Caro Benigno,
ieri
mi ha scritto da Pachino un mio conoscente: un giovane operaio che verso la
fine del ’46 ha avuto un infortunio sul lavoro cadendo dal ponte di una casa in
costruzione; ne uscì con una gamba malconcia.
In
un primo tempo fu ricoverato all’ospedale civile di Siracusa. Dopo quattro mesi
ne è uscito senza alcun miglioramento. In passato ha fatto anche delle cure, ma
ora mi informa che le sue condizioni non migliorano; anzi, da cinque mesi è a
letto perché non ha potuto fare la cura necessaria per mancanza di mezzi.
L’I.N.A.I.L.
avrebbe potuto provvedere a tutto, ma non era assicurato e qualsiasi domanda di
assistenza gli viene respinta. Così, nonché curarsi, non può sfamarsi neppure.
Intanto
ha bisogno di streptomicina, calcio, vitamine e altro; deve invece assistere —
impotente — a un lento processo di decalcificazione e di progressivo
indebolimento, tanto da ridursi nel fondo di un letto.
È
sposato con due figli in tenera età e con una sorella a carico. Si chiama GENOVESI
CORRADO, abitante in Pachino (Siracusa), in via dei Medici, 16.
N.B.
— Io che scrivo mi trovo in Seminario a Siracusa, alunno del terzo corso di
teologia: mi è quindi impossibile, almeno per il momento, inviarLe la
testimonianza del parroco che si trova a Pachino. Se vuole avere la bontà di
crederci ugualmente e farne un «Appuntamento», gliene sarò grato, e molto più
il beneficato, che potrà essere sollevato un poco dal suo dolore e dalla sua
miseria.
Nel
libro Sacerdoti e laici nel secolo XX del dott. Bruers ho letto questa
frase, a proposito della carità:
«Iddio ha posto fra Sé e noi i poveri, per fare di noi dei beneficati».
Non
so se la citazione sia esatta; ad ogni modo è sempre vero che chi dà riceve
sempre, se non altro la gioia di avere aiutato un fratello (che non è un
beneficio da poco). Lo dica ai lettori dei Suoi «Appuntamenti».
Accolito
Giovanni Accetta
Caro
Accetta,
come
vedi io lo dico; ma tu mettimi in grado di raccomandare, con l’appoggio dei
parroci, i casi davvero pietosi come questo dell’operaio Genovesi, che i buoni
si faranno in quattro per sollevare dal suo letto di dolore.
Perché
i nostri lettori, fedeli alla dottrina del Maestro, non chiederanno mai ai
lavoratori che si valgono di queste colonne la tessera o la razza, ma un fiore
meraviglioso che odora di paradiso, un fiore da cogliere nei giardini della
carità e offrire al Dio Crocifisso.
Bruers
se ne intende.
Stai
certo dunque che Corrado Genovesi riceverà, attraverso i fratelli ignoti e
lontani, la visita di Gesù. Io conosco il cuore dei miei lettori.
BENIGNO
13 marzo 1949
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