domenica, gennaio 11, 2026

L'appuntamento della carità

Pisa, 28 luglio 1948.

Caro fratello Benigno, … il caso De Andreis mi ha fatto tornare vivo nella mente il ricordo di un altro caso, che si rivelò a me nel giugno scorso a Roma. Aspettavo un treno nei pressi della stazione di Trastevere e insieme ad una mia amica mi avvicinai alla chiesa dedicata a San Francesco e Santa Caterina. C’era un giovane seduto sul muricciolo in fondo alla scalea; la chiesa era chiusa e allora cominciammo a parlare con questo giovane. Mancava un’ora all’arrivo del treno che attendevamo e in quell’ora conoscemmo per sommi capi la triste storia di questo giovane.

Era, mi pare, della provincia di Cosenza (o Potenza?); aveva lasciato il paese non so per quali motivi e da un anno circa viveva a Roma miseramente. Vendeva del sapone che andava a prendere non so dove e che egli stesso qualificava cattivo. Nell’inverno aveva per la maggior parte dormito all’aperto, rifugiandosi al mattino a San Carlo ai Catinari. Nella stessa chiesa conobbe una buona persona che ebbe compassione di lui e gli procurò un letto al dormitorio Ostiense e quando io lo conobbi egli considerava sua maggior fortuna quella di potersi stendere su quel letto tutte le sere dopo le angosciose giornate. Era macilento, balbuziente, lacero. Mi sembrò però notevolmente intelligente ed istruito.

Le condizioni spirituali erano più penose delle materiali: una fervida aspirazione al bene, un’estrema fiacchezza nel respingere il male: uno stato di gran confusione. Disse che passava ore in chiesa e che poi… bestemmiava; che da anni non si confessava, pur praticando sacerdoti e ricevendone benefici. Da un sacerdote aveva anche avuto un vestito: lo aveva portato in una casa in via del Pellegrino, dove prima dormiva e poi era stato mandato via perché non pagava. Quel vestito non l’aveva più riavuto. Il padre, morto, aveva avuto la vocazione sacerdotale, ma poi vi aveva rinunciato, e da quello che capii, riteneva che questo fatto gravasse come una maledizione sulla sua famiglia.

Al paese aveva la madre e una sorella; non ricordo quel che disse della madre; della sorella disse che aveva sposato e che poi si era divisa dal marito e viveva con la madre. Aggiunse che al paese non voleva tornare; che sarebbe andato volentieri in un convento; che, comunque, desiderava lavorare.

Gli promisi che mi sarei in qualche modo interessata di lui. Dopo pochi giorni tornai qui dove per ora risiedo e spesso il pensiero di quella creatura così sofferente e sbandata mi è tornato nella mente.

Potrebbe fare qualche cosa Lei? Bisognerebbe rintracciarlo. Si chiama Angelo De Nicola, di circa 36 anni. Mi disse che si poteva trovarlo presso il Dormitorio Ostiense (mi dette anche l’indirizzo di via del Pellegrino, dove pare facesse qualche volta recapito, ma non ricordo più il numero) e che tutte le sere era lì sul muricciolo della chiesa, prima di andare al dormitorio.

Insieme alla mia amica cercammo di incoraggiarlo, si intenerì, versò qualche lacrima, disse che si sarebbe confessato e non avrebbe più bestemmiato. Ma poi?

Fratello Benigno, veda di rintracciarlo! Un’altra carità grandissima Le chiedo ora per me: quella di ricordarmi nelle sue preghiere.

Sua sorella in Cristo   
M. B.

Ho molto lavorato, sorella M. B., di telefono e di scarpe per rintracciare il giovane derelitto; ma Lei sa qual è il destino degli uomini nella città tentacolare: … vanno, spinti da chimere vane, divisi e suddivisi a schiere opposte, intesi all’odio e alle percosse così come ci son formiche rosse, così come ci son formiche nere.

Mi sono convinto che quel povero giovane non l’avrei mai rintracciato e allora ho pubblicato la Sua lettera con abbondanza di particolari, nella speranza che qualcuno possa darmi un filo, come Arianna a Teseo. … Chissà! Fra tanti appuntamenti clandestini, chissà che taluno non senta il bisogno di corrispondere a questo, dato in nome della Carità, che è la suprema legge di Cristo. E se la lettera capitasse sotto gli occhi di Angelo De Nicola? Non sarebbe un risultato provvidenziale davvero?

Speriamo dunque, sorella, e non dubiti del mio quotidiano ricordo, per quel che valgono le povere preghiere di

BENIGNO

21 novembre 1948

Nessun commento: