sabato, marzo 29, 2025

 Verso il tramonto, quando una impalpabile polvere grigia scende lentamente sulla città, ascolto le piante che tremano. Dai giardini sale un coro d’elegia. Il freddo proditorio ha ucciso i fiori in boccio. Con l’estate di San M artino le piante avevano messo su i nuovi germogli, le nuove fogliuzze, i bottoncini sparuti, illusi che le ali d’oltremare già battessero l’aria; ma è bastata una raffica di gelo. Un alito di morte ha fermato sul na­scere la vita.

Adesso l’anima delle piante singhiozza, sommessa.

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Comprendono i più cosa significa essere e, sopratutto, restare una fiamma? Ardere e trasmettere fuoco vuol dire rinunciare ai piccoli compro­messi, alle necessarie finzioni, a certi repugnanti, seppure utili rap­porti; significa, insomma, non venire a patti con sè, passare attraverso i gas venefici della vita e mantenere limpidi gli occhi, alta la fronte, la gola schiarita. E’ come entrare nel lutulento fiume e uscir­ne trasparenti: nulla consumare del meglio ch’è in noi, a contatto del peggio, ch’è in tutti noi.

« Vivere ardendo e non sentire il male». Se Gaspara Stampa non fosse stata giovane e bella e ricca, nessuno avrebbe creduto a questa sua altissima norma di vita, scru­polosamente osservata.

Gli atei odiano la solitudine per­chè nulla più del silenzio parla  di Dio.

Dire Roma è come dire Diritto, ossia Giustizia. Roma onde Cristo è romano, significa investire il Pa­dre stesso, che è giustìzia suprema, del più alto diritto di umana cit­tadinanza, così alto che può identificarsi col divino.

Ecco perchè Roma è Città di Dio, perchè impose la giustizia prima che sulla terra transitasse l’Uomo-Dio.

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Certi occhi hanno un colore in ­definibile, il colore di chi ha guar­dato a lungo nel mistero, nella di­sperazione, nella speranza, nella bellezza della morte e della vita; occhi colore d’anima.


15 dicembre 1946

venerdì, marzo 28, 2025

Da quella miniera di luce di dottrina di bellezza che è Dio e l’uomo di Pietro Parente, tolgo questo passo :

« Il dinamismo travolgente di questa civiltà superba delle sue conquiste ha fatto dimenticare all’uomo la sua condizione di povera creatura, soffocandogli la coscienza della colpa. Forse è questo il più grande delitto della civiltà moderna, che però in luogo della felicità ci ha regalato la guerra più infernale che registri la storia. È la guerra ha messo a nudo il trucco satanico della civiltà senza Dio, che ha subordinato la coscienza allo stomaco, ha sostituito la religione col feticismo dello Stato, ha calpestato i diritti della persona umana e della famiglia in nome della libertà, ha dissacrato il matrimonio col divorzio e con l’amore libertino autorizzato, ha oppresso il popolo in nome della democrazia con esose dittature, ha dato l’ostracismo al diritto di natura e al diritto delle genti, ha manomesso la morale proclamando lecito il libito, e  della scienza si è servita per distruggere e suicidarsi.

Ora è il vuoto pauroso dentro e fuori dell’uomo, che sente l’amarezza della sua solitudine e del suo smarrimento. Da ogni angolo si levano voci allettatrici...

I superficiali e gli opportunisti si illudono e plaudono, ma le anime pensose e oneste si raccolgono in se stesse, nauseate della gazzarra di oggi, eco della gazzarra di ieri, e sentono il disagio, l’inasprimento della ferita, il bisogno di guarire davvero, di respirare, di ascendere. Queste anime disilluse si orientano istintivamente verso Dio, si risentono creature sue, s’accorgono che il peccato è la radice dei mali individuali e sociali ed è la peggiore servitù, da cui bisogna liberarsi a qualunque costo. Queste anime hanno bisogno di Cristo, anche se non conoscono il suo Evangelo, perchè l’anima è naturalmente cristiana. Soltanto Cristo può rispondere al grido doloroso di queste anime moderne, come a quelle stanche del paganesimo, dischiudendo loro ancora una volta gli orizzonti della verità, della giustizia e della pace. Senza di Lui ogni tentativo di ricostruzione è vano ».

Mi sembra che il dramma attuale dell’umanità vi sia rappresentato in tutta la sua spaventosa realtà. Una di quelle opere che fanno sentire irresistibile l’anelito a Dio, unica e permanente salvezza nostra.

 

8 dicembre 1946

 

giovedì, marzo 27, 2025

Francesco Sapori; uno degli ultimi galantuomini nella vita e nell’arte; intendo galantuomini di quel vecchio stampo, cioè a dire « integrali », che va scomparendo, se già scomparso non è: nella pagina, nel gesto, nella parola: che son poi il riflesso della vita. Sobrietà, politezza, colore in­tenso, ma contenuto: un rispetto as­soluto, devoto della sovranità del l'Arte; un senso vigile della misura senza di che la materia in Arte non si trasforma.

D’Annunzio? Come dedizione al bello forse; ma con in più — e di personale — una signorilità che il pescarese — ed è tutto dire — non si sognava neppure Un amore del « bello » che non è tale se non è an­che « buono » Uno spasimo interiore che l’avverte solo chi lo conosce da tempo. Una smania della ricerca, un anelito alla perfezione che è solo del­ l’artista affinato dal cammino aspro, sempre in salita, col cielo e con l’abis­so a portata di mano. Un risoffrire gaudioso con l’artista che scopre e con la sua creatura.

Questo pensavo assistendo giorni or sono alla prolusione all’anno acca­demico tenuta al «

Beato Angelico ». A un certo momento, socchiudendo gli occhi, la voce calda e pastosa pareva modulasse un canto : si faceva quasi canora.

Volli così ringraziarlo di avermi sottratto, con un richiamo che mai delude, all’amarezza di « scendere e salir per l'altrui scale ». E m i sembrò persino — o m ’inganno? — di ritrovarci lieti, di camminare ancora insieme; ai margini di certa' settaria, non sempre confessabile, letteratura.

Ai margini? E’ la sorte di chi batte la via maestra, di chi tende a fare anche della propria vita un capolavoro, in senso morale, s’intende. Vero, Franco?

L’importante è vivere liberi: e non come oggi va intesa la libertà, ma perchè ricchi di solo spirito.

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Ricorda, fratello, che da giovani si può, talvolta si deve morire per una bandiera; ma verso l’approdo si deve saper morire per l’Uomo e con l’Uo­mo della Croce: perchè ha vinto la morte.

In un solo versetto del Genesi è riassunta la grandezza della vita cristiana di fronte al problema del bene e del male:

 « Vide Dio tutte le cose che aveva fatto, ed erano molto buo­ne ».

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Anche il male, nell’ordine meravi­glioso dell’universo, è bene, perché è l’ombra che mette in evidenza la luce. La quale è quel bene che siamo chiamati ad esercitare come arma di combattimento.

 

24 novembre 1946

mercoledì, marzo 26, 2025

Northern Ireland also headed for a demographic cliff-edge

 

Just like in the South, the population of Northern Ireland is ageing rapidly. A recent report from the Northern Ireland Statistics and Research Agency (NISRA) projects that by mid-century there will be one pensioner for every 2.5 people in the workforce compared with one for almost four people of working age now.

NISRA expects the population to peak at around 1.95 million by mid-2033 before going into a very gradual decline. The only thing preventing a steeper decline will be immigration, but net immigration into the North is expected to be small.

However, it is the changing balance between generations, rather than the total population size, that raises the greatest concerns.

A notable milestone is expected by mid-2027 when the number of people aged 65 and over is projected to exceed the number of children aged 0–14. This marks a clear sign of the rapid ageing of Northern Ireland’s population. The number of people aged 85 and over is forecast to more than double over the next 25 years.

While the number of people in the older age groups is relatively easier to predict because anyone who will be aged over 65 by mid-century is already born, future fertility rates, and therefore the number of children being born, are more uncertain.

NISRA presents a range of possible scenarios based on various assumptions, though long-term projections are inherently difficult. The figures in its summary report are based on the assumption that the total fertility rate (TFR), which is now 1.65 in Northern Ireland, will remain constant over the next 50 years. This is already considerably below replacement level fertility which is two children per couple.

However, the figure of 1.65 might be optimistic because fertility rates have been falling faster than predicted almost everywhere. In the Republic of Ireland, for example, the TFR has already dropped to 1.50 and is predicted to fall further. A continued decline in fertility would further accelerate the ageing trend and deepen its impact.

Under a lower-fertility variant, which is more realistic, the ratio of pensioners to those of working-age could easily worsen even more, creating even bigger challenges for public services and economic sustainability. Between 2022 and 2047 (25 years), the number of children aged under 15 is projected to fall by 23pc while the number aged over 65 is projected to rise by 36pc. This is not a healthy situation.

Both in the North and the South we are basically sleepwalking towards a very bad and unprecedented demographic scenario.

Ogni volta che mi viene di fermarmi estatico dinanzi alle cose create, penso alla bellezza del Creatore, che non può essere stato creato, tanto il suo splendore è inconcepibile a mente umana. Ne deriva un senso di smarrimento come quando ci fermiamo a considerare l'infinito.

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Diffida di quasi tutte le nostalgie, fuorché di una: la nostalgia del Cielo.

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Quando hai ben conosciuto e gustato il Libro, non cercare, 'non perdere tempo con altri libri: in quello troverai la soluzione di tutti i problemi dello spirito e placherai la tua sete.

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Dio si è degnato parlarci, e la sua Chiesa, fondata dal Figlio, è custode della sua parola. A noi non resta che credere senza troppo seguire le speculazioni dei filosofi.

Molti si sono perduti per questo.

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«E ritorni la polvere nella sua terra, donde proveniva, e lo spirito ritorni a Dio che lo donò ».

Quello che gli eretici ritengono apocrifo, fa risuonare alta e solenne la parola della Verità. Il corpo, infatti, è atto di creazione secondaria e deve tornare alla terra da cui fu tratto. Soltanto l'anima, creata a immagine e somiglianza di Dio, ritorna a Lui che la creò assetata di perfezione.

Distacco provvisorio, che sarà interrotto e colmato per sempre con la resurrezione della carne.

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« V’è un Dio: dunque infallibile giustizia; dunque tutto ciò che avviene è ordinato ad ottimo fine : dunque il patire dell'uomo sulla terra è pel bene dell’uomo ».

E’ di Silvio Pellico

 

17 novembre 1946

martedì, marzo 25, 2025

Quando assisti alla Messa, dinanzi al Calvario incruento del più grande Operaio, sii operaio tu stesso col celebrante. Con la preghiera tu puoi sempre lavorare  — e più che mai sull’altare  — nella Vigna fertile dove il Padrone dà la mercede secondo il lavoro, si, ma anche secondo il fervore dell'opera. Nè disperare se nella Vigna sei arrivato fra gli ultimi, se hai lavorato per poco.

Quel che conta è come avrai lavorato.

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La tua fede è la più luminosa perchè è la più vera, anzi, è la Verità. Tutte le altre dottrine sono spurie, cioè tributarie. C’è, in fondo, il malessere di chi cerca Dio, ma non lo trova, forse perchè non s’accorge di presumere troppo di se, come si vergognasse di abbandonarsi al « giogo soave ».

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Non è soltanto per il taglio delle ali che le bandiere sentono il volo. C’è un clima che si forma in torno a queste fiamme di stoffa, un’aria di fuoco racchiuso in un’urna.

E’, certo, il respiro dei Caduti, l’alito d’una passione che la morte ravviva e perpetua.

Nessuna morte è vana, se la vita fu consumata ardendo.

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Se la conoscenza del bene, che, pure, esiste sulla terra, si propalasse con la stessa rapidità del male, il genere umano ne trarrebbe gran giovamento.

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Soffrire quaggiù vuol dire risparmiarci il dolore eterno. E’ dogma dell’economia divina e segno infallibile di giustizia.

Guai ai gaudenti in perpetuo.

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« Uomini di poca fede, perché avete dubitato? ».

Nell’ora severa che la Patria attraversa, il grido di Cristo rinasce nel cuore dei credenti. E dentro, nel profondo, una voce più alta e più potente d’ogni altra si leva al di sopra dei rigurgiti di tutte le suburre: « Credo! ».

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Come le acque dei laghi che non vedono mai il sole sono gli occhi di certe creature: non partecipano della vita. Nei conventi, nelle isole dei pescatori, nelle case solitarie, quegli occhi hanno il colore di chi non vede passare tanta rissosa umanità: che vede più nubi e più stelle che non ascolti passi e parole.»

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L’anima dell’artista non appartiene neppure a sè stesso: è parte infinita dell’infinito.

 

10 novembre 1946

lunedì, marzo 24, 2025

Mi piace , nei giorni di festa, con­fondermi al popolo credente, sui banchi delle chiese umili. Don­nette operai impiegatucci bimbi sparuti. Odore di povertà sana, come ne testimonia il convegno di­nanzi l’altare di Dio. Non mi sento a disagio come nelle grandi chìese, alle Messe di mezzogiorno. Il silenzio è cosi alto che le parole del sacerdote trovano la via buona.

« Orate fratres ». Ci guardiamo e ci sentiamo davvero fratelli di lu­ce e di miseria in quest’isola pro­fumata d’anima, mentre fuori infu­ria la vita.

« Ecce Agnus Dei ». Ma come, come può toglierli tutti i peccati del mondo Gesù, se son più fitti dei fili d’erba a primavera?

Guardo le care donnette vestite di nero, che si accostano a Mensa, e mormoro dentro col celebrante: » Domine non sum dignus ». E allora vedo venirmi incontro il centurione che invitò a casa Gesù.

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L’uomo integrale, che non può non essere l’uomo cristiano, soffre di una sola nostalgia: il futuro. So­lo nel domani è per lui la perfe­zione. Il presente è sempre perfet­tibile.

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In qualunque vicenda, con l’ar­tista bisogna sapere afferrare l’at­timo. Domani è sempre troppo tar­di per chi misura il tempo col me­tro dell’infinito.

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Cattolico vuol dire romano. E ringrazia Iddio se ti ha fatto na­scere o patire, fremere o gioire in questa Roma onde Cristo è roma­no. Spesso ti accade di sentirti dentro un grumo di ribellione per qualche ingiustizia da sopportare? Ed è allora che più ti plachi la bellezza di offrire a Lui l’amarezza del sopportato sopruso. E’ giusto che chi crede in Lui  sconti la gioia della Fede.

Bisogna essere felici di soffrire per Lui.

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Pian dei Giullari. Leggere una pagina di Bargellini è come rin­frescarsi l’ugola in tempo di solleone con una di quelle bibite de­liziose che ti riconciliano subito con la strada e con la bottega. La lingua schiocca sul palato come se bevessi nettare in cantina, e ti senti invece in terrazza, in una di quelle cordiali terrazze a solatìo che guar­dano... toh, su Pian dei Giullari, donde il buon Piero, cercatore di scarso mangime pei suoi passerotti, sostava per riposarsi e scorgeva di lontano, fra ì vapori settembrini, le guglie della Certosa.

Uno di quegli autori —  giullari essi stessi degli uomini e di Dio   che, pur sforzandosi di restar ter­ra terra per farsi capire da tutti, ti trasportano in cielo: gente nata per gli alti voli, seppure innamora­ta, forse anche troppo, del suo cam­panile. Ma tutto si perdona quando il campanile si chiama Firenze.

Questa « Piccola storia della let­teratura italiana» — come voleva onestamente intitolarla Bargelli­ni  — sarà gustata in particolar mo­do dai maggiorenni, per non dire dai « grandi » aggettivo quanto mai logoro e un tantino equivoco.

3 novembre 1946

domenica, marzo 23, 2025

Petòfi. Quante volte mi è accaduto d’invidiarne il singolare destino! Balzare in sella e caricare alla testa d’un manipolo di valorosi, come vidi fare a un capitano senza nome, sul ponte di Pinzano, in un’ora triste della Patria. (Non ho più dimenticato il lampo di quegli occhi fra elmetto e sottogola, mentre scrosciava la pioggia e tempestavano le artiglierie).

Caricare, andare avanti, avanti, non tornare più indietro e sparire incontro a Dio. Quale poeta non ha mai invidiato questa ineguagliabile sorte? Non lasciar traccia del passaggio mortale sulla terra se non attraverso un ricordo di Poesia.

* *

Mi ferma talvolta a mezzo di una via o mi sorprende nel raccolto silenzio del mio studio un profumo denso di gigli. Poi m’accorgo che è il respiro dell’anima.

* *

Partenone: « Gli squilli si tramutano in colonne ». Un verso che mi salì dal profondo dinanzi ai marmi rosati, quasi trasparenti dell’Acropoli, mentre suonavano le trombe d’una fanfara sulla strada che vide le danze delle fanciulle greche.

Ricordo di un volo più alto.

* *

Sembra che gli occhi di certe creature abbiano guardato in altri pianeti; nostalgici come la luna, trepidi come le stelle verso l’alba.

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Gli imperi passano, si esauriscono, conchiudono un ciclo storico: quello di Roma, onde Cristo è romano, è eterno perchè voluto da Dio. Non è impero di territori, ma di anime; di leggi, non di arbitri; di fecondità, non di piacere.

L’impero spirituale di Roma è impero di volontà, non di pietre; di conquista, non di rapina; del lavoro, non dell’oro. E’ impero di Vita contro imperi di morte.

 

28 ottobre 1946

sabato, marzo 22, 2025

Come la terra dà fiori e frutti, attraverso il fermento delle stagio­ni, così l’uomo, frutto primordiale della terra, ha il dovere assoluto di riprodursi.

Guai ad opporsi a questa legge vitale: prima o poi il Creatore punisce chi osa tradire l’opera sua.

* *

C’è chi gode a fare del bene, c’è chi vive per fare il male. Incontri di tutti i giorni; ma la natura, an­che qui, si vendica. Li riconosci subito dagli occhi chiari o torbidi, dai lineamenti sereni o contratti, dal volto luminoso o scuro. Chi gode nel fare il male porta il marchio nell’anima: il più delle volte si tratta di aborti: fisici o morali.

* *

Aveva ragione quella creatura:« L’uomo, prima o poi, tradisce; il pino non tradisce ». E s’abbracciava all’albero di Roma, che sembra nato per respirare soltanto sotto il suo cielo, tutto a volte ampie e solenni come la voce delle cattedrali.

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Il vento e il poeta:

-          Si può mai possedere una stella? E tu hai scelto la più lontana...

-          Esistono forse stelle vicine?

-          Esistono.

-          Ma al poeta non interessano. Soltanto il pensiero che un volo alto potrebbe accostarla al suo re­spiro...

-          Si può mai amare quel che s’intravede appena, o s’indovina?

-          Non  ami forse di più nella tua corsa il polline che rapisci al fiore?

-          E’ vero.

-          Ed egli, il poeta, non può ama­re che un volto bello intravisto allo sportello di un treno in corsa o d’un velivolo che s’alza: un treno e un’ala che sì fermeranno lontano. La realtà del poeta è il ricordo.

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-        C’è un’ignoranza della quale ho imparato ad aver paura più di qualsiasi altra: l’ignoranza dello Spinto: perchè è incurabile.

13 ottobre 1946

venerdì, marzo 21, 2025

How stable families build more prosperous societies

 

If we want prosperity, one important step is supporting and rebuilding the family. This is the central argument presented by the economist Philip Pilkington in his new booklet “Family Matters: Why Our Choices Determine Our Economic Prosperity”, which is published by the Alliance for Responsible Citizenship (ARC).

The study connects economic growth, and demographic trends to the strength of family structures.

The modern economy often focuses on productivity and investment, but family stability is frequently overlooked as a crucial factor, Pilkington maintains.

Without strong families, societies face declining birth rates, lower labour force participation, and rising welfare costs, all of which hinder long-term prosperity.

Looking ahead, Pilkington warns that declining fertility rates could lead to economic contraction, similar to Japan’s experience. He links issues such as low birth rates, mental health challenges, substance abuse, and crime to family breakdown, suggesting that strengthening family structures could be a key to reversing these trends.

One of the most striking points in Pilkington’s publication is that marital fertility – the number of children born to married couples – is significantly higher than non-marital fertility. Marriage provides both emotional and financial security which makes couples more willing to have more children.

This is crucial because a stable birth rate is essential for sustaining a productive workforce and preventing economic stagnation. Societies that see a decline in marriage also tend to experience overall population decline, something highlighted in a new Iona Institute paper.

In those countries, policies often focus on boosting fertility rates through financial incentives, such as child benefits and tax breaks. However, Pilkington argues that the real issue is not just birth rates but family formation. Simply encouraging people to have more children without strengthening family structures is short-sighted.

Children born into stable, two-parent households generally experience better outcomes in education, health, and future employment. In contrast, births outside marriage often correlate with lower stability, higher poverty rates, and increased reliance on State support. If governments want higher birth rates, they should prioritise policies that encourage marriage and family stability rather than just providing direct financial incentives.

When families break up, the State must step in, but this comes at a significant financial cost to the tax-payer, and the families themselves.

By shifting the focus from individual fertility to family stability and formation, policymakers can create conditions that naturally lead to higher birth rates and a more sustainable economic future.

The consequences of family breakdown extend beyond economics and welfare costs. Pilkington highlights social problems like crime, addiction, and mental illness that are often linked to unstable family environments.

One particularly telling statistic from the British government says that 24pc of adult prisoners had been in the care system at some point of their childhood.

Pilkington’s research makes one thing clear: economic prosperity and social stability are deeply intertwined with family structures. Countries that neglect the importance of marriage and family will face declining birth rates, rising welfare costs, and growing social problems.