domenica, ottobre 26, 2025

Una madre

M’avevano detto che era vedova di guerra e in guerra aveva perduto l’unico figlio; che da principio aveva gridato, maledetta la vita, ma si era poi rassegnata e trascorreva le sue giornate tra il lavoro e l’Altare.

Nel vicolo dove abita, il sole arriva a stento e se ne va presto, sì che i suoi poveri occhi stanchi di guardare il male, sciupati dal pianto, si dilatano sul cucito.

Una scala stretta, ripida, umida: un senso di gelo, di sordido. Se non fosse la statuetta della Madonna issata sulle rampe, dove una mano pia — la sua? — dispone in un vasetto di coccio le rose di maggio, mi sentirei stringere il cuore. S’ha un bel dire che la miseria è santa...

Al rumore dei passi la Signora Bianca solleva il capo d’argento e mi guarda di sopra agli occhiali. Le spiego il motivo della visita.

— Ah, lei è giornalista?

Mi pare che nella domanda affiori un senso di diffidenza. Ci sono abituato: incerti del mestiere ciò che troppi faciloni e superficiali riducono a pettegolezzo di comari.

— Capisco: anche mio figlio ambiva a scrivere sui giornali; anzi, aveva mandato dall’Africa qualche corrispondenza ai quotidiani. Per me non è giornalista chi offende la verità, ecco, come purtroppo avviene oggi...

— D’accordo, signora: vuole dunque dirmi cosa ne pensa?...

— È semplice. Troppa gente vuole occuparsi e preoccuparsi dell’uomo, e in particolare del giovane: chi lo vuole educare di qua, chi lo vuole preparare di là: la scuola, la palestra, l’Esercito, il capo ufficio o officina, il Partito (bella roba!). Ce lo contendono, lo strappano alla famiglia — si può dire — che s’è staccato appena dal seno materno, coi bei risultati che vediamo tutti. E ognuno con uno scopo: servirsene. Farebbero molto meglio, invece, a lasciarlo di più alle madri, specialmente quando sono in grado di farlo.

— Ma lei comprende, signora, che non tutte...

— L’ho detto: e del resto, meglio una madre ignorante che un professore maligno; voglio dire, non in grazia di Dio. Perché han voglia a rigirarla: c’è solo un uomo capace di ammaestrare: il sacerdote di Cristo.

— D’altra parte, nella famiglia il giovane non può trovar tutto.

— Quel ch’è fuori delle pareti domestiche e cristiane è marcio, creda a me. Sa cosa Le dico? Sarà fissazione la mia, ma sono convinta che quanto più l’uomo s’allontana dalla madre, tanto più rapidamente cammina verso il male, la corruzione, l’odio, la guerra. Le dica, le dica queste verità sul Suo giornale: e Lei, che è anche uomo di governo, le commenti anche, da par Suo. Io non so farlo, ma Le assicuro che l’istinto d’una madre è infallibile. È inutile che «grandi» e piccoli si radunino per cercare di ridare un volto all’umanità. Abbiamo accumulato nei cuori secoli di menzogne di egoismi di colpe. Cosa vuol che esca da un consiglio di volpi? Una strage di galline, vero? Lei mi capisce. …

Commenti? Ci mancherebbe altro! Mi allontano con due pupille sbarrate dentro, mentre la Signora Bianca mi segue con un triste sorriso, guardandomi di sopra agli occhiali.

Un trattato di filosofia non mi farebbe meditare così.

Benigno

30 maggio 1948

domenica, ottobre 19, 2025

L'appuntamento della carità

Torre di Pordenone, aprile 1948

Egregio e caro dottor P.,        
oso rivolgermi a Lei per una grande carità. Ho una parrocchia operaia disgraziata dove mi ritrovo dal maggio 1947. L’80 per cento degli uomini e dei giovani non assiste alla S. Messa festiva e il 50 per cento delle donne! È una desolazione. Mi sento accasciato. Non vorrei che venisse giorno festivo. La massima parte degli operai è comunista. Dal 1903 al 1925 sono stato parroco qui e ci sono ritornato perché invitato da tutti.

Nel primo periodo ho istituito per gli operai una Unione Coop. di consumo, una Cassa Operaia, un Molino, un Forno: cooperative tuttora fiorenti; poi l’Asilo e scuola di lavoro per ragazze, un Sindacato Cotonieri, una biblioteca circolante; ho costruito un centinaio di case operaie di quattro e sei vani l’una con adiacenza di 600 o 1000 metri: sono così cento e più famiglie divenute piccole proprietarie; mi sono occupato e mi occupo di collocamento in patria e all’estero. Ho dato tutto, anche il mio modesto patrimonio lasciatomi dai genitori, casa, campi e prati. Eppure si vuole essere comunisti. Sono desolato; ho 67 anni, ma sento venir meno le forze, non già per il lavoro, ma per le amarezze. Se avessi saputo di trovare la vecchia parrocchia in questa situazione, non sarei ritornato.

Concludendo: vorrei offrire il Santo Vangelo a tutte le famiglie operaie. Sono circa un migliaio. Ho visto edizioni diverse: Società S. Paolo, Salani, Servi della Sapienza ecc. La migliore è quella Vaticana perché porta anche gli Atti degli Apostoli e preghiere. Sono certo che il libro verrebbe gradito e letto. Farei la festa del Vangelo con triduo... Ma come far fronte a tanta spesa?

Si degni Lei d’intercedere grazie presso le Opere di Religione o presso la S. Girolamo o qualche benefattore. Io posso concorrere con la congrua che incasserò in questi giorni: circa 15.000 lire. Per vivere si fa come si può: ci sono tanti modi per campare.

Mi faccia questa carità. Lei è tanto stimato e ha tante conoscenze.           

Obbl.mo

sac. GIUSEPPE LOSER

 

Chissà cosa dirà, reverendo, a veder messe in piazza tante spirituali apprensioni. Ma il dott. P. ci ha passato la Sua emersa fra una montagna di lettere che minacciano di soffocarlo e noi abbiamo pensato di rivolgerci al buon cuore di chi legge affinché possa prendere contatti diretti con Lei (Enti, Istituti, Opere — particolarmente Mons. Baldelli, Presidente della Pontificia Commissione Assistenza e dell’O.N.A.R.M.O. — nonché Case editrici e privati) e cerchi di aiutarla a ritrovare il suo gregge. Perché dalla sua lettera trapela una sola preoccupazione, un’ansia sola: riportare il gregge all’ovile. Della diserzione tanto soffrì il Buon Pastore che per una pecorella smarrita piantò in asso tutte le altre; figuriamoci Lei, Padre carissimo! Ma non è il solo, creda, a donare tutto per ricevere solo amarezze. Nei duemila anni della sua vita la Chiesa non ha fatto che profondere tesori spirituali e materiali. Se ne potrebbe ricavare un trattato che sarebbe il più voluminoso fino ad oggi apparso: il Trattato dell’ingratitudine. Basterebbe darne un... assaggio: il pontificato del Vicario regnante. Se gli uomini sapessero! Se n’è avuta una pallida idea durante la recente... ferina campagna elettorale.

A proposito, che ne pensano dei risultati quelli del suo gregge che disertarono le vie del Signore? Sarà bene che meditino le parole del Cristo: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno giammai contro di essa». Padronissimi dunque di schierarsi con Satana; ma si ricordino: Satana è un capitano che conosce solo sconfitte o vittorie... di Pirro. Mi faccia conoscere, reverendo, l’esito di questo appuntamento.

dev. BENIGNO

23 maggio 1948

 


domenica, ottobre 12, 2025

Appuntamento della carità

Caro A. B., reduce da Mauthausen

« Non è volontà del Signore che tu nasconda agli occhi degli uomini il bene che fai, temendo di essere veduto. Se temi di avere spettatori, non avrai imitatori. Devi dunque lasciare che vedano; ma non devi operare allo scopo di essere veduto. Non in questo deve consistere il colmo della tua contentezza, non in questo la tua supremazia gioia. Sentendoti lodare, disprezza te stesso e lascia che la lode risalga a colui che ti dà la grazia per farlo. Da te viene il far male, da Dio il far bene ».

Se io dunque mi permisi di lodare il tuo gesto quando mandasti al giornale il tuo obolo in occasione del S. Natale, perché fosse devoluto a favore di un tedesco bisognoso, con l’intenzione di perdonare, non solo, ma aiutare chi, forse, ti fece del male (sono un reduce anch’io e ti comprendo), non pigliartela con me, ma con Sant’Agostino. Il mirabile passo sopra citato si trova a pagina 386-387 di « Vita Cristiana » — Società Editrice Internazionale.

Tu dici che ho fatto male perché non si deve mai lodare (il gesto o la persona? e quest’ultimo caso, chi ti riconosce attraverso la sigla?) e che in fine dei conti tante altre persone, sia nel chiostro sia nella vita civile, cristianamente fanno di più senza che nessuno lo sappia. A chi lo racconti, amico mio? E chi andrebbe mai a sollevare i veli della carità alle soglie dei monasteri o di certe case cristiane? C’è odore di santità. Io so, anche se siamo in pochi a crederlo. Ma non senti che a quelle soglie le belve scatenate fanno ressa, azzannando sbarre e gelosie?

Non sai che per un disgraziato, che la stessa Chiesa ha affidato alla giustizia, hanno tentato di trascinare nel fango la stessa Sede di Pietro, lo stesso Vicario di Cristo, quasi non bastasse aver ereditato l’odio dei farisei che seminano a piene mani nei cuori dei pavidi, degli ingenui, degli indifferenti e — diciamolo pure — di quanti non hanno una fede incrollabile, una coscienza solida?

Eh, no, amico mio, non bisogna nascondere gesti come i tuoi, specie se sublimati dall’anonimato, « poiché quale augurio si può fare agli uomini migliore di questo, che trovino simpatiche le virtù che debbono imitare? Piuttosto rettifica le lodi umane, riferendo tutto a gloria di Dio, dal quale ti viene ogni cosa che in te si loda senz’ab­baglio del lodatore ».

È sempre un atleta di Cristo che parla e che mi prega di concludere per tua tranquillità:

« Per il virtuoso è gran virtù disprezzare la gloria; perché quel disprezzo si concepisce alla presenza di Dio, senza lasciarlo trapelare allo sguardo degli uomini. Checché egli faccia dinanzi agli occhi degli uomini per mostrare il suo disprezzo della gloria, qualora si pensi che lo faccia per riscuotere maggior lode, cioè maggior gloria, non gli resta più alcun mezzo per far vedere ai sospettanti che egli è ben diverso da quello che si sospetta di lui. Ma chi non cura giudizi di lodatori, non cura nemmeno sospetti temerari ».

Ora sai che pensare nel caso che qualche sospettante ci fosse.

Mentre per le strade infuria la bufera, è bello fare di quest’angolo un’oasi di bontà da cui aliti ogni tanto un profumo di gigli.

BENIGNO

N. B. — L’obolo precedente e questi 25 marchi sono stati rimessi a Don Carlo Boyer: P. C. A., Piazza Benedetto Cairoli, 117, Roma.

D. Lo. C. (Palazzo Adriano) — Lei sfonda le porte aperte, amico mio. Non è vero che per la Chiesa esistono soltanto diritti dei genitori e doveri dei figli; è vero invece che i doveri dei genitori precedono quelli dei figli. E se lei ha sentito sacerdoti interpretare il IV comandamento in senso... reazionario, io posso affermare — e far nomi — che le mie orecchie rintronano ancora degli ammonimenti gridati dai pulpiti a genitori incoscienti. Riguardo al matrimonio, non è un preciso dovere (e diritto!) dei genitori aprire gli occhi a tanti ingenui che confondono l’Amore con la passione che accieca, e si preparano troppo spesso una vita d’inferno? Questo ha voluto, mi pare, considerare il nostro Coluccio, senza escludere che nel caso Ciaravella i responsabili dell’efferatezza siano da ricercarsi vicino e lontano.

Quanto a quelle tali famiglie cui ella accenna, sono cristiane soltanto di nome; se l’amore è santo davvero, per la Chiesa non esistono differenze sociali e non si è mai sognata di ammonire il figlio del professionista che sposa la figlia dell’operaio. Quando la donna è onesta, l’operaia vale la principessa, anzi, vale di più, assai di più se la condotta di costei... lascia a desiderare.

M. F., Ospedale al Mare (Venezia) — I cinque abbonamenti offerti da Gennaro Silveri ad altrettanti tubercolotici, in memoria del figliuolo, erano — ahimè! — esauriti prima dell’arrivo. Un’anima buona, un padre, offre tuttavia a lei un abbonamento in memoria della figliuola. Spero che l’esempio valga a scuotere tutti quei dormienti che possono praticare la carità di una sana lettura a chi si macera nell’inerzia forzata, guadagnando suffragi alle anime dei loro cari.

E ricordi Agostino: « Signore, mettimi nella fornace della tribolazione in modo che il vaso ne venga cotto e non rotto ».

BENIGNO

9 maggio 1948

lunedì, ottobre 06, 2025

Shocking revelation about babies born alive after abortion

 

It has been revealed that more than one hundred babies have been born alive in Ireland following abortions since the procedure was legalised in 2019. A large majority of these babies suffered from a major congenital abnormality and were generally delivered between the 22nd and 27th week of pregnancy. The grim news came in reply to a Parliamentary Question from Deputy Ken O’Flynn (Independent Ireland). The HSE confirmed that in 2022 alone, 12 neonatal deaths followed a termination of pregnancy.

These were babies born alive after an abortion who died within the first week of being delivered, generally on the first day. As mentioned, in nearly all of these cases, they suffered from a life-limiting condition. The HSE response did not include a further 11 cases from the same year where babies were delivered alive before 24 weeks of pregnancy or with a birth weight under 500 grams.

Reports from the National Perinatal Epidemiology Centre (NPEC) provide a fuller picture.

Between 2019 and 2022, the NPEC recorded 84 live births following termination of pregnancy. Every one of these babies died soon after birth, either as a neonatal death or at an earlier “pre-viable” stage, before 24 weeks’ gestation and weighing under 500 grams.

The numbers varied by year. In 2019 there were 17 such cases, in 2020 there were 30, in 2021 there were 14, and in 2022 there were 23. Most of these cases occurred between 22 and 27 weeks of pregnancy, and in nearly every instance the babies had a major congenital anomaly — a serious medical condition that meant survival beyond 28 days after birth was not expected.

This would be a ground for legal abortion in Ireland after 12 weeks of pregnancy.

Alongside the live births, the NPEC reports also record cases where babies are delivered without signs of life following a termination. Between 2019 and 2022, there were 106 stillbirths after abortion in Ireland. As with the live births, the overwhelming majority occurred between 22 and 27 weeks of pregnancy.

What about the most recent years? Unlike the earlier reports, the 2023 NPEC audit excluded abortions from its main figures, but if the same pattern continued, there were probably around 18 live births after abortion in 2023, with a similar number expected in 2024.  That would bring the total for the six years 2019–2024 to about 120 live births following terminations of pregnancy in Ireland.

Deputy O’Flynn has raised further questions with the Minister for Health about the kind of care these babies receive in the moments after birth.

In 2020, a study based on interviews with 10 doctors who perform abortions in Irish hospitals revealed that it was unclear to them who should look after babies born alive, and that they were “begging people to help” provide palliative care.

In 2023, even the strongly pro-choice review of abortion legislation by Marie O’Shea noted that some doctors were not “prepared to offer comfort care where the birth is a result of a termination of pregnancy,” and called for proper guidelines to be developed.

Pro Life Campaign spokesperson Eilís Mulroy commented on the recent revelations from the HSE: “Back in 2018, soon after the abortion referendum, the then Minister for Health, Simon Harris, accused TDs in the Dáil of resorting to ‘shock tactics’ for raising concerns about babies being born alive after abortion and the care they might receive. We now know that the concerns raised are grounded in harsh reality and should not have been dismissed.”

domenica, ottobre 05, 2025

Appuntamento della carità

Al Sig. Direttore de « L’Osservatore Romano della Domenica » ricordo che l’arrivo del settimanale era per mio figlio una festa. Se lo divorava letteralmente. La « Poesia d’angolo » – il « Crivello » – « Legittima difesa », i commenti del Vangelo, le « ultime » vaticane, il bel paginone denso di commoventi racconti, di succose interviste, di interessanti foto, formavano il suo più gustoso passatempo, la sua gioia più pura: sì, pura, perché mai una nota stonata vi colse con la sua squisita sensibilità acuita dal male.

Una volta che un disguido (o un furtarello?) lo privarono della preziosa lettura, mi guardò con i dolci occhi pieni di una muta preghiera. Capii. Fuori infuriava il maltempo. M’intabarrai e feci per uscire. «Perdonami, babbo — disse — ma Puf... sai... m’aveva promesso... In questo numero dev’esserci di sicuro la sua risposta per le rime... ».

Gli aveva mandato pochi versi a Puf e non disperava di vederli pubblicati perché... sa... era un poeta — c’è da vergognarsi forse? — un poeta che se non aveva ancora trovato la forma d’arte per tradurre quel che gli premeva dentro lo era certo nell’anima innamorata, nella bontà indulgente, nel desiderio di fanciullo: un poeta. Le assicuro, Sig. Direttore, che avrebbe un giorno trovato la sua espressione e per il quale — chissà! — Ella stessa avrebbe forse fatto eccezione alla dura regola di non pubblicare versi.

Tornai quel giorno dal più vicino centro col giornale che egli accolse come un grande amico. La risposta di Puf c’era, ma si schermiva e... differiva la sospirata pubblicazione. Rimase un po’ male, lì per lì, ma poi si riprese subito e... « Sarà per un’altra volta — disse — certo Puf non sa che io ho fretta e non conviene dirglielo... La Poesia non vive di carità, ma la pratica ».

Capiva — il mio povero ragazzo — che di vita non ne aveva di spendere e la sete di bellezza che lo consumava la saziò tutta in Cristo, ch’è la più alta Poesia elargita agli uomini dalla divina misericordia.

Può quindi comprendere, Sig. Direttore, con quale trepido cuore io offra a nome del mio povero figliuolo morto cinque abbonamenti che vorrà destinare ad altrettanti tubercolosi...

GENNARO SILVERI

Che ve ne pare? Non sarà il caso di raccogliere un giorno tutti questi « appuntamenti » in un volumetto?

Vogliamo intanto credere che la lettera del Silveri ispiri i buoni. La carità è una pianta, sempre più rara, ma siamo fermamente convinti che fiorirà sempre sulla terra finché vi palpiti un cuore d’uomo, quell’uomo di cui il Verbo assunse la natura.

BENIGNO

4 aprile 1948

domenica, settembre 28, 2025

Cristo vive nei peccatori

Parla Marta di Magdala:

Di Gesù Nazareno avevo sentito raccontare meraviglie. S’era appena al secondo anno della sua vita pubblica e il suo nome correva su tutte le bocche, dall’un capo all’altro della terra di Galilea, dall’un capo all’altro della terra di Samaria e della Giudea che gli aveva dato i natali.

Si diceva ch’era nato in una stalla — lui, il Re dei re! — che a Gerusalemme Simeone, ripieno dello Spirito Santo, aveva rivelato che non sarebbe morto prima di vederlo, come poi avvenne; che a dodici anni i genitori, proprio in occasione della solennità della Pasqua, lo ritrovarono fra i dottori che li ascoltava e li interrogava.

Passarono molti anni, e tutto ciò che avevo saputo di lui s’era quasi sbiadito nella memoria, come una bella fiaba.

Intanto, mentr’Egli cresceva in sapienza e si fortificava, io mi perdevo per le strade della sua terra. Del mio povero corpo gli uomini fecero oggetto di lusso. Non dico questo a mia discolpa, ma la miseria era tanta in casa che non mi bastò il cuore; non seppi resistere alle dure privazioni che maceravano i volti e facevano battere i denti. Avrei dovuto servire, offrirmi serva di un desco onesto, piuttosto che signora di un attimo di amor profano: serva di pochi, non mai di tutti. Non lo feci, ma pensavo spesso a Lui. E non avevo pace.

Ed ecco che il suo nome ritorna, la sua fama dilaga. Si raccontava che a Cana — durante un banchetto nuziale cui aveva partecipato con la Madre e i discepoli, venuto a mancare il vino — fece empire d’acqua sei pile e le convertì in nettare squisito; che aveva scacciato a sferzate dal Tempio i venditori di buoi e pecore e i cambiavalute; che aveva guarito i moribondi, gl’indemoniati, i lebbrosi, ridata la vista ai ciechi, sedato bufere, risuscitato persino i morti, come avvenne della figlia di Giairo e del giovinetto di Naim. Infine, che s’era dichiarato Figlio di Dio, anzi, uguale al Padre.

Tante volte l’avevo seguito, ma giungevo sempre tardi, non ebbi mai fortuna. E non trovavo pace.

Quando quel giorno mi dissero ch’era arrivato a Magdala e si trovava a desinare in casa di Simone il fariseo, sentii dentro di me una smania che non riuscii a frenare; tremavo tutta e il pianto mi s’era annodato in gola. Di Simone, sebben lo conoscessi di nome soltanto, non avevo gran timore ed ero decisa a forzare la consegna. Temevo invece che Gesù di Nazaret mi respingesse, consapevole certo delle mie colpe, anche delle più occulte...

Sciolsi alfine i miei lunghi capelli, presi con me l’alabastro che conteneva i più rari profumi e m’avviai. Con qualche moneta mi feci largo fra i servi di Simone e giunta nella sala mi gettai ai piedi di Colui che avrei riconosciuto fra mille. Un mormorio si levò dalla mensa cui subentrò un profondo silenzio rotto dai miei singhiozzi: qualcosa di più dei singhiozzi mi si era sciolto in gola. Era l’anima che adesso inondava di lacrime i piedi di Gesù: io li baciavo e odoravano di colomba.

I miei capelli immensi, neri come la notte, che prima sentivo come serpi intorno alla gola, quei capelli che odiavo per quanto furono amati erano diventati morbidi come sciarpe di seta, ed io ci asciugavo i piedi del mio Signore, spargendoli di tutto il profumo contenuto nel vaso d’alabastro. Un olezzo da stordire riempì la sala.

Intanto Gesù conversava con Simone e qua e là riprendeva il mormorio. M’assalì il terrore d’essere scacciata, ma ebbi gran fede nella misericordia del Padre. Non era Padre anche Lui, il Figlio?

Il mio cuore batteva con violenza, ma i singhiozzi erano così forti che non riuscivo ad afferrare quel che dicevano Simone, i discepoli, il Maestro. Ci fu un attimo che disperai, ma la voce di Gesù fu più alta e forte di tutte: «...io ti dico, o Simone, che le son rimessi i suoi molti peccati perché molto ha amato. Colui che meno ama, meno gli è perdonato».

Sentii una mano dolce come ala di colomba sollevarmi, e la stessa voce, fatta suadente dall’amore, sussurrarmi: «Donna, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace».

Da quel momento mi sento più felice del lebbroso risanato.

BENIGNO

28 marzo 1948

mercoledì, settembre 24, 2025

The problems with the new primary school curriculum

 

The Department of Education has published the redeveloped Primary School Curriculum. It contains five broad subject areas and they will be all rolled out in schools over the next few months. Last year, during the consultation process, the Iona Institute presented concerns about the draft proposals, concerns that have now been confirmed by what has been presented.
For example, compared with the previous version from 1999, the new curriculum has downgraded the place of religion and spirituality. It remains the case that patron bodies such as the Catholic Church can still emphasise religion, but nonetheless it is depressing to see the Irish State demote it compared with 26 years ago. The new Wellbeing Specification goes even further in this regard.

“Being spiritual” is one of the key components of “being well” in the Primary Curriculum Framework, yet the Social, Personal and Health Education (SPHE) specification omits it. Although the “spiritual” dimension is acknowledged in principle, no specified curriculum outcomes or learning content give shape to this. There is a clear mismatch between the framework’s ambition and the specification’s content. It offers no concrete outcomes or content linked to religious practice, even though extensive evidence shows that religious faith, communal worship, and spiritual identity contribute significantly to psychological wellbeing, mental health, life purpose, and social cohesion.

Marriage, another foundational social institution, is similarly neglected. The relationships programme does not explicitly mention marriage. Given the strong empirical evidence on how stable marriage benefits individuals, especially children, and society at large, its absence is conspicuous. For children learning about family, relationships, responsibility and social structures, not to include marriage as a topic undermines completeness, leaving out a significant part of many children’s lives.

A further item to note is the treatment of sexual orientation in the curriculum. One of the learning outcomes for 5th and 6th classes is that students will “begin to understand sexual orientation as describing attraction to someone of a different gender, the same gender or more than one gender.” This marks a shift: sexual orientation is now defined in terms of gender, not sex. Why then is it called “sexual”? Gender as a category is not tied to objective biology but to social or psychological identity, which is subjective and fluid. Also, what does “more than one gender” mean?

We also see a strange choice in the supporting materials for the Social and Environmental Education curriculum. Three topics are mentioned: the history of the GAA, the 1916 Rising — both of which play an important role in Irish identity — and then “The History of Buddhism and its continuing influence on modern life.” Buddhism has little historical significance in Ireland, or in Western society, compared with Christianity (especially Catholicism). According to the most recent Census, there are fewer than 10,000 Buddhists in Ireland, in a population of more than 5 million. Why such an emphasis on an essentially marginal tradition, at the expense of more deeply rooted ones?

These omissions and inconsistencies point to a curriculum that is less reflective of Ireland’s cultural heritage.

In our submission, we also raised concerns about how appropriate it is for primary school children to engage in political discussion. The Social and Environmental Education (SEE) curriculum specification states that “learning in SEE provides opportunities for children to explore and think critically about social and environmental justice issues from different perspectives.” But can such discussions genuinely take place without being shaped, even inadvertently, by the views of the adult in the room, particularly if that teacher holds strong political opinions?

domenica, settembre 21, 2025

Under threat

On Tuesday, while I was in the Iona Institute office, a threatening envelope containing white powder arrived. It claimed to be anthrax but, according to the Gardaí, it turned out to be a “pharmaceutical irritant.” Its purpose was clearly to cause distress, intimidation and possibly harm.

Only the day before, I had attended a long-anticipated and important medical appointment where, after weeks of tests and uncertainty, I finally received the reassuring news that a potentially life-threatening condition had been ruled out. Relieved and still processing that emotional weight being lifted, I was inclined to see the “anthrax” envelope as nothing more than a foolish prank rather than a real danger. After some time, I left the office for UCD to give a lecture. It was only later, on my way back, that my colleague David Quinn informed me the Gardaí had treated the threat seriously and had cordoned off the entire area. From the bus, I saw Merrion Square sealed off and took a few photos, which I share below.





This incident received both national and international coverage, some examples of which I include here. You can also read the letter David Quinn sent to supporters of the Iona Institute for a more detailed account of what happened.

Reflecting on the episode, even though I personally did not feel in immediate danger, it is another example of the hostility I have faced over the years for speaking publicly about my convictions. At the Iona Institute, I work at the desk of my friend Tom O’Gorman, who was killed in unspeakable and diabolical circumstances. Many of his belongings remain in the room, a daily reminder that the struggle we face is not only intellectual or spiritual but also painfully real.

The Christian response, however, is to pray for those who persecute us and to trust that evil can indeed be overcome. What happened on Tuesday, though disturbing, reinforces my resolve to remain steadfast, to speak the truth with charity, and to work for a society where disagreements are met with dialogue rather than threats.

God bless us,

Angelo

 

Conservative Christian organization faces anthrax scare in Ireland - Crux

Journalist sees ‘anti-Catholic motivation’ in anthrax scare - The Pillar


---

On Tuesday, we received an ‘anthrax’ package in the post


18 September 2025

On Tuesday, the street where the office of The Iona Institute is based had to be cordoned off by Gardaí (see picture above), after a suspect package was sent to us. I opened the package, which turned out to contain a large amount of white powder. Some of it spilled out onto the floor, the desk, and my hands. The letter in the package said ‘Happy Anthrax. To David Quinn and Bit*h O’Brien’, which would have been a reference to Breda O’Brien, The Irish Times columnist and occasional spokesperson for The Iona Institute. Angelo Bottone, our researcher, was also in the office when the package was opened, and he was exposed to the powder as well.

After consulting a number of people, we decided to call the nearest Garda Station (Pearse Street), and they said we were correct to call even if the powder was extremely unlikely to be anthrax. (We don’t yet know what it was). They sent two guards to our office and they were advised by a more senior officer to evacuate the building. The situation had to be treated like a bomb scare. The vast majority of bomb scares turn out to be false, but you can’t take the risk and so suspect packages must be investigated. An anthrax scare falls into the same category as a bomb scare, it seems, which makes sense given how dangerous anthrax is.

Therefore, the army’s bomb disposal unit was called. They investigate suspect packages other than possible bombs, and they were in the area and the building for several hours on Tuesday afternoon. When they left, Gardai had to treat our office as a crime scene for a few more hours, because no matter what the powder turns out to be, threatening people in this way is a crime.

We believe the motive of the person who sent the package was anti-Catholic because Breda and I are best known for writing about Catholic issues.

Down the years, our office has received a lot of hail mail and we have sometimes received physical threats as well. This tends to happen the most when there is an eruption of public anger at the Church over the scandals, or when a major social issue referendum is on. The hate mail is almost always anti-Catholic. From time to time, I have been verbally attacked on the street and on one occasion in a city centre pub where I was drinking with friends.

The powder was almost certainly harmless, but the threat and intention behind it was as malicious as could be.

I don’t think we have ever before emailed our supporters about some of the threats and abuse we receive, but what happened on Tuesday was so serious we decided to let you know, particularly in view of the fact that many politicians are now drawing more attention to the threats and abuse they receive.

Thank you as always for your support and interest. We will obviously carry on our work as before.

Yours Sincerely,

David Quinn
The Iona Institute


sabato, settembre 20, 2025

Il cammino dei gamberi

Ecco altri due drammoni, anzi tragedie, ma di quelle costruite proprio con fiocchi, rendendo pensoso omaggio alle tre unità aristoteliche, come si conviene ad ogni dramma che si rispetti. Scherzi al bando — e lo scherzo, mi si perdoni, ha una smorfia d’indicibile amarezza — i giornali carichi di cronaca nera e di crimini (titoli, come ognun sa, di periodici che vanno a ruba!) cominciano a bruciar nelle mani.

Mi riferisco alla tragedia — misteriosa, ma non troppo — di viale Giulio Cesare, vittima la giovane e bella moglie dell’avv. Giorgi, e al suicidio dei due amanti Amalia Miligi e Vincenzo Colasanti al Quadraro, delitti caratterizzati dal più freddo disprezzo della vita e della dignità umana.

A parte il fatto che le contraddizioni dell’avvocato Giorgi non persuadono (e fa bene l’autorità competente a non credere al colpo sfuggito alla vittima dopo un violento alterco, come non ha creduto alla prima deposizione), a parte il cinismo e l’egoismo dei due suicidi, che neppure il pensiero del teneri figli è riuscito a fermare nell’atto insano, sale da queste anime diseredate dalla valle di lacrime e di redenzione, un odore forte che somiglia al lezzo, qualcosa che fa pensare a un viluppo di corpi spasimanti nel fuoco delle incontrollate passioni. Sì, perché con tutto il rispetto dovuto alla solennità della morte, quel lezzo è il fiato dell’ambiente guasto in cui il fattaccio è nato: ambiente di aridità spirituale, di menzogna, di compromesso, di cedimento all’istinto dell’animale che sfoga all’angolo della strada la sua voglia. E quando della vita si battono le strade senza uscita, i vicoli ciechi che finiscono negli angoli occulti della sozzura clandestina, quando alla maestà e alla carità della legge divina si preferiscono l’inganno e la frode, il resto viene da sé: ai piedi dell’uomo si spalanca l’abisso e non c’è più forza umana che possa trattenerlo dal precipitarvi.

Rallentato così ogni vincolo, libera dal «soave giogo» romanità... progredisce.

A proposito di questa specie di follia... progressiva che ha preso alla gola in particolar modo la gioventù, un bellimbusto di quelli che giudicano ogni legge morale superata, concludeva una recente vivace discussione in merito col solito «slogan»: «Ma il mondo cammina, signor mio. Non vi siete accorto che tutto si rinnova? Provatevi a fermare la natura!». «Ehi, giovinotto — gli ho risposto — e Lei non s’è accorto che anche i gamberi s’illudono di camminare? Quanto alla natura, ch’io sappia, le stagioni son sempre quattro. Si provi, inoltre, a... liberarla dal sole, poi sentirà che maturar di nespole a primavera!».

Non so se abbia capito, ma l’ho visto allontanarsi fischiettando, tanto per darsi un contegno.

Ma che pena!

BENIGNO

14 marzo 1948

domenica, settembre 14, 2025

L'appuntamento della carità

VERONA, febbraio.

Questa m’è stata raccontata dalla madre di D. F., parroco di quassù:

— Creda a me, non perché si tratta di mio figlio, ma sotto quella veste, che da principio mi faceva quasi paura, c’è un cuore grande così. «Sempre pronto» è il suo soprannome: glielo hanno affibbiato quelli di Grezzana e gliel’hanno riconfermato qui a Stallavena. Sapesse che vita! Col vento e con la pioggia, con la neve o col sole, di notte o di giorno, basta il primo richiamo e dopo poco se lo vedono presentare al letto d’un malato, o per amministrare i Sacramenti ai più lontani, o per portare un po’ di farina e di conforto ai più disgraziati.

Capita una sventura? Chiamano lui prima del medico. Capita invece un po’ di gioia? Lo aspettano invano, che gioia è per lui battezzare un bimbo, consacrare un affetto, salvare un’anima, benedire il raccolto, distribuire il pane degli Angeli. Figurarsi dunque quel che accadde quando fu trasferito qui! I grezzanesi vollero ad ogni costo offrirgli un «cucciolo» anche nella speranza di poterlo rivedere. La gioia di Don F. fu grande quella volta!

Ma qui i poveri son tanti e per dar loro da mangiare mio figlio dovette far debiti. «Penserà la Provvidenza» mi rispondeva ogni volta. Ma un giorno i creditori reclamarono a brutto muso il loro avere e «semprepronto» si decise a vendere il fedele «cucciolo» che l’aveva aiutato a far tanto bene.

Andò dunque a Verona e chiese col cuore stretto al titolare della stazione «Cucciolo» di acquistargli il motorino. Lasciata la bicicletta tornò qui più morto che vivo. Quando però due giorni dopo si presentò in officina per ritirare la «bici» smotorizzata e le 40.000 lire del motorino, il Sig. Galbier lo chiamò in disparte, gli consegnò il denaro e, indicandogli la bicicletta: «Ai suoi poveri — disse — dia da mangiare con le offerte del “circolo dei cucciolisti” e Lei tenga ancora il “cucciolo” col quale può fare tanto del bene».

Lo avesse visto! — conclude la donna — A rischio di rompersi il collo, tornò che pareva volasse! Da quel giorno «semprepronto» si fa in quattro per correre dove c’è un infermo da visitare, una lacrima da asciugare, un sorriso da rendere, una vertenza da conciliare, una bocca da sfamare... A dirgliela in confidenza, se non sto attenta, mi spoglia la casa. Dice che chi ha deve dare a chi non ha e che in ogni povero egli vede Gesù...

Ma vorrei sapere da Lei — finisce guardandosi attorno — chi mi renderà quel che m’ha portato via... E se un giorno fossimo noi ad aver bisogno?... Io conosco il mondo sa... »

Potevo ricordare a quella madre che tutto ci sarà reso moltiplicato all’infinito; ma francamente la casa è così modesta... Pensai invece che di Parroci come Don F. ce ne vorrebbe uno sotto ogni campanile...

BENIGNO

22 febbraio 1948