Vico Equense, 9 dic. 1948
Mio
caro, compio il doloroso ufficio di parteciparti la dipartita del mio unico
fratello, medico tisiologo, che 9 anni fa in A. O. era stato assalito da
un’ulcera duodenale di natura emorragica da cui è stato schiantato. Aveva 39
anni. In una sua stagione di poesia, al primo universitario, aveva intuito che
la sua vita scorreva velocemente e aveva chiesto al Signore di essere da Lui
consolato. E il 5 novembre u. s. in una clinica napoletana spirava con un volto
di fiamma, mentre il cuore dalla notte precedente gli veniva meno, dopo di aver
desiderato ardentemente la divina Grazia e aver ricevuto Gesù con un’ansia non
comune. Si addormentò senza rimpianti, dopo essersi segnato di Croce, lasciando
che l’Angelo della morte svelasse a noi stessi suoi familiari i tesori di bontà
che aveva elargito ai suoi malati, tanti, un popolo che raccontandone le
beneficenze nel funerale di trigesimo, si avvicendò per 4 ore all’altare
ricevendone la Comunione Eucaristica. Dopo avere esalato l’ultimo respiro, il
suo viso s’era atteggiato a sorriso, e così illuminato, il giorno dopo fu
deposto nella sepoltura. Poiché è di bontà il suo ricordo, d’una bontà
silenziosa e sepolta, io desidero partecipartelo ora, ad oltre un mese dalla
sua dipartita, con animo riposato, perché tu te ne possa servire per il tuo
lavoro di bene tra gli uomini, che siano buoni, d’una bontà — come Adolfo aveva
cantato in quella sua lontana stagione giovanile — «ch’è rassegnata a Dio».
Evidentemente
vorrai aiutarmi con la carità del fraterno suffragio per quell’Anima.
aff.mo
Don PINUZZO
Amici,
come avrete facilmente indovinato, Don Pinuzzo non è soltanto un soldato di
Cristo, ma un poeta. Egli — Don Giuseppe De Simone — è il parroco di Bonea di
Vico Equense (Napoli) dove con uno spirito di carità che respira nella grande
scia di San Vincenzo de’ Paoli, di Don Bosco, del Cottolengo e di cento e cento
altri apostoli, ha saputo creare in Bonea un «Santuario di Santa Maria visita
poveri» e altre attività assistenziali che onorano la sua terra.
Cosa
poteva chiedere un apostolo, un poeta della Carità? L’offerta più alta,
tradotta in suffragi per l’Anima del fratello che lo ha preceduto
nell’insegnamento supremo: la buona morte, la morte cristiana.
Nessuno
può mancare dunque all’appello così squisitamente spirituale, ed io,
indegnamente, vi assicuro che nel dogma consolatore della «Comunione dei Santi»
ci ritroveremo tutti come su una lunga strada di luce, sospesa fra cielo e
terra, tra fango e stellato, fra muro e volo.
Che
se poi qualcuno di voi, a rendere la preghiera meglio accetta al Padre, vorrà
accompagnarla col suo obolo per i poveri di Don Pinuzzo, beh...! l’indirizzo è
quassù e vi assicuro che si tratta di buona sementa.
Benigno
16
gennaio 1949
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