domenica, aprile 05, 2026

L'appuntamento della carità

 N.B. — 2) Giuseppe D’Addario mi prega di pubblicare:

Cari e buoni fratelli benefattori,

dal mio letto di dolore invio a voi tutti il mio ricordo ed i miei auguri per la Resurrezione.

Che il Signore, nel giorno della Sua gloria, con la Sua infinita misericordia, faccia scendere abbondanti su voi e su tutti i vostri cari i doni della Santa Pasqua.

Il vostro fratello in Cristo,      
GIUSEPPE D’ADDARIO

Via Sennino, 132a – Bari

 

17 aprile 1949


Caro Benigno,

ho sentito il Suo richiamo sull’«Osservatore Romano della Domenica» e, dopo aver aderito a quanto in precedenza segnalato, vengo ora io a segnalarLe il caso pietoso di due fratelli: Mentana e Vallante Pancacci, di Riparbella (Pisa), ciechi entrambi fin dal primo anno di nascita.

Rimasti soli, poiché i genitori sono già morti e una sorella se n’è andata in America, donde non è più tornata, questi due ciechi furono da bambini ricoverati e in seguito rimandati al loro paese natale.

Da quel tempo vivono di carità e delle modeste retribuzioni che i figli di poveri operai corrispondono per le ripetizioni che impartisce loro la cieca Mentana (diplomata maestra elementare).

Il fratello Vallante, invece, che fu sempre malaticcio, non ha mai potuto imparare nulla che potesse confortare la sua notte perenne.

La signorina Mentana Pancacci ha 29 anni; il fratello Vallante ne ha 35. Nulla posseggono.

Raccomando tanto, caro Benigno, questo caso disperato ai buoni che La leggono. La cieca godrebbe un mondo se avesse la possibilità di acquistare una radio, per studiare ancora e poter, attraverso questo nuovo mezzo, alleviare le loro pene.

Accetterebbe molto volentieri di insegnare in qualche Istituto, sia di ciechi che di vedenti, anche come istitutrice in un doposcuola.

La sua parola e la sua speranza nella divina Provvidenza danno tanto coraggio anche a noi, che ci sembra impossibile sia priva della vista. Ma poterle leggere nel cuore!

Non ho parole per descrivere lo squallore della loro mensa e di tutta la casa; Lei certamente mi supplirà in ciò e La ringrazio, anche a nome dei due ciechi.

Obbl.mo
Edoardo SARADINI

Hai detto così bene, caro Saradini, che non vedo proprio come potrei supplirti.

Io sono convinto che, se ognuno di noi rinunciasse una volta al giorno a un boccone del suo pane, la miseria nera scomparirebbe. Ma sì, vai un po’ a proporlo al ricco epulone! Ti ride in faccia.

Non ridono però i miei amici lettori, in nome dei quali ti assicuro che i due fratelli Mentana e Vallante, ciechi su questa terra perché destinati a un’eternità di luce, avranno la loro piccola radio.

E chissà che la signorina Mentana non avrà anche il suo posticino d’insegnante?

Non sono ricchi i miei amici lettori, e perciò hanno un cuore grande così...

Quanto al ricco epulone, che ebbe il cuore di sasso, beh, non vorrei trovarmi al suo posto, anche se dovessi restare quaggiù a godermela mille anni.

BENIGNO

N.B. — Debbo avvertire che, senza l’esplicita garanzia dei parroci, non posso prendere in esame nessun caso, anche il più disperato.

La segnalazione del Saradini è accompagnata dalla conferma del sacerdote Don Giuseppe Del Bravo, pievano di Riparbella (Pisa).


24 aprile 1949

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