­sione ad Ancona al Con­si­glio per­ma­nente della Con­fe­renza epi­sco­pale ita­liana, a evi­den­ziare il disa­stro antro­po­lo­gico che si com­pie a danno dei gio­vani e di quanti sono nell’età in cui si fanno le scelte defi­ni­tive per il futuro della pro­pria esi­stenza. C’è una rap­pre­sen­ta­zione fasulla dell’esistenza, c’è un ten­ta­tivo di met­tere in primo piano il suc­cesso basato «sull’artificiosità, la sca­lata furba, il gua­da­gno facile, l’ostentazione e il mer­ci­mo­nio di sé». Il rischio è che le recenti vicende, che tro­vano ampio spa­zio nei media, fac­ciano emer­gere la desi­de­ra­bi­lità di stili di vita per i quali «il potere può tutto». È per que­sto motivo che tor­niamo a dire una parola non sui risvolti poli­tici, ma su quelli, appunto, edu­ca­tivi.
NON È EDUCATIVA l’immagine della donna emersa in nume­rosi rac­conti giu­di­ziari e media­tici. Ne è stata ripe­tu­ta­mente e insi­sten­te­mente vio­lata l’intangibile dignità, libertà, ugua­glianza. NON È EDUCATIVA, allo stesso tempo e con la stessa inten­sità, l’immagine dell’uomo inca­pace di rico­no­scere nel corpo della donna, e nel pro­prio, un dono straor­di­na­rio, cer­ta­mente non fina­liz­zato ad appa­gare un desi­de­rio egoi­stico di pos­sesso. È, invece, EDUCATIVO, a nostro avviso, ridire con forza, con parole con­di­vi­si­bili da tutti, la bel­lezza vera di ogni età e di ogni sog­get­ti­vità, il senso pro­fondo dell’essere uomo e dell’essere donna. Per que­sto chie­diamo al mondo dei media un modo diverso di comu­ni­care senza ammic­ca­menti e senza ridurre la donna e l’uomo solo a corpo da guar­dare, da pos­se­dere, da sfrut­tare.
NON È EDUCATIVA l’idea che i gio­vani e gli ado­le­scenti, per rea­liz­zarsi, deb­bano met­tere da parte i pro­pri talenti, seguendo tri­sti scor­cia­toie. È dif­fi­cile costruire un mondo diverso e migliore se l’unico inse­gna­mento tra­smesso alle nuove gene­ra­zioni è quello di cer­care osti­na­ta­mente i favori del potente. È EDUCATIVO, ed impor­tante, valo­riz­zare e dare sem­pre più spa­zio ai gio­vani talenti dello stu­dio, della ricerca, dei mestieri e delle pro­fes­sioni, ai gio­vani del volon­ta­riato e del ser­vi­zio gra­tuito agli altri. Sce­gliamo con con­sa­pe­vo­lezza quali modelli cul­tu­rali offrire a tutti, senza, ovvia­mente, cadere nel mora­li­smo di fac­ciata.
NON È EDUCATIVA la per­ce­zione che il riserbo delle inchie­ste giu­di­zia­rie sia costan­te­mente minato da inte­ressi poli­tici e gior­na­li­stici, e che sul sistema della giu­sti­zia si addensi l’ombra della mani­po­la­zione di parte. Allo stesso tempo,DISEDUCA al valore dell’informazione assi­stere sui media ad una guerra fron­tale, carat­te­riz­zata anche da “dos­sie­raggi” e “kil­le­raggi” con­tro i pro­pri “nemici”, che siano poli­tici della parte avversa o magi­strati o uomini della cul­tura e dell’informazione. Vor­remmo sot­to­li­neare che non è casuale la con­tem­po­ra­nea per­dita di cre­dito, tra gli ita­liani, e della poli­tica e della giu­sti­zia e dei media, i tre attori di un cir­colo che sta diven­tando oltre­modo vizioso. È EDUCATIVO, al con­tra­rio, riaf­fer­mare il senso della deon­to­lo­gia e dell’imparzialità in pro­fes­sioni, ruoli e respon­sa­bi­lità pub­blici ad alto valore civile, fon­da­men­tali per la tenuta della demo­cra­zia.
NON È EDUCATIVO coin­vol­gere nei con­flitti giu­di­ziari, media­tici e poli­tici le isti­tu­zioni della Repub­blica. Siamo ad un passo da un bara­tro che por­te­rebbe i cit­ta­dini a rite­nere le isti­tu­zioni come parte in causa dei con­flitti tra per­sone e gruppi di potere, e non più come luo­ghi di tutela. È EDUCATIVO, al con­tra­rio, pro­muo­vere un intenso sforzo: tenere le isti­tu­zioni fuori dalla bagarre, resti­tuirle alla loro cre­di­bi­lità pub­blica e alla loro fun­zione di ser­vi­zio, facendo in modo che in que­ste vicende pos­sano essere punti di rife­ri­mento saldi, e non parti in gioco.
NON È EDUCATIVA la pas­si­vità dell’opinione pub­blica. È, invece, EDUCATIVO l’esercizio di una cit­ta­di­nanza attiva e respon­sa­bile.
È dun­que EDUCATIVO valo­riz­zare il tanto che di buono, ope­roso, lun­gi­mi­rante, con­creto offre ancora oggi il nostro Paese. Ci sono realtà, civili e eccle­siali, che ogni giorno si sfor­zano di vei­co­lare que­ste idee per costruire dav­vero un tes­suto di valori posi­tivi e con­di­visi. Ci sono agen­zie edu­ca­tive, come la scuola, in cui tra mille dif­fi­coltà si cerca di for­mare anche ad una vita civile con­sa­pe­vole. E ci sono fami­glie – le quali costi­tui­scono ancora il car­dine della nostra società – che, pur fra inne­ga­bili dif­fi­coltà, cer­cano di dare una cor­nice di rife­ri­mento etica ai loro figli. Forse in que­sto momento tutto ciò può sem­brare di secon­da­ria impor­tanza. Ma chi crede nel futuro sa che non è così. Ed è per que­sto che ci appel­liamo a tutti i pro­ta­go­ni­sti delle attuali vicende per­ché recu­pe­rino urgen­te­mente, per il bene del Paese, il senso della misura, del decoro, del rispetto. L’Italia neces­sita di gio­vani sereni, coscien­ziosi e ope­rosi; di adulti sobri, respon­sa­bili e aperti. Su ita­liani come que­sti si può costruire un domani migliore.
Roma, 12 feb­braio 2011
Dare del moralista è una forma di moralismo, la peggiore.

venerdì, febbraio 11, 2011

Roads and Ways to a Starting Point

Roads and Ways to a Starting Point: "Recently I was asked about SLJ's The Road of Science and the Ways to God, his published edition of his Gifford Lectures. This is one of his earlier works, a hefty book, though at 331 pages not quite so large as his The Relevance of Physics with 532 pages. He says in his introduction that these lectures are supposed to be aimed at audiences in which scholars are 'at most a perceptible minority'. Be that as it may, Road is an important work in the Jaki collection, though - when I was asked about it - I said I am not sure that it ought to be 'first' on one's reading list. Just consider this very important glimpse from his introduction:

Science found its only viable birth within a cultural matrix permeated by a firm conviction about the mind's ability to find in the realm of things and persons a pointer to their Creator. All great creative advances of science have been made in terms of an epistemology germane to that conviction, and whenever that epistemology was resisted with vigorous consistency, the pursuit of science invariably appears to have been deprived of its solid foundation.
[SLJ The Road of Science and the Ways to God, vii]
Really, that's very important, though there is more to Jaki's work than this encomium of Duhem's work. (As you ought to know, 'encomium' is one of SLJ's pet words, it means praise. That quote is a succinct summary of Duhem's master-work, but also permeates and is permeated with Jaki's own work.)

I may have said that 'Road is not a good start' in private, but I wish to retract in public, or at least qualify my remark. As I think about Jaki's writing, there is one great difficulty. It is hard to suggest a 'starting book' to begin the introduction to his work - very hard indeed. Since I like Chesterton, I usually suggest SLJ's Chesterton a Seer of Science since it is comparatively small (116 pages); it forms a complete unity, and it provides a good starting point for these two very important writers. It also covers four major points of synthesis: a correct view of science, a opposition of scientism, a criticism of evolutionism (NOTE the ending) and a triumphant championing of the universe - these points not only describe Chesterton, but also Jaki.

Yet others are not going to want to only read about Chesterton; they want to know more - they want to know about Wöhler and his synthesis of urea, or about the Olbers paradox, or about why the moon matters, or about how Galileo got the theology right and the Church got the science right, or how St. Augustine answered all the Galileo conundrums about a millennium in advance... oh my there are so many things to mention! (I could cause all sorts of havoc by mentioning his studies of Kant or of Bruno.) But mostly people want to know more about Pierre Duhem and his work - and especially they want to know more about Jaki's explorations of the history of science. Which is, after all, the reason we have this Duhem Society: to continue the work of our masters in the study of the Way of Science - 'Science writ large', as SLJ loved to put it.

One is also confronted with the eight collections of SLJ essays - these are good reading, and give a healthy seasoning of humour and insight along with their information - but they are collections and do not form a comprehensive scheme.

So I pondered this matter last night, and so I think this morning - and I wondered... Finally I decided to ask you, oh patient and kind reader, who may be less beset by conundrums at the present moment than I am:

What do you think? What book ought one start with, especially if one is NOT a historian of science, or even a scientist? Or is it time for the Duhem Society to write an introductory text? And please say why you think that, if you can.

Please comment here, or, if you prefer, send me an e-mail about this. (Click on 'Dr. Thursday' under the 'Contributors' on the right panel for contact info.)
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lunedì, febbraio 07, 2011

venerdì, gennaio 28, 2011

Rubbettino Editore presenta Cosa c'è di sbagliato nel mondo (e Cosa c'è di giusto nel mondo) in e-book

Rubbettino Editore presenta Cosa c'è di sbagliato nel mondo (e Cosa c'è di giusto nel mondo) in e-book: "Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto ci dice Rubbettino Editore su questa interessante e originale iniziativa della pubblicazione di Cosa c'è di sbagliato nel mondo in versione E-Book.

Noi della SCI siamo entusiasti della ricchezza di proposte su Chesterton e del fatto che finalmente si scopre uno degli aspetti più importanti della personalità e del pensiero di Chesterton.

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Chesterton 2.0 – Cosa c'è di sbagliato nel mondo in versione E-BOOK


Rubbettino Editore presenta in ebook la prima traduzione italiana di Cosa c’è di sbagliato nel mondo di Gilbert Keith Chesterton, arricchita da Cosa c’è di giusto nel mondo, un documento inedito qui riportato in versione integrale.
Il volume, tradotto e annotato da Annalisa Teggi, già autrice di una memorabile traduzione chestertoniana de La ballata del cavallo bianco (Raffaelli, 2009), è già disponibile sui principali store on line di ebook.

Il libro: Nel giugno del 1910 Gilbert K. Chesterton dava alle stampe la prima edizione di Cosa c’è di sbagliato nel mondo; un testo rivoluzionario che con lucida ragionevolezza e disarmante ironia getta luce sulla condizione moderna dell’uomo e della società, riguardo a cui si chiama sempre in causa la parola crisi, il più delle volte con dimessa rassegnazione.
Cento anni fa Chesterton considerava i disastri portati dalla disuguaglianza economica, dalla separazione delle famiglie, dalla rovina del sistema educativo, dalla violazione delle libertà fondamentali, in nome dell’idolatria dello Stato e di quella del profitto.
Sono le piccole cose ordinarie le grandi aspirazioni dell’uomo ad esser messe in pericolo: l’uomo comune non chiede altro che un matrimonio d’amore, una piccola casa, professare in pace la propria religione, diventare nonno, godere del rispetto e della stima dei suoi simili e morire di morte naturale.
Il genio di Chesterton sfida il mondo a compiere un passo indietro: non quello di un uomo impaurito che si sottrae alla battaglia, ma quello dell’uomo tutto intero che per buttarsi nell’avventura della vita non ricorre a ricette ideologiche e utopiche sul progresso, ma sta ancorato con saldezza e con audacia alle realtà originarie che sono alle sue spalle. Quelle verità che da sempre suggeriscono che il sigillo della vita è stato impresso nel mondo fin dal tempo della Creazione. L’uomo è sempre lo stesso, il mondo può cambiare come forma ma non nella sostanza. La società è una costruzione umana. Gli uomini, in quanto subcreatori, hanno il potere di trasformare la società. Sicché se qualcosa è sbagliato nel mondo, abbiamo la possibilità e il dovere di rimetterlo a posto, seguendo l’inesausta ambizione dell’uomo a trovare come via d’uscita un principio d’ordine nel caos del cosmo e nelle crisi di ogni tempo.
A compendio di questo saggio, l’autore scrisse nel Natale dello stesso anno Cosa c’è di giusto nel mondo, un documento inedito qui riportato in versione integrale.

Chi era Chesterton? In poche parole, possiamo ricordarlo senz’altro come iperbolico narratore e divertentissimo romanziere, saggista dagli arguti paradossi, giornalista polemista che mai offese nessuno e anzi divenne amico dei suoi migliori avversari, i grandi del suo tempo, George Bernard Shaw e H.G. Wells tra tutti; qualcuno l’ha indicato addirittura come il naturale “prossimo della lista”, dopo la beatificazione del cardinale Newman.
Di Chesterton (1874-1936) Rubbettino ha pubblicato Una breve storia d’Inghilterra e L’uomo eterno.

Formato EPub

Prezzo € 4,90
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lunedì, gennaio 24, 2011

Vittime di Mediaset


Bisogna giungere alla conclusione che viviamo sotto un totalitarismo: un totalitarismo di tipo nuovo, inaudito, ma efficacissimo: nel senso almeno che i totalitarismi di successo riescono completamente a sostiture – nel cervello dei loro sudditi – la realtà, con un universo inventato, quello dell’ideologia.

Nel caso di milioni di italiani, la realtà è stata espiantata e sostituita con Mediaset. Il fatto tragicomico è che il trapianto ha avuto il successo più completo, totale, proprio nel Capo di Mediaset (e di tutto). Non solo lo dimostra il suo ripetuto tentativo di sostituire ministri con show-girl. La prova ancora più evidente: quel che il Capo fa e rifà compulsivamente nella sua tavernetta di Arcore non è altro che uno spettacolo-tipo di Canale 5 – lustrini, canzoni, Lele Mora, veline scosciate in abbigliamenti da casìno – con la sola differenza che lì, il Capo può palpare le ragazze e portarsele a letto, esaudendo i desideri di centinaia di migliaia di maschi Mediaset-trapiantati.

Non è certo un caso che, dopo le rivelazioni scollacciate del Rubygate , il favore verso il Salame sia addirittura aumentato: dopo 25 anni, di totalitarismo Mediaset, è ovvio che il Capo si sia creato il suo pubblico, con la callosità morale Mediaset, la stupidità intellettuale Mediaset, la volgarità della vita come spettacolo di bassa lega Mediaset.

Lo spettacolo Mediaset è un pastone permanente e indifferenziato di lustrini, balletti e canzonette, piccoli concorsi a premi; ospiti d’onore del sottomondo dello spettacolo (mai un talento, disturberebbe la ridanciana vuotaggine che i pubblicitari richiedono, propizia ai consigli per gli acquisti).

Le seratine di Arcore colpiscono per la stessa piattezza e ripetività: le ragazze, nuove o no, sono presentate, il Capo canta una canzone, alcune delle ragazze simulano balli lesbici, poi la Minetti si toglie i reggipetto ed è il segnale. Berlusconi recita la parte del Berlusconi paterno e generoso, alla fine tutte hanno almeno un regalino e un ricordino. E’ Canale 5 in terza serata.

La cosa più sconfortante, è che Berlusconi chiami queste cose «le mie seratine raffinate»: se sono queste le cose più raffinate a cui riesce a pensare, è la prova che Mediaset non gli ha divorato solo il cervello (quello va da se: lo fa con tutti), ma tutti i centri del vizio e del peccato – il che è più grave. Un despota che ha deciso di affondare nella lussuria con così vasta larghezza di mezzi, ha quasi il dovere di esercitare estenuate efferatezze, escogitare inimmaginabili piaceri: il ricordo di Elagabalo ed Erode dovrebbe incitarlo, osceni mimi, cinedi in zafferano, assenzio droghe rare ed oppio, almeno lingue di pappagallo.

Ma a Mediaset non si sa di Elagabalo, né di lascivie eccessive. Le ragazze pagate per le seratine, basta che siano forti di tette e di culo, sane. Non ocorre non solo oppio, ma – ne sono convinto, nemmeno champagne e caviale (non piacciono a nessuno); probabilmente, se viene fame, ad un certo punto appare il risottino d’ordinanza, risottino Mediaset uscito dalla raffinata foresteria Mediaset: Ragazze, mangiate fin che è caldo.

Berlusconi, si sono dette due delle prostiute-veline, sembra la caricatura di se stesso: in realtà, Berlusconi è la caricatura di se stesso ogni minuto, e nelle seratine dà piena stura alla sua recita di caricatura di se stesso. Il cumenda che fa il regalino. Il veccchio che palpa, ma paterno, che ascolta i loro problemi. Che si sceglie una tra le dozzinanti un po’ in fretta perchè l’indomani si alza presto.

Il tutto resta, in fondo, uno spettacolo osceno per famiglie, come tutti i format Mediaset. In questo senso il Salame può dire: «Non faccio nulla di cui vergognarmi». Ovviamente, è uno spettacolo per famiglie Mediaset, totalmente risucchiate da Mediaset, quelle in cui Mediaset ha a poco a poco espiantato quanto restava non si dice di moralità, ma di buon senso cattolico. In cui rispetto degli ignoranti per la cultura (un tempo esistente in poveri contadini che si dannavano per fare del figlio un dottore), non sia stato sostituito dalla contentezza di sè e della propria bassezza stupida e scipita.

Le famiglie Mediaset, esistono: non solo in padri e fratelli che incitavano le figlie bbone a prostituirsi al Salame (Brava! Colpo grosso! Quello ci sistema per tutta la vita. Su Mediaset non si dice mai dove finisce una velina tre mesi dopo). Sono i milioni che votano Berlusconi proprio per le sue seratine, convinti che sia perseguitato da giudici: è vero, ma la simpatia per Berlusconi, oggi, rivela solo la callosita morale deì suoi ìtaliani, gli italiani Mediaset.

Ne consegue che una (oggi inimmaginabile) rinascita dell’Italia, dovrà necessariamente passare per la distruzione, l’incinerazione di Mediaset e del sistema pubblicitario che la mantiene. E ne è mantenuto.

domenica, gennaio 23, 2011

Nel mattino del mondo

Nel mattino del mondo

Bruno Forte


È il silenzio il custode dell'inizio: sta oltre ogni parola ciò di cui si potrebbe parlare solo prescindendo dalle condizioni già poste del dire. Pensare puramente l'inizio equivarrebbe a pensare quanto precede le strutture stesse del pensiero, per affacciarsi a ciò che è "fuori" dello spazio e "prima" del tempo: il vagheggiato «primo mattino del mondo» sfugge alla ricerca del soggetto, che, per quanto si sforzi, non è in grado di uscire da queste categorie dello spazio e del tempo. L'ultimo approdo dell'indagine volta a scrutare l'inizio è dunque il senso del mistero che tutto avvolge, la percezione dell'incompiutezza di ogni sforzo teso dal basso a voler offrire una spiegazione totale. La posta in gioco è alta, perché abbraccia il senso del vivere e del morire umano: perciò essa ci riguarda tutti, come mostrano i possibili esiti della risposta alla domanda sulle origini di tutto ciò che esiste.
Così, la resa al silenzio dell'ultima sponda può assumere la forma della rinuncia nichilista: si può rinunciare alla domanda, che muove la ricerca, sopprimendo la stessa nostalgia che è alla base dell'interrogare; si può accettare come unica evidenza attingibile la dignità di vivere eroicamente il frammento del presente, come se esso fosse capace di ospitare tutta la consistenza o la leggerezza dell'essere. La resa nichilista, però, è solo apparente: assegnare al nulla il ruolo di orizzonte originario e finale significa restare nel trionfo del già posseduto. Il nulla – se esteso ad avvolgere tutte le cose – resta una forma rovesciata del trionfo dell'io: ciò che manca al nichilista è la coscienza dell'altro, l'uscita dalla solitudine del soggetto e dalla rinuncia a comunicare. L'itinerario che muove dalla domanda sull'inizio conduce, però, a un altro possibile approdo: dove è riconosciuto lo spazio silenzioso di ciò che è al di là dello spazio e il tempo senza tempo di ciò che è al di là del tempo, una voce può offrirsi. Non una voce dell'al di qua, semplice prolungamento dei ragionamenti mondani imprigionati negli schemi dell'identità, ma la voce dell'Altro, che sia puramente tale. L'alterità irrompe nel regno della logica prigioniera di sé; la differenza si fa strada nel dominio dell'identità. L'evento di questo puro inizio, che supera le secche delle proiezioni dei desideri e dei fallimenti mondani, perché non diviene nella coscienza dell'uomo, ma viene a lui, indeducibile e improgrammabile, è il miracolo della rivelazione. E la rivelazione parla dell'inizio parlando della creazione .
La creazione "preistoria" dell'alleanza. «La Bibbia parla della creazione in guisa di racconto (Dio ha creato il mondo, gli uomini) e di corrispondente risposta espressa nella lode del Creatore. Ma stranamente nella Bibbia ciò non costituisce una formula di fede...» . Nei racconti delle origini Israele riflette un patrimonio comune all'umanità arcaica, connesso al bisogno originario dell'essere umano di garantire in qualche modo la consistenza del mondo, dando sicurezza alla conturbante fragilità della vita. Ciò che è nuovo e peculiare nel discorso biblico è il legame che esso stabilisce fra il racconto dell'inizio e la storia della salvezza d'Israele. Si potrebbe dire che la testimonianza della Genesi sulla creazione è una «profezia retrospettiva»: partendo dall'esperienza che il popolo eletto ha fatto del Dio della storia, lo sguardo della fede biblica si estende ad abbracciare la realtà delle origini, colta come una sorta di «preistoria dell'alleanza» (Vorgeschichte des Bundes: Karl Barth). Fra le due componenti non c'è semplice sovrapposizione, ma integrazione, senza peraltro escludere una non perfetta fusione (testimoniata ad esempio dalle ripetizioni di Gen 1,6 e 7; 11 e 12; 14s. e 16ss.; 24 e 25; dalla sfasatura fra il numero delle opere e il numero dei giorni; e dal contrasto fra l'atto creatore significato in Gen 1,1 e l'idea di un caos primordiale, preesistente all'azione creatrice-ordinatrice).


Continua qui.

sabato, gennaio 22, 2011

Irish music meets Italian passion

The Irish Times - Saturday, January 22, 2011

Irish music meets Italian passion

MUSIC WEBSITE: Rossella Bottone and Luisella Mazza’s lo-fi approach to music interviews is winning online fans, but it’s their passion for Irish music that’s the driving force behind onemoretune.ie, writes LAUREN MURPHY

‘ONE MORE TUNE.” It’s not exactly the sort of phrase you could imagine a crowd of post-gig revellers in Naples, Rome or Milan chanting, but two Dublin-based Italians have adopted the mantra for their own purposes. Rossella Bottone and Luisella Mazza didn’t know each other before they moved to Dublin – but their common interest in music and media led them to establish Onemoretune.ie in 2008. The website documents the Irish music scene through a series of interviews, conducted with both native artists and international acts that pass through Dublin on their European tours.

Bottone, 35, initially unearthed a love for Irish music through her work for Italian magazine Jam. “It started with The Frames, Nina Hynes and Gemma Hayes in early 2000,” she says. “I was regularly checking what Road Records would suggest on their website, and my brother, who was – and still is – living in Dublin would buy me those records, which were impossible to find in Italy. As a journalist, I covered many Irish artists long before I moved here. I remember flying to Denmark and Germany to see The Frames play and review their concert, as they wouldn’t come to Italy at that time.”

When Bottone moved to Dublin in 2007 – initially for a six-month course at Dublin Business School, having completed a masters in music management and marketing – she looked up Mazza, whose blog she had followed at home in Italy. Mazza, 28, had never been to Ireland before, but was offered a job at Google’s European HQ after spending time in Barcelona. The pair became fast friends, then colleagues at Google and eventually, gig buddies. It was at a Jeffrey Lewis show in 2008, when a spur-of-the-moment interview with the Moldy Peaches frontman was captured on Mazza’s HandyCam, that the idea for Onemoretune.ie was first bandied about.

“We figured we needed to film a good number of interviews before going online – so we recorded interviews for six or seven months, and only after that we launched the website,” says Bottone. “That period of pre-launch interviews was incredibly positive: we would contact well-known artists such as Vyvienne Long, Jape, Saul Williams, Amiina, Ane Brun, and they trusted us, even if there was no trace of the website yet. That openness was very encouraging.”

In the ensuing two years the duo have conducted more than 70 interviews, with Bottone researching and conducting each grilling, and Mazza recording and editing the footage. Some of the international acts in their archive include Wild Beasts, Joan as Policewoman and Roots Manuva, while the Irish contingent is led by the likes of Glen Hansard, Adrian Crowley and Lisa Hannigan.

Their videos are shot in what a diplomatic music critic might call a “lo-fi” manner, but they receive “tens of thousands” of hits every month. Their musings on our music scene have also had some press coverage from BBC Radio, and their love of Irish acts is documented in a regular column for Italy’s Rumore magazine.

Yet despite their dedication, the site is still very much a labour of love. “We don’t consider it as a source of income, it’s rather a hobby. An expensive hobby sometimes,” Bottone laughs.

“The key features of the website are also its challenges,” she adds. “For instance, our interviews are very spontaneous and often scheduled at very short notice – so we had to learn to minimise logistic efforts. [That means] not carrying heavy lights or microphones, just a very light camera – which causes serious quality limitations at the editing stage. But in general, we tend to prioritise spontaneity and a flexible set of quality guidelines versus over-planning and academic set-up – and it seems to work well.”

The pair’s plans for the near future include a documentary feature detailing the intricacies of their site. They plan to feature many of the artists they’ve chatted to over the past two years, although they’re still working on the “ideal format” to cram their growing archive into.

Bottone also co-runs a booking agency called Littlemaps, which has organised Italian tours for Delorentos and Nina Hynes in recent years, and she plans to book more up-and-coming local acts in venues the length and breadth of the boot-shaped peninsula. But what exactly is it about our scene that inspires such zeal in two non-natives?

“It seems music is just in the Irish blood, and in one way or another, it needs to come out,” she smiles. “Dublin also has the major advantage of being a capital city, where most things, including gigs of all size and genres, happen. It’s also ideally located on the way to and from the UK and the US – two key areas for a lot of musicians. Italy is much more fragmented. Even in times of recession, Dublin is a great place to be if you are a music lover. The concentration of venues in town is exceptional, and there is such a variety on offer, from huge festivals to tiny free gigs. It’s like Irish people really need music. And if you talk to young people, it seems like everyone here is in a band, or more than one. It’s just amazing.

“We just wanted to show people abroad how vivid this scene is. People always talk about London and Berlin as the coolest places for music, but Dublin has nothing less than them. It’s just that nobody knows.”

venerdì, gennaio 21, 2011

Il Sussidiario

Su Il Sussidario di oggi appare un articolo su Newman nel quale viene citato il mio libro.

mercoledì, gennaio 19, 2011

Chesterton sempre attuale

DOBBIAMO FARCI GUIDARE DAI RICCHI?
di G.K.Chesterton
da "L'Ortodossia", Morcelliana, Brescia 1960, pp.161-3

C'è una risposta alla proposizione che coloro che hanno avuto miglior fortuna saranno probabilmente le nostre migliori guide? C'è una risposta alla tesi che coloro che hanno respirato l'aria pura possono decider meglio nell'interesse di coloro che hanno respirata un'aria mefitica?

Per quello che ne so io, non c'è che una risposta e questa risposta è il Cristianesimo.

Soltanto la Chiesa cristiana può offrire ragionevoli obiezioni ad una completa fiducia nei ricchi. Essa ha sostenuto fino da principio che il pericolo non è nelle cose che circondano l'uomo ma è nell'uomo; ha sostenuto anche che se si deve parlare di un ambiente pericoloso l'ambiente più pericoloso di tutti è quello più comodo.

So che la manifattura moderna ha moltiplicato i tentativi per fabbricare un ago di grandezza anormale; so che i più recenti biologi sono stati soprattutto ansiosi di scoprire un cammello piccolissimo; ma se noi riduciamo il cammello alla sua forma minima e apriamo la cruna dell'ago fino alla sua massima dimensione, se insomma pretendiamo che le parole di Cristo significhino il meno che possono significare, le Sue parole devono significare almeno questo: che i ricchi non è probabile siano moralmente meritevoli di fiducia.

Il Cristianesimo anche diluito è una sostanza talmente ardente da ridurre tutta la società moderna ad una poltiglia. Il semplice minimum della Chiesa sarà un ultimatum mortale per il mondo: il mondo moderno è tutto basato sulla pretesa non che i ricchi sono necessari (il che è sostenibile), ma che i ricchi sono meritevoli di fiducia, il che (per un cristiano) non è sostenibile.

Sentirete eternamente in tutte le discussioni sul giornalismo, le compagnie, le aristocrazie, la politica di partito questa tesi: che l'uomo ricco non può essere comprato. La verità è che il ricco è comprato; è stato comprato; è comprato in quanto è ricco.

Tutta la questione per il Cristianesimo è che un uomo che dipende dai lussi della vita è un uomo corrotto, corrotto spiritualmente, corrotto politicamente, corrotto finanziariamente. C'è una cosa che Cristo e tutti i santi cristiani hanno detto con una specie di feroce monotonia: hanno detto che essere ricco è essere in particolare pericolo di rovina morale.

Non è dimostrabilmente non-cristiano uccidere i ricchi come violatori d'una definibile giustizia; non è dimostrabilmente non-cristiano incoronare i ricchi come i capi più adatti alla società; non è certamente non-cristiano rivoltarsi contro i ricchi o sottomettersi ai ricchi. Ma è certamente non-cristiano fidarsi dei ricchi, considerare i ricchi come moralmente più sicuri dei poveri.