domenica, marzo 15, 2026

L'appuntamento della carità

Caro Benigno,

ieri mi ha scritto da Pachino un mio conoscente: un giovane operaio che verso la fine del ’46 ha avuto un infortunio sul lavoro cadendo dal ponte di una casa in costruzione; ne uscì con una gamba malconcia.

In un primo tempo fu ricoverato all’ospedale civile di Siracusa. Dopo quattro mesi ne è uscito senza alcun miglioramento. In passato ha fatto anche delle cure, ma ora mi informa che le sue condizioni non migliorano; anzi, da cinque mesi è a letto perché non ha potuto fare la cura necessaria per mancanza di mezzi.

L’I.N.A.I.L. avrebbe potuto provvedere a tutto, ma non era assicurato e qualsiasi domanda di assistenza gli viene respinta. Così, nonché curarsi, non può sfamarsi neppure.

Intanto ha bisogno di streptomicina, calcio, vitamine e altro; deve invece assistere — impotente — a un lento processo di decalcificazione e di progressivo indebolimento, tanto da ridursi nel fondo di un letto.

È sposato con due figli in tenera età e con una sorella a carico. Si chiama GENOVESI CORRADO, abitante in Pachino (Siracusa), in via dei Medici, 16.

N.B. — Io che scrivo mi trovo in Seminario a Siracusa, alunno del terzo corso di teologia: mi è quindi impossibile, almeno per il momento, inviarLe la testimonianza del parroco che si trova a Pachino. Se vuole avere la bontà di crederci ugualmente e farne un «Appuntamento», gliene sarò grato, e molto più il beneficato, che potrà essere sollevato un poco dal suo dolore e dalla sua miseria.

Nel libro Sacerdoti e laici nel secolo XX del dott. Bruers ho letto questa frase, a proposito della carità:
«Iddio ha posto fra Sé e noi i poveri, per fare di noi dei beneficati».

Non so se la citazione sia esatta; ad ogni modo è sempre vero che chi dà riceve sempre, se non altro la gioia di avere aiutato un fratello (che non è un beneficio da poco). Lo dica ai lettori dei Suoi «Appuntamenti».

Accolito Giovanni Accetta

 

Caro Accetta,

come vedi io lo dico; ma tu mettimi in grado di raccomandare, con l’appoggio dei parroci, i casi davvero pietosi come questo dell’operaio Genovesi, che i buoni si faranno in quattro per sollevare dal suo letto di dolore.

Perché i nostri lettori, fedeli alla dottrina del Maestro, non chiederanno mai ai lavoratori che si valgono di queste colonne la tessera o la razza, ma un fiore meraviglioso che odora di paradiso, un fiore da cogliere nei giardini della carità e offrire al Dio Crocifisso.

Bruers se ne intende.

Stai certo dunque che Corrado Genovesi riceverà, attraverso i fratelli ignoti e lontani, la visita di Gesù. Io conosco il cuore dei miei lettori.


BENIGNO

13 marzo 1949

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