giovedì, novembre 22, 2007

Le staminali etiche viste dall'Italia

Alla festa per la“nuova era della scienza”i laicisti si irritano

“ARGOMENTI AGGHIACCIANTI”, “IL PROBLEMA RESTA” E “NON CAMBIA NULLA”. INVECE DI: “WOW, UNA GRANDE NOTIZIA”

Annalena Benini

Sul Guardian hanno scritto che la clonazione è morta, sul New York Times commentano “un risultato stupefacente”, l’inizio di una nuova era e dappertutto (ma non da queste parti) si saluta con entusiasmo la grande scoperta americana e giapponese, cioè il ringiovanimento in laboratorio di cellule staminali adulte. A farlo sono gli stessi scienziati che criticavano il veto di Bush sugli embrioni cavie, gli stessi che speravano di ottenere buoni risultati dalle staminali embrionali e combattevano coerentemente la loro battaglia, volevano i fondi, spiegavano che era necessario sperimentare, provare, sacrificare, e se qualcuno pensava che quegli embrioni fossero vita umana, pazienza.
Ora è stato provato che non serve distruggere embrioni per far progredire il mondo, non serve levare l’etica dalla scienza per ottenere cellule preziose. Hanno perso e non hanno paura a dirlo, non nascondono “il gigantesco passo compiuto”, non scompaiono astiosi sotto i tavoli del laboratorio.
Robert Lanza, notissimo ricercatore di cellule staminali embrionali e titolare dei laboratori dell’Advanced Cell Technology (che da anni cerca di clonare embrioni, anche creando ibridi, e da anni dichiara di non riuscirci), ha detto che ora si apre “una nuova era per la scienza, l’equivalente biologico del primo aeroplano dei fratelli Wright: è come avere imparato a trasformare il piombo in oro”.
E’ così che si fa, è così che termina una guerra, è così che ci si dimentica perfino che ci sia mai stata una guerra. Onore ai vincitori, ma senza troppo gridare, e grande onore ai vinti, poi di nuovo tutti in laboratorio a combattere altre guerre.
Qui non è successo, qui nessuno ha festeggiato il risultato stupefacente. Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale di bioetica, molto disinvolto sull’uso degli embrioni (e sul commercio degli ovociti estratti alle ragazze ucraine), “esprime riserve” e spiega che in ogni caso anche adesso “il problema morale si pone esattamente allo stesso modo, c’è molta ipocrisia” perché le cellule ringiovanite diventerebbero uguali agli embrioni. Demetrio Neri, ordinario di Bioetica all’Università di Messina e vicino ai Radicali nella battaglia per la libertà di ricerca, dice che “sul piano etico non cambia nulla, perché anche se queste cellule sono state derivate, ora, da cellule adulte, si basano su ricerche precedenti in cui embrioni veri sono stati coinvolti, quindi chi dice che l’embrione è inviolabile non dovrebbe essere contento”.
Così Giulio Cossu, direttore dell’Istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano (spiega che ora bisogna modificare la legge 40), così anche Cinzia Caporale, del Comitato nazionale di bioetica, che ha trovato perfino “agghiaccianti, grotteschi e antiscientifici” gli argomenti di coloro che da tempo provano a dire che gli embrioni non salveranno il mondo (poiché da dieci anni si tenta fallimentarmente a clonarli), e sono solo una vita umana da non distruggere.

Agghiaccianti e antiscientifici, e nessuno, qui, che abbia detto semplicemente: wow, è una grande notizia, c’era una strada alternativa ed è stata percorsa, sono stati grandiosi, perfino Bush è da lodare, oggi. Perché, a dover essere inelegantemente trionfanti, bisogna notare che, nonostante i convincimenti di Flamigni, Neri, Caporale eccetera, la ricerca giapponese non ha mai lavorato sulle staminali embrionali, ad esempio.

A dover meschinamente ricordare il passato, bisogna dire che Elena Cattaneo, scienziata in lite con il ministro della Salute per i fondi della ricerca sulle staminali, diceva che “solo dalle staminali embrionali si possono ottenere popolazioni omogenee”, e tutti insieme gli scienziati combattevano coerentemente la loro battaglia e avevano anche firmato un manifesto sul “valore scientifico, morale e civile” dei fondi pubblici per la ricerca sulle staminali embrionali e ovviamente “contro la dittatura dell’embrione”.


Perché l’Alzheimer, la sclerosi multipla, il Parkinson, i diritti dei malati (“Se un giorno si avranno risultati nella cura di terribili malattie grazie alla ricerca altrui sulle staminali embrionali, se avverrà questo, sulla scorta della pseudo etica oggi sbandierata, i malati italiani non potranno accedere a queste cure?”, chiedeva Elena Cattaneo). Erano tutti sinceramente preoccupati, ora potrebbero essere, almeno, sinceramente contenti.

© Copyright Il Foglio, 23 novembre 2007


Per Kass adesso clonazione al bando

“La riprogrammazione alla pluripotenza delle cellule umane somatiche è un traguardo enormemente significativo, possono celebrarlo sia i sostenitori del progresso medico sia i difensori della dignità umana. I risultati nei papers della ricerca pubblicati martedì sono completi e impongono il rispetto: le cellule sono versatili e utilizzabili come le cellule staminali embrionali, sono state ottenute senza la creazione e la distruzione dell’embrione e la necessità di sfruttare le donne per gli ovociti. Ma soprattutto, queste cellule possono essere ottenute da chiunque, consentono lo studio delle cellule affette da malattie differenti e, quando le terapie basate sulle cellule staminali saranno diventate disponibili, provvederanno i tessuti per il trapianto personalizzato e senza rigetto.
I benefici etici e politici sono egualmente grandi. Il presunto bisogno della clonazione terapeutica cosiddetta, clonare gli embrioni per la ricerca, è venuto meno.
Quindi possiamo passare dalla ‘life issue’ delle distruzione dell’embrione alla ‘dignity issue’ della fabbricazione dei nuovi nati e predisporre una legislazione che metta al bando la clonazione e altre degradanti forme di creazione dei nuovi nati, come ha raccomandato il President’s Council on Bioethics. Proibire ogni tentativo di concepire un figlio che non sia l’unione dello spermatozoo e dell’ovocita, entrambi ottenuti da essere umani adulti.
Erigere questa barriera contro il ‘Nuovo Mondo’ sarebbe un grande risultato che i pro life possono felicemente far loro senza esitazioni”.

Leon Kass, ex capo del Consiglio di bioetica della Casa Bianca al National Review

© Copyright Il Foglio, 23 novembre 2007


LE STAMINALI ETICHE VISTE DALL’ AMERICA / 2

La scoperta delle “cellule ips” chiude una guerra culturale made in Usa

New York. La guerra culturale sugli embrioni probabilmente è finita, almeno così sostengono i grandi giornali liberal americani,
gli stessi che in questi anni hanno alimentato il fronte “scientifico” del dibattito e spesso sottostimato quello “etico”. Il punto di scontro è quello della distruzione dell’embrione, cioè del primo stadio della vita umana, al fine di cercare disperatamente nuove e possibili cure per le persone in carne e ossa. I sostenitori della sperimentazione credono sia immorale fermare il progresso della ricerca scientifica, gli altri che non sia lecito porre fine a una vita umana per curarne un’altra.
Ora, con tutte le cautele necessarie, lo scontro è stato superato grazie a due ricercatori del Wisconsin e del Giappone e, come ha detto uno dei due, “tra dieci anni questo dibattito sarà soltanto una simpatica nota a margine della storia”. I due scienziati hanno infatti scoperto il modo di trasformare normalissime cellule di pelle umana in cellule staminali embrionali, esattamente quelle su
cui da una decina d’anni il mondo scientifico ripone le maggiori aspettative per trovare rimedi a malattie oggi incurabili. Il procedimento dei due scienziati non comporta né l’uso né la distruzione degli embrioni. Le nuove staminali embrionali etiche si chiamano “cellule ips”, “induced pluripotent stem cells”, “staminali pluripotenti indotte”.
Il lieto fine, come nei film hollywoodiani, è reso ancora più formidabile dal fatto che uno dei due grandi pacificatori, lo scienziato del Wisconsin, è James A. Thomson. Il nome ai profani del settore non dice niente, ma il New York Times racconta che il dottor Thomson, 48 anni, è lo stesso Thomson che nel 1998 è stato il primo ricercatore ad aver estratto cellule staminali da embrioni umani, distruggendo nel processo l’embrione e avviando un dibattito etico e culturale in America e nel resto del mondo.
Nove anni dopo, ha raccontato lo stesso Thomson al Times, in quegli stessi laboratori è riuscito a risolvere le sue preoccupazioni etiche, ben presenti e pressanti malgrado sapesse che gli esperimenti sugli embrioni avrebbero offerto informazioni fondamentali per capire lo sviluppo umano e individuare nuove cure:
“Se la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane non mette almeno un pizzico di disagio, vuole dire che non si è riflettuto abbastanza – ha detto Thomson al Times – Io ci ho pensato molto e a lungo”.
La straordinaria scoperta, ancora da perfezionare, ha avuto il merito di ribaltare il dibattito politico e culturale intorno alla ricerca scientifica, al punto che il Washington Post ha individuato nel lavoro dei due scienziati una specie di rivalsa pubblica della politica e delle scelte di George W. Bush. Il presidente americano, infatti, aveva vietato il finanziamento federale alla ricerca sugli embrioni, e poi posto il veto alla legge libertaria approvata di recente dal Congresso democratico, convinto che sarebbe stata la stessa comunità scientifica a trovare una via d’uscita al dilemma etico.
I collaboratori di Bush hanno spiegato che la Casa Bianca si auspicava esattamente una soluzione eticamente compatibile come quella trovata dai due scienziati e hanno ricordato
che uno dei due studi ha ricevuto finanziamenti federali dall’Istituto Nazionale della Salute. “La scienza ha prevalso sulla
politica – ha detto Karl Zinsmeister, capo dei consiglieri di politica interna di Bush, ribaltando una delle accuse che il fronte pro ricerca rivolge da sempre ai difensori dell’embrione – Se si fissano parametri ragionevoli e si offrono molti incoraggiamenti e tanti fondi pubblici la scienza trova sempre il modo di risolvere il problema e noi non dobbiamo combattere una guerra culturale”.
Il vicepresidente della task force sulle staminali al National Institutes of Health, James Battey, ha detto di “non vedere nessuna
ragione al mondo per cui il lavoro dei due ricercatori non debba ricevere finanziamenti federali”, mentre Richard Doerflinger della
Conferenza episcopale americana, ha confermato che “gli scienziati cattolici non pongono questioni morali alla nuova tecnica”.
I politici più liberal, a cominciare dal senatore Ted Kennedy, hanno riconosciuto la straordinaria portata del lavoro dei due scienziati, ma non sembrano così decisi a rinunciare alla battaglia, ormai un po’ di retroguardia, sul finanziamento federale alla ricerca sugli embrioni. Eppure, racconta il Washington Post, anche i più scettici dell’approccio bushiano riconoscono che la creazione di cellule “staminali ips” rende molto più complicata la campagna a favore della ricerca embrionale, anche se gli scienziati dicono che è ancora troppo presto per abbandonarla.
Nel breve questo vuol dire che il Senato di Washington avrà molta più difficoltà a trovare la maggioranza qualificata di 67 senatori
per superare il veto di Bush sulla proposta di reintrodurre i finanziamenti a favore della ricerca sugli embrioni.
L’aspetto più interessante, come ha segnalato ieri in prima pagina il Washington Post, è che la scoperta di un modo non controverso per creare cellule staminali equivalenti a quelle embrionali ha generato scosse economiche e geopolitiche in California, nello stato di New York e negli altri sei stati americani che in questi anni hanno deciso di investire miliardi di dollari in centri di ricerca che sperimentano sulle staminali embrionali.
Questi stati avevano individuato nel vuoto creato nel 2001 dal divieto di finanziamenti federali deciso da Bush uno spazio straordinario per attirare i migliori scienziati, costruire le infrastrutture più avanzate tecnologicamente e offrire quindi nuove opportunità di lavoro e di business alle proprie comunità.
La California, da sola, s’è impegnata a investire nella ricerca sugli embrioni tre miliardi di dollari in dieci anni.
Ora, però, c’è la possibilità concreta che le “staminali ips” possano attirare i fondi federali e rendere superati gli investimenti già fatti sulla ricerca embrionale. C’è chi dice che i due filoni resteranno paralleli, ma c’è anche chi crede che i 560 milioni l’anno che il National Institute of Health garantisce agli
studi sulle staminali non embrionali potrebbero diventare molti di più e, addirittura, democratizzare il campo della ricerca scientifica biomedica. “Mi immagino già -– ha detto
al Post Jonathan Moreno, professore di bioetica all’Università della Pennsylvania – che in posti come il Texas e la Virginia ci saranno politici che diranno: ‘Be’, ora possiamo farlo anche noi’”. (chr.ro)

© Copyright Il Foglio, 23 novembre 2007

mercoledì, novembre 21, 2007

LA SCOPERTA? NOTIZIA FUORI LINEA

MARINA CORRADI

È strano. La notizia delle due ricerche che in Giappone e in America han­no prodotto cellule staminali pluripo­tenti, molto simili a quelle embrionali, senza distruggere embrioni ma parten­do invece da tessuti adulti, per il Times di ieri valeva l’apertura della prima pa­gina: «Cellule staminali, un passo avan­ti », titola a tutta pagina.

E i giornali ita­liani cosa hanno fatto? Repubblica, un ti­tolino schiacciato in basso in prima, per il resto chi vuole vada a pagina 23, se gliene resta il tempo dopo tre pagine fit­te di cronaca sull’arresto del quarto uo­mo di Perugia, cui va anche il titolone di prima.
Il Corriere ha scritto di stamina­li domenica, e basta, abbiamo già dato.
La Stampa infila la notizia nell’inserto di Scienze, cioè a dire dove si mettono in genere le comete, e le migrazioni dei pinguini, temi interessantissimi ma sen­za immediata ricaduta sulla nostra quo­tidianità.
L’Unità piazza la scoperta a pa­gina otto, in basso, in gergo giornalisti­co 'a piede', ma almeno la mette.

Per il compassato Times quello delle sta­minali è un «breakthrough », una con­quista da prima pagina.

Le Ips – Indu­ced pluripotential cells – ottenute fa­cendo regredire cellule adulte potreb­bero un giorno essere riprogrammate per formare 200 tipi di tessuto diverso, senza i problemi derivanti dal rigetto, giacché proverrebbero dall’organismo dello stesso paziente. Senza clonare e distruggere embrioni. Una miniera di pezzi di ricambio, forse l’inizio della cu­ra per malattie di cui non c’è, oggi, al­cuna cura.

Ma i giornali italiani non si scompongono. Pagina 23, o inserto scienze, assieme alle comete.

È strano, davvero. Certo, la tecnica giap­ponese è lontana dall’applicazione te­rapeutica, perché per fare regredire la cellula adulta si sono usati retrovirus cancerogeni. D’altra parte, anche le sta­minali embrionali 'autentiche' con la loro totipotenza ponevano forti rischi proliferativi, ciò che non ha impedito di investirci, di sperare e di titolare a ripe­tizione, senza avere ottenuto una sola applicazione terapeutica in 10 anni. Se uno come Ian Wilmut, già autorizzato dalla Hfea britannica a clonare embrio­ni umani per la sua ricerca, dice 'grazie, ma io cambio strada', una ragione de­ve averla. Forse ne ha più di una: la scar­sa reperibilità degli ovociti femmili ne­cessari a questa ricerca – solo in Roma­nia le donne sono disposte a donare o­vuli in cambio di un pezzo di pane – a fronte della facilità del reperimento di tessuti adulti. La speranza, grande, di a­vere un giorno tessuti naturalmente compatibili con quelli del malato. Di a­vere i 'pezzi' giusti per ogni paziente – senza toccare embrioni.
Dice bene il Times, una conquista. Ma gli stessi giornali che prima del referen­dum del 2005 ripetevano ossessiva­mente, e ignorando del tutto le obiezio­ni di autorevoli ricercatori, che per scon­figgere le malattie neurodegenerative occorreva usare gli embrioni, sulla svol­ta di oggi fanno understatement. Gli e­ditorialisti che avvertivano severi che perdere la corsa dei brevetti sulle sta­minali embrionali avrebbe affossato la ricerca scientifica in Italia, ora non scri­vono.
Come mai è più franco nel dichiarare il cambio di rotta uno scienziato come Wilmut? Proprio perché è uno scienzia­to, e, preso atto di una strada più pro­mettente e facilmente praticabile, nel confronto con la realtà cambia idea. Chi è ideologico, invece, non guarda alla realtà: ha un suo schema cui deve restar fedele, anche se ciò che accade lo con­traddice. (Hannah Arendt: «L’ideologia, è ciò che non vede la realtà»).
Fra degli anni, forse, con le Ips derivate dalla ricerca giapponese e mirate sui no­stri tessuti nervosi bucati dall’Alzheimer cureranno noi, o i nostri figli. Sotto la sto­ria del quarto uomo del delitto di Peru­gia, sui giornali del 21 novembre 2007 c’era una grande notizia, però non quel­la giusta. Una notizia fuori linea. «Un pie­de, pagina otto», disse il caporedattore.

© Copyright Avvenire, 22 novembre 2007

martedì, novembre 20, 2007

Sono lieto di informare gli interessati della pubblicazione del volume

Paul Ricoeur e la psicoanalisi: testi scelti

a cura di D. Jervolino e G. Martini

FrancoAngeli 2007


Paul Ricoeur è uno dei filosofi contemporanei con cui gli psicoanalisti più si sono confrontati. La ragione di ciò risiede soprattutto nella sua fondamentale opera del '65 Della interpretazione. Saggio su Freud, per più di una ragione anticipatrice di temi e problematiche che solo nei decenni successivi diverranno centrali in ambito psicoanalitico.
Dopo quest'opera, il filosofo non si è più sistematicamente confrontato con la psicoanalisi; nondimeno ha saputo fornirle contributi "indiretti" e occasioni di riflessione attraverso le sue opere successive. Oltre a ciò, ha dedicato alla psicoanalisi brevi saggi e interviste, oggi difficilmente reperibili, ma ricchi di acutissime notazioni.
Il presente volume li raccoglie, presentando anche una recente intervista-conversazione, rilasciata in occasione del suo novantesimo compleanno. In essa, oltre ad una revisione di talune precedenti posizioni, il rapporto tra ermeneutica e psicoanalisi è affrontato alla luce dei suoi ultimi studi che concernono i problemi della rappresentazione, del linguaggio e della traduzione e, su di un piano etico, il passaggio "da una filosofia della colpa ad una filosofia della compassione".
Considerati nel loro arco temporale (1977-2003), gli scritti di Ricoeur qui riportati illustrano anche il percorso che conduce da una ermeneutica del simbolo ad una ermeneutica del testo, per giungere alfine ad una ermeneutica della traduzione, percorso che non esclude un movimento circolare fra le tre, fecondo tanto per la filosofia quanto per la psicoanalisi.
Paul Ricoeur è considerato una figura tra le più significative del panorama filosofico contemporaneo. Tra le sue ultime opere ricordiamo: Sé come un altro, La memoria la storia l'oblio, Percorsi del riconoscimento.

Domenico Jervolino è professore di prima fascia all'Università di Napoli Federico II, dove insegna ermeneutica, filosofia del linguaggio e filosofia della religione. E' autore di una vasta produzione filosofica, che comprende scritti tradotti in otto lingue. Attualmente lavora sul tema della traduzione.

Giuseppe Martini è primario psichiatra del D.S.M. Roma E e psicoanalista membro della Società Italiana di Psicoanalisi. Tra i suoi ultimi lavori: La sfida dell'irrappresentabile (Angeli, 2005) e, in qualità di curatore, Psicoanalisi ed ermeneutica. Prospettive continentali (Angeli 2006)


Questo volume mette a disposizione degli studiosi testi poco noti e spesso introvabili anche in Francia.
Le fonti:

La questione della prova negli scritti psicoanalitici di Freud:
"The Question of Proof in Freud's Psychoanalytic Writings", in Journal of the American Psychoanalytic Association 25, 1977, n. 4, pp. 835-871, trad. it. di D. Iannotta con il titolo Psicoanalisi e scienza, in «Lettera Internazionale», 19, 1989, pp. 11-21.

L'originale francese, che abbiamo confrontato per la presente edizione, La question de la preuve dans les écrits psychanalytique de Freud, è stato pubblicato nel volume collettivo Qu'est-ce l'homme? Philosophie/Psychanalyse. Hommage à Alphonse De Waelhens (1911-1981), Facultés universitaires St. Louis, Bruxelles, 1982, pp.591-619

Immagine e linguaggio in psicoanalisi:
"Image and Language in Psycoanalysis" (in J.H. Smith [a cura di], Psychoanalysis and Language, Yale University Press, New Haven/London 1978, 293-324)

Racconto, metafora, simbolo: Dialogo con Paul Ricoeur:
in Metaxù, 2, 1986, pp.82-90, trad. it. di D. Iannotta

Il Self secondo la psicoanalisi e la filosofia fenomenologica:
in Metaxù, 2, 1986, pp.7-30, trad.it. di D. Iannotta

La componente narrativa della psicoanalisi:
in Metaxù, 5, 1988, pp.7-19, trad. it. di D. Iannotta

Conversazione sulla psicoanalisi. Intervista a Paul Ricoeur (a cura di G. Martini):
versione integrale inedita; pubblicato in versione ridotta in G. Martini (a cura di): Psicoanalisi e ermeneutica. Prospettive continentali, Franco Angeli, 2006

lunedì, novembre 19, 2007


Sul blog del mio caro cugino Francesco, delle belle immagini della neve in Abruzzo. Ah, la neve ....

sabato, novembre 17, 2007

Grazie agli amici della Societa' Chestertoniana d'Italia, uomini vivi, veniamo a conoscenza di nuove pubblicazioni in italiano del nostro amato G. K. Chesterton.
Sul loro blog tutti i dettagli e anche un paio di recensioni apparse su quotidiani nazionali.
Chesteron e' grande, un grande scrittore e un profondo pensatore. La mia professione comporta la continua lettura di saggi e articoli di ogni genere. Bene, pochissimi autori mi stimolano e dilettano allo stesso tempo quanto Chesterton.
Se volete fare un bel regalo per il prossimo Natale, scegliete per voi e per i vostri cari un libro di Chesterton. Ce n'e' per tutti: gialli, teologia, filosofia, poesia, riflessioni e commenti. Cominciate da Ortodossia o dai racconti di padre Brown, e scoprirete un autore eccezionale.

venerdì, novembre 16, 2007

Gli appelli pro-ricerca e il "problema embrione"

Se si nasconde il prezzo da pagare

Vittorio Possenti

La questione delle cellule staminali di derivazione embrionale rimane al centro dei dibattiti e delle preoccupazioni, poiché la loro "creazione" comporta la soppressione dell'embrione umano da cui sono ricavate. È difficile incontrare una questione più carica di responsabilità morale e di implicazioni legislative: volenti o nolenti il "problema embrione" sta al cuore della nostra convivenza, e questa dalla sua soluzione prende valore o si mortifica. Aspetti che sembrano assenti in un recente comunicato congiunto di due Consorzi Europei di ricerca sulle cellule staminali - Estools e Eurostemcell - composti da bioeticisti e biologi di vari Paesi. In una parte riguardante l'Italia e sottoscritta da due validi ricercatori, Giuseppe Testa ed Elena Cattaneo, si denuncia che da noi si discrimina la ricerca non rendendo disponibili il finanziamento pubblico per le ricerche sulle staminali embrionali, che dovrebbe invece essere allineato con quello europeo e concorrere alla crescita della ricerca europea. I firmatari esortano «il governo italiano a cambiare questa situazione, predisponendo un piano volto al sostegno del grande potenziale dell'Italia in questo ambito», ed evitando di rallentare il progresso delle conoscenze che in futuro potrebbero contribuire a identificare cure. Nel comunicato non si trova alcun richiamo alla situazione cruciale dell'embrione umano. Forse gli estensori hanno già deciso che non è un essere umano a pieno titolo, ma un mero grumo di cellule prive di senso e finalismo, di cui si può disporre a piacimento. La cosa di cui ci si preoccupa è invece che vi sia sufficienza di cellule staminali affinché gli scienziati possano proseguire nella loro ricerca. Una scelta utilitaristica presiede alla dichiarazione: i ricercatori promettono utilità pubblica, nascondendo il prezzo da pagare. Con tale dubbio metodo si rivolgono alla politica nonché all'opinione pubblica, per averne l'appoggio affinché faccia pressione sullo Stato, in uno scambio agevolmente individuabile: consentiteci di operare senza remore e noi vi promettiamo terapie e benessere.
A proposito della ricerca sulle cellule staminali embrionali e di quella sulle cellule staminali adulte, il comunicato (in un brano che pare afflitto da contraddizioni perché sembra dire 'a' e il suo contrario) osserva che «non vi è alcuna evidenza scientifica per distinguere» le due ricerche «a riguardo della loro potenziale utilità per trattare condizioni attualmente incurabili». Se le cose stanno così, e se è probabile che le potenzialità terapeutiche delle staminali adulte siano paragonabili a quelle delle embrionali, non si comprendono i motivi per non concentrarsi sulle prime, il cui impiego non solleva le gravissime obiezioni della ricerca sulle seconde. Si chiede urgentemente al legislatore tedesco e italiano (Paesi in cui esistono restrizioni in merito) di operare per rendere possibile agli scienziati europei di lavorare insieme liberamente nel perseguimento della conoscenza. L'appello merita un commento. Non vi è dubbio che il perseguimento della conoscenza pura è un valore in sé, poiché non esistono conoscenze vietate o cattive; esistono invece azioni buone e azioni cattive o vietate. Orbene il criterio secondo cui la conoscenza è sempre buona incontra un limite quando essa viene ottenuta compiendo un'azione cattiva, come è la soppressione di un innocente, o la sua riduzione a mezzo. La domanda suona: è la ricerca scientifica qualcosa che si sottrae alle regole morali in virtù delle sue promesse terapeutiche, e che ha diritto di chiedere un pieno appoggio per i suoi scopi? O invece l'agire dello scienziato è parte dell'agire umano, e come tale ugualmente soggetto alle regole morali? I ricercatori non stanno al di sopra della società e non possono richiedere un'esenzione dall'etica in nome della scienza o dell'utilità delle ricerche. Esistono argomenti razionali di grande peso a favore dello statuto personale dell'embrione umano, ed esiste una diffusa sensibili tà pubblica a favore di una valida tutela giuridica del concepito, ossia dell'assunto che l'embrione non è un "signor nessuno", e che va trattato come qualcuno e non come qualcosa. Sarebbe stato ragionevole trovarne almeno un cenno nel comunicato.
L'embrione ci pone dinanzi a un caso serio. In quel piccolo essere, in quella minima vita, inapparente, invisibile, assoggettabile a ogni possibile forma di manipolazione e violenza (ad esempio il congelamento, che è violenza della più bell'acqua in quanto si impedisce all'embrione di svilupparsi), ciascuno di noi e il nostro futuro di esseri umani risulta in gioco senza sottintesi e vie di fuga.

mercoledì, novembre 14, 2007

Meridiamente

Marinella Pepe, oltre a scrivere libri, ha anche un bel blog: meridiana ... mente. Pieno di musica, colori e poesia. Come lei, insomma.

martedì, novembre 13, 2007

Tuttologo

Sto diventando un tuttologo. Le lezioni di questa settimana riguardano: lunedì, epistemologia della testimonianza e della memoria più tutoraggio sulla logica proposizionale; martedì, Kierkegaard; giovedì, fallacie legate all’induzione e tutoraggio su Solzhenitsyn. Inoltre sto correggendo oltre 200 (!!!) saggi sulla giustizia in Platone o Aristotele, sulla prima meditazione di Cartesio e su Note dal Sottosuolo di Dostoevsky. Ho appena finito di leggere un Emperors of Dreams, uno studio sulle droghe nel diciannovesimo secolo ed ora ho cominciato Alchemy of Culture, un breve volume sulla storia delle sostanze intossicanti.
Insomma, di tutto di più.
Prima o poi diventerò ospite fisso del Murizio Costanzo Show.

lunedì, novembre 12, 2007

Abitare il dialogo

Segnalo la pubblicazione di Abitare il dialogo: Società e culture dell’amicizia nel Mediterraneo. E' una raccolta di saggi curata da Marinella Pepe, un'amica conosciuta ai tempi della FUCI.

Risposta a quanti vanno profetizzando imminenti 'scontri di civiltà', l'esperienza del dialogo interculturale ed interreligioso, in controtendenza, si prospetta come la strada privilegiata per governare il pluralismo che ormai caratterizza la società europea. In tal senso il Mediterraneo, da sempre laboratorio di fecondi e complessi intrecci culturali, è - per eredità storica e per collocazione geografica - la naturale cornice dell'incontro fra esperienze religiose diverse.
Il dialogo interreligioso, che nel testo emerge in tutta la sua complessità, obbliga a ripensare politiche culturali ed educative che tengano conto dei cambiamenti in atto nella società europea, raccogliendo altresì l'eredità dello scenario mediterraneo. L'Università si presenta come luogo di sperimentazione di una prassi dialogica, autentica sfida per le nuove generazioni.
Da tale prospettiva nasce la necessità di far dialogare saperi diversi, ma soprattutto si fa viva l'urgenza di mettere in relazione il piano della riflessione teorica con quello del racconto esperienziale, dando così piena voce alla fatica e alla bellezza dell'incontro con l'altro.
I saggi qui riportati, risultato del ciclo di Seminari internazionali "Dialoghi religiosi e culturali nel Mediterraneo", promossi dal Laboratorio sul "Pluralismo culturale" (PLUC) privilegiano, come soggetti del dialogo, studiosi di rilevanza internazionale cristiani, ebrei e musulmani; una particolare attenzione è dedicata al mondo islamico.
(Dal sito dell'editore.)

Qui maggiori dettagli.

domenica, novembre 11, 2007

Faith and Reason Can Be Friends, Says Pope

Faith and Reason Can Be Friends, Says Pope

Urges University Students to Unite Belief and Knowledge

VATICAN CITY, NOV. 9, 2007 (Zenit.org).- Benedict XVI is inviting university students to show with the testimony of their lives that a friendship between faith and reason is possible.

Today in the Vatican, the Pope received in audience a delegation from the Italian Catholic University Federation (FUCI) for the occasion of the organization's 110th anniversary.
The Holy Father affirmed that the organization "has contributed to the formation of entire generations of exemplary Christians who have proved capable of translating the Gospel into life and with life, dedicating themselves in the cultural, civil, social and ecclesial fields."

In this context, he recalled Blessed Piergiorgio Frassati and Blessed Alberto Marvelli; the Italian politicians Aldo Mor! o and Vittorio Bachelet, "both barbarously murdered"; and the future Pope Paul VI, "who was the principal ecclesiastical assistant to FUCI during the difficult years of fascism."

Transformation

The Pontiff noted that in the mid-1990s "the academic system in Italy underwent a radical reformation, and today has an entirely different aspect, full of promise for the future but also having elements that give rise to legitimate concern."

He explained: "It is precisely in this field that FUCI can, even today, fully express its original and ever-valid charism: a convinced witness to the 'possible friendship' between knowledge and faith. This involves incessant efforts to unite maturity in faith with growth through study and the acquisition of academic knowledge.

"Study also represents a providential opportunity to progress along the road of faith, because well-cultivated intelligence opens man's heart to listening ! to the voice of God, highlighting the importance of discernment and humility."

At any cost

The Pope affirmed that "people who wish to be Christ's disciples are called to go against the tide" and not to let themselves be influenced by messages that propagate "arrogance and the achievement of success at all costs."

He said that in modern society, "there exists a race, sometimes a desperate race, toward appearance and possession at all costs, at the expense, unfortunately, of being. The Church, teacher of humanity, never tires of exhorting people, especially the young of whom you are a part, to remain watchful and not to fear choosing 'alternative' paths which only Christ can indicate."

"Jesus calls all his friends to live in sobriety and solidarity, to create sincere and disinterested emotional relationships with others," Benedict XVI added. "From you, dear young students, he asks for honest com! mitment to study, cultivating a mature sense of responsibility and a shared interest in the common good.

"May your years at university be, then, training for a convinced and courageous evangelical witness. And to realize your mission, seek to cultivate an intimate friendship with the divine Master, enrolling yourselves in the school of Mary, Seat of Learning."