N.B. — 2) Giuseppe D’Addario mi prega di pubblicare:
Cari
e buoni fratelli benefattori,
dal
mio letto di dolore invio a voi tutti il mio ricordo ed i miei auguri per la
Resurrezione.
Che
il Signore, nel giorno della Sua gloria, con la Sua infinita misericordia,
faccia scendere abbondanti su voi e su tutti i vostri cari i doni della Santa
Pasqua.
Il
vostro fratello in Cristo,
GIUSEPPE D’ADDARIO
Via
Sennino, 132a – Bari
17
aprile 1949
Caro
Benigno,
ho
sentito il Suo richiamo sull’«Osservatore Romano della Domenica» e, dopo aver
aderito a quanto in precedenza segnalato, vengo ora io a segnalarLe il caso
pietoso di due fratelli: Mentana e Vallante Pancacci, di Riparbella (Pisa),
ciechi entrambi fin dal primo anno di nascita.
Rimasti
soli, poiché i genitori sono già morti e una sorella se n’è andata in America,
donde non è più tornata, questi due ciechi furono da bambini ricoverati e in
seguito rimandati al loro paese natale.
Da
quel tempo vivono di carità e delle modeste retribuzioni che i figli di poveri
operai corrispondono per le ripetizioni che impartisce loro la cieca Mentana
(diplomata maestra elementare).
Il
fratello Vallante, invece, che fu sempre malaticcio, non ha mai potuto imparare
nulla che potesse confortare la sua notte perenne.
La
signorina Mentana Pancacci ha 29 anni; il fratello Vallante ne ha 35. Nulla
posseggono.
Raccomando
tanto, caro Benigno, questo caso disperato ai buoni che La leggono. La cieca
godrebbe un mondo se avesse la possibilità di acquistare una radio, per
studiare ancora e poter, attraverso questo nuovo mezzo, alleviare le loro pene.
Accetterebbe
molto volentieri di insegnare in qualche Istituto, sia di ciechi che di
vedenti, anche come istitutrice in un doposcuola.
La
sua parola e la sua speranza nella divina Provvidenza danno tanto coraggio
anche a noi, che ci sembra impossibile sia priva della vista. Ma poterle
leggere nel cuore!
Non
ho parole per descrivere lo squallore della loro mensa e di tutta la casa; Lei
certamente mi supplirà in ciò e La ringrazio, anche a nome dei due ciechi.
Obbl.mo
Edoardo SARADINI
Hai detto così bene, caro Saradini, che non vedo proprio come potrei supplirti.
Io
sono convinto che, se ognuno di noi rinunciasse una volta al giorno a un
boccone del suo pane, la miseria nera scomparirebbe. Ma sì, vai un po’ a
proporlo al ricco epulone! Ti ride in faccia.
Non
ridono però i miei amici lettori, in nome dei quali ti assicuro che i due
fratelli Mentana e Vallante, ciechi su questa terra perché destinati a
un’eternità di luce, avranno la loro piccola radio.
E
chissà che la signorina Mentana non avrà anche il suo posticino d’insegnante?
Non
sono ricchi i miei amici lettori, e perciò hanno un cuore grande così...
Quanto
al ricco epulone, che ebbe il cuore di sasso, beh, non vorrei trovarmi al suo
posto, anche se dovessi restare quaggiù a godermela mille anni.
BENIGNO
N.B.
— Debbo avvertire che, senza l’esplicita garanzia dei parroci, non posso
prendere in esame nessun caso, anche il più disperato.
La
segnalazione del Saradini è accompagnata dalla conferma del sacerdote Don
Giuseppe Del Bravo, pievano di Riparbella (Pisa).
24
aprile 1949
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