giovedì, novembre 08, 2018

La teoria “age”


L’età, come il sesso, è un concetto fluido ed una costruzione sociale. È bene distinguere l’età anagrafica, l’età soggettiva e l’età sociale. L’età anagrafica è il dato oggettivo, scientifico, che attesta il tempo passato da quando siamo nati. L’età soggettiva, che chiameremo con il termine inglese age, sta ad indicare l’età sentita dall’individuo. L’età sociale, invece, indica il modo in cui le diverse culture costruiscono il significato dell’appartenere ad una certa età; le aspettative, i diritti e i doveri legati all’essere giovani, adulti, vecchi, ecc.
C’è ancora molta strada da fare perchè la società superi la propria ossessione per l’età anagrafica e riconosca le persone secondo l’età nella quale si identificano. Tutti abbiamo conosciuto settantenni che si sentivano ventenni. Perchè costringerli a vivere secondo la loro età anagrafica? La biologia non è destino. Quel che conta nell’individuo è ciò che si sente e quando l’età soggettiva non corrisponde con quella anagrafica, questa ovviamente dev’essere ignorata.
L’età assegnata alla nascita dovrebbe essere corretta con quella che effettivamente sentiamo.  Le medicina, che ormai non serve a prevenire o curare malattie ma ad affermare la propria volontà sul corpo, oggi ci aiuta con nuovi farmaci che permettono di rallentare o di accellerare l’invecchiamento. La chirurgia poi può farci apparire più giovani o vecchi, secondo la propria età soggettiva, secondo la propria identità age.
Sulla carta d’identità al posto della data di nascita, che attesta un dato oggettivo, dovremmo piuttosto avere la nostra età soggettiva, che rappresenta veramente quello che siamo, ossia che sentiamo. Un po’ come per il genere sessuale, che ormai si può cambiare a piacimento. E quanti sono ancora incerti riguardo la propria identità age, dovrebbero poter indicare uno spettro temporale invece che un dato certo e preciso. L’età fluida merita attenzione e riconoscimento istituzionale.
La teoria age non esiste, è solo un termine utilizzato dai suoi nemici. Esistono invece tanti uomini e donne che per secoli sono stati discriminati soltanto perché si sono trovati in un corpo sbagliato, solitamente più vecchio della propria età soggettiva (age).
Nelle scuole andrebbero promossi dei progetti mirati a distinguere i diversi significati dell’età. Bisogna imparare il rispetto, a cominciare dai bambini. A scuola si dovrebbero introdurre corsi appositamente dedicati durante i quali si sensibilizzeranno gli alunni all’identità age, distinguendola chiaramente da quella anagrafica. Si insegnerà loro, ad esempio, a vestirsi e atteggiarsi da adulti, così da imparare il rispetto per la diversità e prevenire la violenza contro gli anziani.
I bambini dovrebbero imparare a riconoscere e superare i pregiudizi legati all’età sociale. L’essere neonati, infanti, bambini, adolescenti, adulti, anziani è una costruzione sociale che cambia con le culture. È arbitraria e pertanto può essere cambiata a piacimento senza procurare alcun danno. Non c’è nessun motivo per cui un adulto non debba poter andare con un ciuccetto un bocca o in passeggino, se questo esprime la sua età soggettiva, la sua identità age. Anzi, la diversità deve essere celebrata e promossa, anche sui luoghi di lavoro. La agefobia invece va contrastata con ogni mezzo, anche attraverso un’apposita legislazione volta ad introdurre uno specifico reato di discriminazione legata all’età.
I bambini dovrebbero imparare a contravvenire le convenzioni sociali, che in fin dei conti sono solo pregiudizi, espressione di strutture di potere consolidate nel tempo. Per secoli i transage sono stati discriminati e ridicolizzati ma è ora di avviare un processo di accettazione e riscatto sociale. Bisogna porre fine alla sofferenza di chi non si identifica con la propria età. Ad esempio, se mi sento un infante dovrei avere diritto ad iscrivermi ad un asilo infantile e venire accudito, cambiato, imboccato, ecc.  In Svezia da oltre venti anni esistono asili egualitari, come “Equalage”, aperti a persone di tutte le età. E se non siete convinti, tanto a voi cosa cambia?
Michele Marziano
Docente di Istituzioni di Devianza presso il Dipartimento di Ossimorica, Facoltà di Irrilevanza Comparata, Università di Parigi Félix Faure.

Nessun commento: