Pisa, 28 luglio 1948.
Caro
fratello Benigno, … il caso De Andreis mi ha fatto tornare vivo nella mente il
ricordo di un altro caso, che si rivelò a me nel giugno scorso a Roma.
Aspettavo un treno nei pressi della stazione di Trastevere e insieme ad una mia
amica mi avvicinai alla chiesa dedicata a San Francesco e Santa Caterina. C’era
un giovane seduto sul muricciolo in fondo alla scalea; la chiesa era chiusa e
allora cominciammo a parlare con questo giovane. Mancava un’ora all’arrivo del
treno che attendevamo e in quell’ora conoscemmo per sommi capi la triste storia
di questo giovane.
Era,
mi pare, della provincia di Cosenza (o Potenza?); aveva lasciato il paese non
so per quali motivi e da un anno circa viveva a Roma miseramente. Vendeva del
sapone che andava a prendere non so dove e che egli stesso qualificava cattivo.
Nell’inverno aveva per la maggior parte dormito all’aperto, rifugiandosi al
mattino a San Carlo ai Catinari. Nella stessa chiesa conobbe una buona persona
che ebbe compassione di lui e gli procurò un letto al dormitorio Ostiense e
quando io lo conobbi egli considerava sua maggior fortuna quella di potersi
stendere su quel letto tutte le sere dopo le angosciose giornate. Era
macilento, balbuziente, lacero. Mi sembrò però notevolmente intelligente ed
istruito.
Le
condizioni spirituali erano più penose delle materiali: una fervida aspirazione
al bene, un’estrema fiacchezza nel respingere il male: uno stato di gran
confusione. Disse che passava ore in chiesa e che poi… bestemmiava; che da anni
non si confessava, pur praticando sacerdoti e ricevendone benefici. Da un
sacerdote aveva anche avuto un vestito: lo aveva portato in una casa in via del
Pellegrino, dove prima dormiva e poi era stato mandato via perché non pagava.
Quel vestito non l’aveva più riavuto. Il padre, morto, aveva avuto la vocazione
sacerdotale, ma poi vi aveva rinunciato, e da quello che capii, riteneva che
questo fatto gravasse come una maledizione sulla sua famiglia.
Al
paese aveva la madre e una sorella; non ricordo quel che disse della madre;
della sorella disse che aveva sposato e che poi si era divisa dal marito e
viveva con la madre. Aggiunse che al paese non voleva tornare; che sarebbe
andato volentieri in un convento; che, comunque, desiderava lavorare.
Gli
promisi che mi sarei in qualche modo interessata di lui. Dopo pochi giorni
tornai qui dove per ora risiedo e spesso il pensiero di quella creatura così
sofferente e sbandata mi è tornato nella mente.
Potrebbe
fare qualche cosa Lei? Bisognerebbe rintracciarlo. Si chiama Angelo De Nicola,
di circa 36 anni. Mi disse che si poteva trovarlo presso il Dormitorio Ostiense
(mi dette anche l’indirizzo di via del Pellegrino, dove pare facesse qualche
volta recapito, ma non ricordo più il numero) e che tutte le sere era lì sul
muricciolo della chiesa, prima di andare al dormitorio.
Insieme
alla mia amica cercammo di incoraggiarlo, si intenerì, versò qualche lacrima,
disse che si sarebbe confessato e non avrebbe più bestemmiato. Ma poi?
Fratello
Benigno, veda di rintracciarlo! Un’altra carità grandissima Le chiedo ora per
me: quella di ricordarmi nelle sue preghiere.
Sua
sorella in Cristo
M. B.
Ho
molto lavorato, sorella M. B., di telefono e di scarpe per rintracciare il
giovane derelitto; ma Lei sa qual è il destino degli uomini nella città
tentacolare: … vanno, spinti da chimere vane, divisi e suddivisi a schiere
opposte, intesi all’odio e alle percosse così come ci son formiche rosse, così
come ci son formiche nere.
Mi
sono convinto che quel povero giovane non l’avrei mai rintracciato e allora ho
pubblicato la Sua lettera con abbondanza di particolari, nella speranza che
qualcuno possa darmi un filo, come Arianna a Teseo. … Chissà! Fra tanti
appuntamenti clandestini, chissà che taluno non senta il bisogno di
corrispondere a questo, dato in nome della Carità, che è la suprema legge di
Cristo. E se la lettera capitasse sotto gli occhi di Angelo De Nicola? Non
sarebbe un risultato provvidenziale davvero?
Speriamo
dunque, sorella, e non dubiti del mio quotidiano ricordo, per quel che valgono
le povere preghiere di
BENIGNO
21
novembre 1948
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