mercoledì, luglio 10, 2019

“Mi spiace che Bruni e Becchetti definiscano il distributismo un’ideologia improbabile e una superstizione”. Intervento di Marco Sermarini.

Sermarini
Caro Fabio, gentili amici dell’Osservatorio Van Thuân,
ho letto poco fa della trasmissione su Radio Maria a cui il professor Bruni e il professor Becchetti fanno riferimento (diciamo bonariamente) con toni piuttosto critici.
Concordo con quanto tu esponi nell’articolo e mi spiaccio di non aver assistito alla trasmissione perché mi trovavo fuori.
Ci conosciamo e sai del mio interesse non accademico verso il distributismo, delle opere nella città di San Benedetto del Tronto (e non solo) che mirano a percorrere quella strada di cui siamo radicalmente convinti, cose di cui vi siete anche non marginalmente occupati.
Sapete di seri studiosi che si sono occupati del distributismo: oltre a John Médaille, che conosco personalmente e di cui apprezzo gli studi, fra i tanti che mi tornano alla mente c’è il compianto amico Stratford Caldecott, accademico di Oxford, che ha prodotto numerosi scritti sull’argomento e soprattutto ha valorizzato concrete esperienze di distributismo, tra cui anche la nostra.
Sapete anche del movimento internazionale che si fonda attorno al distributismo: ricordo fra tutti John Kanu, il direttore del Sierra Leone Chesterton Center, che coordina trentacinque cooperative (ognuna composta da circa dieci famiglie e coinvolgenti almeno settemila persone) del poverissimo paese africano rialzatosi da una decennale guerra civile non certo per il capitalismo compassionevole o per nuove dottrine liberiste che celano sotto la pelle il dirigismo socialista (un paese pieno di commercianti di diamanti, affaristi cinesi e organizzazioni internazionali da più disparati scopi…), ma anche per l’opera di gente come lui che ha reso indipendenti migliaia di famiglie africane. Indipendenti da soggetti che barattano cibo e soldi con programmi di sterilizzazione, indipendenti dal pensiero unico che li vorrebbe tutti figli del liberismo a varie sfumature. Questi eroi sierraleonesi si nutrono da soli, hanno creato un vero mercato basato sull’equità e sulla centralità della famiglia, stanno costruendo anche un sistema educativo e noi ci onoriamo di aiutarli.
Mi spiace davvero che il professor Bruni e il professor Becchetti definiscano il distributismo l’uno un’ideologia improbabile e l’altro una superstizione, invocando un contraddittorio. Il contraddittorio c’è nel momento in cui ci si interessa delle idee degli altri e le si critica e le si discute. Non c’è e mai ci potrà essere quando si “dannano” le idee degli altri senza discuterle e ritenendo le idee maggiormente propagandate come l’unica cornice possibile. Così non c’è speranza! Siamo condannati a ripeterci. Mi viene da dire che l’economia è, prima che una scienza, un fatto concreto, e se c’è qualcuno che si organizza e vive e cresce in un modo non convenzionale, forse da studiosi e da uomini che osservano la realtà è bene conoscere questa gente e osservare ciò che fa.
Sul distributismo c’è da dire che Chesterton e Belloc, quando iniziarono a dare una forma comunicabile alle esperienze di tante persone che si riferivano alla Rerum Novarum e al fondamento razionale del cattolicesimo, si riferirono totalmente all’insegnamento di Leone XIII e trovarono davanti a sé i due muri del capitalismo e del socialismo, le due ideologie (queste sì) che da sempre vogliono la riduzione della famiglia a unità produttiva e di consumo, in un orizzonte materialistico. Non si misero paura, neppure di chi, nell’area cattolica, li criticava per non riferirsi sufficientemente al mainstream accademico o alle ideologie dominanti. Noi vogliamo fare lo stesso.
Trovo singolare che il beato Tovini venga citato come fautore del prestito a interesse (ma penso che una battuta di una riga possa essere fraintesa e credo che il professore intendesse dire altro), cosa che non risponde a verità (Tovini è per noi distributisti un riferimento, a meno che non parliamo di due persone diverse…). Debbo citare l’esperienza di San Giacomo della Marca e dei Monti di Pietà che nel nostro piccolo stiamo riprendendo, e la critica razionale oltre che morale del prestito ad interesse. La Chiesa non ha mai smentito – e mai potrà – Nostro Signore nel Vangelo di San Luca (6,35: mutuum date nihil inde sperantes).
Attendo il contraddittorio serio e senza precondizioni, cioè di parlare liberamente. Noi diciamo, scriviamo ma soprattutto stiamo lavorando per costruire un sistema sociale ed economico di libertà reale e non vigilata. Per fare ciò pensiamo che occorra prima di tutto liberarsi di schemi che la storia giudicherà di certo passeggeri. Ci siamo liberati della schiavitù senza la quale sembrava impossibile l’economia romana imperiale, ci libereremo della schiavitù del lavoro dipendente e dei mutui bancari che i nostri nonni neppure sapevano cosa fossero… Riprenderemo contatto con le radici della nostra tradizione cattolica. Poi ci vuole molta libertà: i professori Bruni e Becchetti potrebbero scoprire che c’è gente che vuole vivere con idee diverse dalle loro e che queste idee, se conosciute, potrebbero convincere anche altri.
Marco Sermarini
Società Chestertoniana Italiana

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