domenica, febbraio 08, 2026

L'appuntamento della carità

Vico Equense, 9 dic. 1948

Mio caro, compio il doloroso ufficio di parteciparti la dipartita del mio unico fratello, medico tisiologo, che 9 anni fa in A. O. era stato assalito da un’ulcera duodenale di natura emorragica da cui è stato schiantato. Aveva 39 anni. In una sua stagione di poesia, al primo universitario, aveva intuito che la sua vita scorreva velocemente e aveva chiesto al Signore di essere da Lui consolato. E il 5 novembre u. s. in una clinica napoletana spirava con un volto di fiamma, mentre il cuore dalla notte precedente gli veniva meno, dopo di aver desiderato ardentemente la divina Grazia e aver ricevuto Gesù con un’ansia non comune. Si addormentò senza rimpianti, dopo essersi segnato di Croce, lasciando che l’Angelo della morte svelasse a noi stessi suoi familiari i tesori di bontà che aveva elargito ai suoi malati, tanti, un popolo che raccontandone le beneficenze nel funerale di trigesimo, si avvicendò per 4 ore all’altare ricevendone la Comunione Eucaristica. Dopo avere esalato l’ultimo respiro, il suo viso s’era atteggiato a sorriso, e così illuminato, il giorno dopo fu deposto nella sepoltura. Poiché è di bontà il suo ricordo, d’una bontà silenziosa e sepolta, io desidero partecipartelo ora, ad oltre un mese dalla sua dipartita, con animo riposato, perché tu te ne possa servire per il tuo lavoro di bene tra gli uomini, che siano buoni, d’una bontà — come Adolfo aveva cantato in quella sua lontana stagione giovanile — «ch’è rassegnata a Dio».

Evidentemente vorrai aiutarmi con la carità del fraterno suffragio per quell’Anima.

aff.mo
Don PINUZZO

Amici, come avrete facilmente indovinato, Don Pinuzzo non è soltanto un soldato di Cristo, ma un poeta. Egli — Don Giuseppe De Simone — è il parroco di Bonea di Vico Equense (Napoli) dove con uno spirito di carità che respira nella grande scia di San Vincenzo de’ Paoli, di Don Bosco, del Cottolengo e di cento e cento altri apostoli, ha saputo creare in Bonea un «Santuario di Santa Maria visita poveri» e altre attività assistenziali che onorano la sua terra.

Cosa poteva chiedere un apostolo, un poeta della Carità? L’offerta più alta, tradotta in suffragi per l’Anima del fratello che lo ha preceduto nell’insegnamento supremo: la buona morte, la morte cristiana.

Nessuno può mancare dunque all’appello così squisitamente spirituale, ed io, indegnamente, vi assicuro che nel dogma consolatore della «Comunione dei Santi» ci ritroveremo tutti come su una lunga strada di luce, sospesa fra cielo e terra, tra fango e stellato, fra muro e volo.

Che se poi qualcuno di voi, a rendere la preghiera meglio accetta al Padre, vorrà accompagnarla col suo obolo per i poveri di Don Pinuzzo, beh...! l’indirizzo è quassù e vi assicuro che si tratta di buona sementa.

Benigno

16 gennaio 1949

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